In ricordo della tovaglia: perché abbiamo deciso di farne a meno

20 novembre 2013

Ci sono stati tempi in cui si era tanto più à la page quanti più tessuti, orpelli e gingilli si mettevano in mostra: chilometri di tovaglie, tende, tessuti. Tovaglioli delle dimensioni di un copriletto. Poi è arrivata Ikea nelle nostre vite e, dagli armadi alle prigioni di palline colorate, nulla è stato più lo stesso.

Dalle tovalgiette all'americana all'assenza totale di tessuti in tavola: le nuove tendenze arrivano nelle case degli italiani

Fino a qualche anno fa il pranzo della domenica nelle case degli italiani veniva servito su tovaglie stirate per l’occasione, lino colorato e sottobicchieri. Convincere un padre o magari un nonno a fare colazione con le tovagliette all’americana,  quelle con i pupazzi sopra, è stata la prima piccola rivoluzione di alcuni impavidi pionieri. Tovaglioli colorati e piatti scoordinati, il passaggio successivo. Ma solo quando è iniziato a soffiare il gelido vento del Nord che la moda del minimal è arrivato qui da noi.  Non c’è dubbio che il colosso dei mobili fai da te, Ikea appunto, abbia in questo una bella fetta di responsabilità.

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Quindi via le tovaglie e le tovagliette, dentro e fuori casa, nelle trattorie moderne come dei templi del gusto.

Qualche esempio? Niente tessuti da Marzapane (nuovo e già amatissimo locale romano gestito da una squadra di giovanissimi) o da Glass Hostaria (stellato Michelin della capitale) dalle linee moderne e asciutte.

Anche nei ristoranti più blasonati del mondo la tovaglia lascia il posto alla materia: marmo, legno e vetro

Stesso vale per i fratelli Alajmo in quel delle Calandre, tristellato di razza veneta, e a contatto con il tavolo si sta persino al Noma, secondo ristorante migliore al mondo secondo la classifica World’s 50 best Restaurants.

Da Rino Restaurant, neobistrot dell’italiano Giovanni Passerini a Parigi, si sfoggiano grandi piatti su piccoli tavoli di legno venato e luci soffuse, stessa cosa da Pisacco, del cuoco a due stelle Andrea Berton, a Milano. Anche alla Fin du Siecle, nella vecchia Bruxelles, hanno abolito del tutto il coperto: ordine e disciplina.

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Bisogna ammettere alcune sale sono davvero eleganti e d’impatto. Tra legno, acciaio, luci calde e piccole attenzioni per il cliente, ci sono posti di grande fascino e altrettanto splendida cucina. Ma ecco la domanda: la tendenza al riduzionismo dell’estetica ci fa bene, ci piace davvero? Nessun malinconico dei vecchi costumi tra voi?

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