Postrivoro: il ristorante contemporaneo a Faenza

12 dicembre 2013

Vagando nel vasto oceano gastronomico della rete, un giorno mi sono imbattuto in Postrivoro. Indago: itinerari per gastropellegrini a Faenza. Una cena e un pranzo, 20 persone per volta, in weekend saltuariamente periodici, protagonisti giovani cuochi saranno-famosi, dall’Italia e dal mondo. Spesso, ma non necessariamente, sous chef di ristoranti importanti o pronti ad aprirne di propri, insomma il futuro. Spiegando meglio: un doppio evento gastronomico organizzato ogni tanto con cuochi in brigata di grandi chef – per lo più – e selezionatori di vino. Si prenota sul web.

Si prenota dunque: la prima cena è full, la seconda sono full io, la terza si va.

Protagonisti

Marco Bonfanti, Ricardo Chaneton, Yoji Tokuyoshi e i cuochi del Postrivoro

Marco Bonfanti, Ricardo Chaneton, Yoji Tokuyoshi e i cuochi del Postrivoro

Un manipolo di giovani (che esistono e si danno da fare, il futuro di cui sopra): alcuni lavorano nel campo della ristorazione e del cibo, altri sono solo grandi appassionati. Insieme hanno messo su un’associazione culturale, Raw Magna, atta a costruire eventi gastronomici. Il Postrivoro lo è per eccellenza.

Passato

Sala del Rione Bianco di Faenza

Sala del Rione Bianco di Faenza

Arrivi a Faenza e quando dici al tassista, Rione Bianco, Piazza Fra’ Sabba, spesso quello ti chiede: dove? Eppure il Rione Bianco è una delle contrade faentine che si sfidano ogni anno al Palio del Niballo, e ha un chiostro incantevole, specialmente la sera (anche se, è evidente, non siamo a Siena). Ma torniamo a noi, inizia il Postrivoro, ovvero: un amante del bere (sia sommelier, oste, giornalista o semplice santo bevitore) che ti propone le sue passioni, i suoi percorsi e Postrivoro a Faenza è l'incontro perfetto tra alta cucina, vini interessanti e giovani talenti anche le sue manie, facendoti sentire e conoscere chicche imperdibili e a te sconosciute; un’artista che ogni volta allestisce la sala da pranzo con gusto e unicità (parola chiave del Postrivoro); e poi lo chef che ti propone il suo viaggio. Io ho provato le tinte naïf di Luca Abbadir, l’esplosività meridionale di Franco Aliberti, la cucina felpata di Leandro Carreira, quella nostalgica di David Jesus e quella cosmopolita di Matthew Rudofker. E poi i miei due coup de couer: la coppia di geniacci situazionisti Laurent Cabut-Jerome Bigot, l’uno compare di Inaki allo Chateubriand, l’altro oste senza compromessi a Lindry, e poi l’emozionante traversata nordica fatta con August Lil, ex secondo di Petter Nilsson a La Gazzetta: un viaggio tra radici, tuberi, fiori, foglie a contornare terra e mare. Fino allo scorso sabato, il 7 dicembre 2013.

Presente

Ricardo Chaneton e Diego Sorba

Ricardo Chaneton e Diego Sorba

Un ragazzo venezuelano, Ricardo Chaneton, ora al Mirazur di Mauro Colagreco, legato visceralmente alla sua terra e pazzo per la cucina, che ti fa mangiare cose di vertiginosa semplicità, che rovesciano parametri acquisiti: Coda di rospo e lenticchia (sette tipi, ognuna un sapore e una consistenza diversa), per esempio. Oppure:

Insalata di erbe e alghe con contorno di palamita

Insalata di erbe e alghe con contorno di palamita

una splendida Insalata con erbe e alghe e contorno di palamita (ebbene sì), un Polpo con i carciofi di intensa masticabilità, l’Asado negro (con uno stupefacente purè di fagioli, naturalmente neri), un dolce emozionante tra ceci e nocciole. Se si aggiunge un tovagliato patchwork, opera del giovane artista Giorgio Bartocci, forgiato ulteriormente dai segni del passaggio dei commensali, e un oste parmigiano, Diego Sorba del Tabarro di Parma, che ti propone falanghine in magnum, un vino georgiano buono (finalmente!), gioielli del Jura, extra brut di champagne Fallet-Prevostat, che dire. Non possiamo che vederci alla prossima.

Conclusioni

La tovaglia realizzata da un artista street di Faenza

La tovaglia realizzata da Giorgio Bartocci, da completare mangiandoci sopra e sporcandola

Userò terminologia che non amo, ma stavolta simbolicamente necessaria. Uno dei front-runner di Postrivoro, Enrico Vignoli (l’altra Michela Iorio), dice ogni volta ai commensali che non si trovano davanti ad un cosiddetto temporary restaurant. Ha ragione. Postrivoro è, per me almeno, un contemporary restaurant (e cosa vuol dire, se siete curiosi, andate a scoprirlo).

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