Otto bicchieri d’acqua al giorno: ma è vero?

5 dicembre 2013

Morta per troppa acqua: è questa la triste storia di Jennifer Strange, una mamma di 28 anni salita agli onori della cronaca nel 2007 per aver bevuto fino al decesso. La giovane aveva partecipato a un concorso per decretare il bevitore d’acqua da record: in palio una console di videogiochi, un regalo che Jennifer da tempo desiderava fare ai suoi figli. Un premio costatole però la vita. Pur trattandosi di un esempio estremo, e senza la volontà di scadere nel facile allarmismo da evento più unico che raro, l’acqua può essere un nemico della salute? Quanta se ne dovrebbe davvero bere al giorno?

I fondamenti scientifici

Si parta con le rassicurazioni. L’acqua è uno degli elementi cardine della vita: oltre il 70% del corpo umano è fatto d’acqua e la corretta idratazione è il metodo più semplice per assicurarsi un’ottima salute, una perfetta funzionalità dei reni e – perché no – per combattere inestetismi fastidiosi come le rughe e la pelle a buccia d’arancia. Di conseguenza, chi si fosse impaurito per la vicenda della giovane mamma o avesse dato retta a una delle tante bufale che circolano sul Web – quella sul temibilissimo monossido di diidrogeno è un must delle teorie del complotto, sebbene non sia altro che la trascrizione di H2O – può tirare un sospiro di sollievo. Tuttavia, quali sono le basi scientifiche per spiegare la pericolosità, seppur remota, di un liquido così prezioso?

Acqua

Da uno studio pubblicato nel 2005 sul New England Journal Of Medicine, si apprende come l’acqua possa essere un nemico, soprattutto per i maratoneti. Il rischio è quello della iponatriemia, una diluizione del sodio nel sangue a livelli inferiori a 135 millimoli per litro, che può portare a conseguenze anche letali come nausea, allucinazioni, convulsioni, tachicardia, perdita dei sensi e collasso cardiocircolatorio. Una vera e propria overdose, tanto che in gergo comune viene chiamata proprio “intossicazione da acqua”. Gli atleti sotto sforzo perdono sali minerali preziosi attraverso il sudore e continuare a bere acqua diluisce la quantità di sodio presente nel corpo, causando iponatriemia Il ricorso ai maratoneti non è casuale ed è d’aiuto per comprendere le basi dell’intossicazione. Rimanendo per ore sotto il sole cocente, i corridori espellono una grande quantità di sali minerali con la sudorazione. Il disequilibrio elettrolitico che si viene a formare – ovvero delle soluzioni disciolte nel sangue – attiva il sintomo della sete, ma l’acqua ingerita non riesce a compensare quanto di perduto perché lo sforzo fisico non cessa e lo sportivo continua a sudare. Così, anziché ripristinare la concentrazione di sali minerali nel corpo, tra cui appunto il sodio, la si diluisce ulteriormente. Per fortuna, i livelli di iponatriemia rilevati nei maratoneti oggetto di studio sono lievi e, così, basta l’alimentazione e il riposo a fine corsa per scampare ogni pericolo. La quantità massima di acqua che si può bere in un giorno è però soggettiva e non dipende unicamente dalla sudorazione, ma anche dalla capacità dei reni di filtrare il sangue. In media, nei soggetti adulti privi di problemi di salute, i reni sono in grado di filtrare fino a 15 litri di acqua, un’enormità rispetto alle necessità quotidiane dell’organismo.

Acqua

Le quantità consigliate

Definite le basi scientifiche, quali sono le quantità d’acqua adeguate? Il nostro medico curante lo ripete di continuo – “Beva almeno 8 bicchieri di acqua al giorno” – e il consiglio ha un certo perché, considerato come l’assunzione consigliata dall’Institute of Medicine statunitense sia di 2 litri per le donne e poco meno di 3 per gli uomini, sebbene la consuetudine giornalistica indichi valori rispettivamente di 1,5 e 2 litri. Si tratta però di un indice di massima, di un’approssimazione che tiene conto della media della salute di tutte le persone, da adattare sulla base di specifici criteri:

  • Attività fisica: chi compie attività fisiche che comportano una grande sudorazione, dall’allenamento in palestra a lavori particolarmente gravosi, dovrebbe aumentare le dosi consigliate di 400-600 millilitri al giorno, pari a circa due bicchieri;
  • Ambiente: la posizione geografica in cui si vive influenza le necessità quotidiane. L’acqua viene espulsa anche con la respirazione sotto forma di valore, quindi è indicato aumentare il consumo di due bicchieri se si vive in zone secche, si passa molto tempo in ambienti chiusi o si visita l’alta montagna, dove il ritmo respiratorio aumenta al rarefarsi dell’ossigeno.
  • Condizioni di salute: l’esistenza di pregresse patologie varia il quantitativo d’acqua giornaliero. Sotto stretto controllo medico, in genere viene richiesto di maggiorarne le dosi in caso di livelli di sali minerali non sufficienti nel sangue, infezioni al tratto urinario, presenza di calcoli ai reni, stipsi o dissenteria. Al contrario, ai pazienti con funzionalità renale ridotta viene suggerita la diminuzione o la somministrazione frammentata in piccoli sorsi;
  • Gravidanza e allattamento: sia lo stato interessante che l’allattamento richiedono un aumento dei liquidi nel corpo. Durante la gravidanza è consigliato accrescere il proprio fabbisogno fino a 2,3 litri al giorno, da aumentare a 3,1 dopo il parto, fino allo svezzamento;
  • Alimentazione: molta dell’acqua che si assume quotidianamente proviene dal cibo, in particolare frutta e verdura. Di conseguenza, chi abbonda di questi alimenti – ad esempio nelle diete vegetariane o vegane – potrebbe raggiungere la dose consigliata giornaliera anche bevendo meno.

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