In Italia? Mai mangiato meglio!

27 novembre 2013

Ogni anno ad ottobre/novembre, all’uscita delle guide dei ristoranti, risuona un mantra: “non si è mai mangiato così bene in Italia”, parallelo al lamento che riecheggia ad aprile dopo la classifica dei 50 Best Restaurant (la classifica dei 50 migliori ristoranti del mondo),  colpevole di tenere in scarsa considerazione la ristorazione italiana.

E ci si è messo pure il Time mettendo in copertina come Gods of food un americano, un brasiliano e un danese e citando come unico italiano fra le persone più influenti al mondo in campo enogastronomico Andrea Petrini, giornalista “globfoodtrotter” come pochi altri (lo leggete, tra le altre cose, sulla rivista Cook_inc, Vandenberg Edizioni). Il resto del mondo, al contrario di noi italiani, è capace di valorizzare il proprio comparto gastronomico e le proprie eccellenze  Abbiamo molte ragioni per adirarci – spesso alcuni giudizi sono vergati con scarsissima conoscenza –  ma il senso che trovo in queste proteste, unito ad un tono di sufficienza, quando non peggio, verso le altre cucine, è quello, tipicamente italiano di giustificare le proprie pecche, accusando gli altri di incapacità, lobbysmo e chissà quali pratiche. La realtà è che il resto del mondo è capace di valorizzare il proprio comparto gastronomico (e non solo…), anche quando più povero del nostro (e basta vedere come e con chi si muovono quando vanno all’estero, non dico francesi e spagnoli, ma oggi in particolare nord europei e sudamericani), mentre noi non riusciamo a comunicare delle nostre eccellenze se non in minima parte. E spesso diffondiamo pure il peggio.

Il nuovo trestelle Niko Romito e il critico Luigi Cremona

Il nuovo trestelle Niko Romito e il critico Luigi Cremona

Qual è la qualità media della ristorazione italiana all’estero? E delle materie prime che esportiamo? E al turista che viene in Italia, soprattutto nelle grandi città cosa proponiamo mediamente? Vogliamo paragonare l’offerta di Roma, Milano o Napoli con la vitalità di quella di, non dico Parigi o Londra, ma Barcellona, Lione, Berlino, oggi anche, sarà moda passeggera, di Copenaghen e dintorni? Comunicare tradizione ed eccellenza con modernità, piglio creativo, senso della novità evitando di abbarbicarsi su ricordi di nonne e mamme Certo noi abbiamo il grande patrimonio della provincia italiana, incrocio fervido di tradizioni e filiera produttiva, ma per imporlo all’attenzione, mi scuserete il gioco di parole, è necessario restare provinciali, sprovincializzandosi. Comunicare tradizione ed eccellenza con modernità, piglio creativo, senso dalla novità evitando di abbarbicarsi esclusivamente su ricordi atavici, nonne e mamme. A cui tutti vogliamo molto bene e che dobbiamo tenere ben salde nel nostro cuore e nei nostri atti, ma da cui, prima o poi, sia pur figli amorosi, dobbiamo emanciparci, visto che al resto del mondo paiono interessare, sia pur colpevolmente, poco.

E dunque meno mantra, meno lai, rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo per migliorare la qualità, valorizziamo, mostriamo, diffondiamo le nostre eccellenze, le grandi tavole, la ricca trama delle nostre osterie e trattorie e, a quel punto, lo faremo dire al mondo che: “non si è mai mangiato così bene in Italia”.

Smentitemi.

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  • Lorenza Fumelli

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