L’Arianna Occhipinti di sempre. Nella nuova cantina

24 novembre 2013

Mentre aspetto che lei mi richiami per l’intervista, guardo la foto del profilo di Arianna Occhipinti su Facebook e penso “ma lei è più bella di così”. Poi penso che a lei interessa che arrivi qualcos’altro, cioè la sua felicità, la gioia di fare un mestiere in cui crede e che la fa stare all’aperto e nella sua Sicilia. Che poi abbia l’espressione e i colori perfetti per una pubblicità patinata è secondario. Le domande verranno da sé. Di certo so cosa non chiederle: cose del tipo: Ma c’è un modo femminile di fare il vino? Quanto conta la bellezza nel tuo lavoro? In quanto donna e in quanto giovane ti sei sentita discriminata? Andiamo al sodo. Partendo dalla nuova cantina.

Arianna Occhipinti

Come procede la costruzione della nuova cantina?
“È finita, ora sto ristrutturando la casa dove andrò a vivere. Poi c’è da occuparsi degli uffici, della sala di degustazione, delle stanze per gli ospiti, dello spazio intorno, insomma ancora un annetto abbondante di fatica. DOPO ANNI DI LAVORO IN POSTI PICCOLI HO CAPITO QUALI FOSSERO LE CRITICITà E HO DECISO DI FARE TUTTO SECONDO LE MIE ESIGENZE Ma la cantina nuova è top; la vendemmia 2012 l’ho fatta qui, a Bombolieri, che dista un paio di chilometri dal vecchio indirizzo di Fossa di Lupo. Dopo dieci anni di lavoro in spazi piccoli ho capito quali erano le criticità e così ho fatto tutto secondo le mie esigenze: vasche in cemento per la fermentazione, per far ossigenare il Nero d’Avola, ma anche per far invecchiare una parte del Frappato che non necessita di legno. Ho fatto scavare un tunnel che collega la cantina al baglio che sto ristrutturando, dove puoi vedere tutti gli strati di calcare. E poi solo botti da trenta ettolitri , cemento, legno, ferro. Un bell’impatto estetico e naturale”.

Che obiettivi hai a medio e lungo termine?
L’azienda così com’è mi permetterebbe di arrivare fino a 2000 quintali di vino a pieno regime, ma non c’è fretta. Faccio tra le 120 mila e le 130 mila bottiglie l’anno, ma l’aumento è stato costante di anno in anno, senza sbalzi. Mi interessa più lavorare su un’idea completa di azienda agricola; principalmente il vino ma non solo, voglio piantare del grano, degli aranceti, creare una sorta di giardino-laboratorio”.

Arianna Occhipinti

E vuoi sbizzarrirti anche con nuove etichette?
“Non so, piuttosto voglio lavorare sul concetto di zonazione del Frappato. Ora che ho vigneti su tre contrade diverse, mi piacerebbe capirne a fondo le differenze e semmai uscire con tre vini provenienti dai diversi appezzamenti, un po’ come dei crus. Credo sia importante per l’intero territorio di Vittoria”.

Il Frappato ha tutta l’aria di essere il tuo vitigno preferito…
“È un’uva camurriosa, difficile da gestire e che rende poco, ma dà grandi soddisfazioni. Quella di Vittoria in particolare è elegante e fruttata. In questi anni ho lavorato su un’idea di Frappato nobile, non affatto rustico e per forza quotidiano. Ci siamo scelti”.

Ma mai un attimo di paura?
“Quest’anno sì, prima di iniziare la vendemmia. Venivo da un anno bello ma faticoso e sono arrivata tra i filari correndo. Fino alla prima raccolta ho avuto paura. Cominciati i rimontaggi però ho capito che avevo fatto la scelta giusta, la cantina mi seguiva nel mio progetto iniziale”.

I vini di Arianna Occhipinti

I vini di Arianna Occhipinti

Finita la vendemmia hai girato diverse città per raccogliere premi: su tutte le guide ci sono i vini di Arianna Occhipinti
“In effetti questa è la cosa che mi piace di più: aver messo d’accordo tutti, nasi e palati differenti che hanno trovato un comune sentire. Non sono una detrattrice delle guide, almeno non più, lo sono stata per diversi anni. Ora penso che servano, soprattutto all’estero e i premi fanno sempre piacere”.

Se non facessi vino saresti rimasta in Sicilia per vivere e lavorare?
“Sì, alla fine credo di sì. Mi sarei buttata comunque su qualcosa di pratico, infatti ho studiato economia. Il vino di certo mi ha aiutata a non avere dubbi: la mia scelta l’avevo fatta già a vent’anni. Insomma, non è che mi sia data data tempo per pensare a delle alternative”.

Arianna Occhipinti

Tanto successo ha avuto anche il tuo libro-biografia “Natural Woman”, la cui uscita ha preceduto il tuo intervento al concerto del Primo Maggio a Roma. Attestati di stima, ma anche un po’ di critiche. Come hai reagito?
“Mi sono scivolate addosso. Sono state un decimo di tutti i complimenti che ho ricevuto; mi arrivano tutt’ora centinaia di mail da tutto il mondo. Che senso ha che critichino me? È il mio vino che deve essere giudicato, è il mio progetto agricolo che va valutato. Sul resto dico, sempre meglio fare che star fermi”.

Colleghi che stimi e perché ?
“Tanti. Grandi e piccoli. Tra produttori come Alessio Planeta, Elena Pantaleoni e Luca Roagna trovo importanti punti in comune, che poi sono la determinazione, una filosofia e un’etica applicate al lavoro, il senso profondo della terra. E questo è  più importante del numero di bottiglie prodotte”.

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  • Francesca Ciancio

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