Superalcolici e cocktail: come abbinarli al cibo

14 dicembre 2013

Avete mai pensato di abbinare del buon cibo a cocktail e distillati? Mangiare qualcosa prima di dedicarsi al tepore di un bicchiere di whisky o al sorso amaro di Abbinare un cocktail con un piatto cucinato è sempre più di moda in Italia un Americano ben fatto è una cosa sana e giusta, nonché tendenza sempre più in voga in Italia negli ultimi mesi. Non sono molti, però, che esplorano il potenziale del curioso abbinamento, e ad accompagnare gli spiriti c’è quasi sempre poco più di qualche nocciolina. Limitare le infinite potenzialità del gusto è una punizione insensata, ed ecco perché abbiamo creato una serie di accoppiamenti insoliti tra superalcolici e piatti, a volte più semplici, a volte più complessi. Se avete suggerimenti, vi ascoltiamo.

Vodka

Principessa dei distillati e figlia dell’umile patata, popola i romanzi russi e l’immaginario comune oscillando tra scene di opulenza estrema e infima povertà. Abile compagna di pasto sulle tavole, richiede estrema abilità nel non strafare e va servita ghiacciata in un piccolo calice dalle pareti svasate. Pericolosa. Vincereste facile con una tartina di caviale, cipolla tritata e uovo sodo con un piccolo crostino a base di burro e succose aringhe affumicate. Tuttavia, se questa è la vostra serata, meglio stupire con un plateu di ostriche crude. Qualsivoglia sia la compagnia, sarete in paradiso.

Brandy

Un baloon di Brandy

Un baloon di Brandy

Il più antico distillato al mondo e forse uno dei più bistrattati dalle nuove generazioni di bevitori. Tipicamente ottenuto dalla distillazione dall’uva, dona a chi gli si avvicina un’adorabile aurea vintage, da completare con tartan scozzese e libro impegnato. Tra i più noti brandy, i francesi Cognac ed Armagnac. Servito in un bicchiere dalla forma panciuta noto come baloon, detesta il ghiaccio e il calore del fuoco. Sebbene non sfiguri davanti a della buona pasticceria secca con abbondanti apporti di mandorle e vaniglia, si scopre ottimo compagno di un jamon serrano ben stagionato e, perché no, anche di una fettina di pata negra. Cordiale e ben educato.

Tequila

Come il vino ai francesi e la Coca cola agli americani, così sta la tequila al Messico (si dovrebbe dire il, ma ormai siamo viziati dalla traduzione in idioma italico). Distillata dall’agave blu, soffre del mito del verme: non credeteci, trovarlo indica un prodotto di qualità diversa, il Mezcal, a sua volta distillato dall’agave ma in località al di fuori del disciplinare. Sebbene ricordi lunghe serate a base di sale e lime, il o la tequila svolge un egregio compito anche da sola, servita nel caballito (piccolo bicchiere da tequila) o semplicemente in un tumbler basso. Ovviamente, ça va sans dire, gioca in casa se accompagna delle succulente alette di pollo croccanti. In alternativa, frutta esotica del tipo mango o agrumi. Il top? Provate dei gamberi marinati nel lime, laccati e finiti con coriandolo e sale.

Gin

Uno shot di gin con una fetta di lime

Uno shot di gin con una fetta di lime

Ginepro, genièvre, jenever, juniper: l’ingrediente base per la distillazione del gin è sempre lo stesso, nonostante le latitudini. Diverse classificazioni, lavorazioni, profumi per un prodotto che nasce come medicinale e passa per le infinite strade dei migliori salotti e dei peggiori bar del mondo. Limpido, armonico, molto aromatico, è la base perfetta per i cocktail più amati. Data la presenza del ginepro, combatte bene al fianco di carni rosse dalle lunghe e profumate cotture, quali spezzatini di maiale o cacciagione al ginepro. Se poi fosse una terrina di cacciagione con crostini, ancora meglio. In alternativa, un fettona di salmone marinato con aneto e pepe o un petto d’anatra al lime. Appagante e altruista.

Rum

O Ron (per i paesi di lingua spagnola) o Rhum (nei paesi di lingua francese). Probabilmente è il superalcolico più conosciuto. Diffusissimo in Europa, gode di stima e affetto imperituri, merito forse della melassa di canna da zucchero o dell’estrema versatilità nel bicchiere e in bocca, complice anche l’aura magica di molta letteratura. Vanta una gamma inesauribile di variazioni e di produttori. Che sia Rum agricolo o un buon rum industriale, bevetelo rigorosamente in un bicchiere da degustazione, lo sniffer. Un Rum francese può solleticare divinamente un formaggio di capra, sempre che non si voglia giocare con i vari tipi di cioccolato, il più famoso tra gli abbinamenti. Il top di gamma, mi spiace spiazzarvi, si raggiunge con del foie gras. Se siete deboli di cuore e di pancia, però, passate al rum con diet coke e patatine lime e menta. Per dire.

Americano

L’Americano: cocktail pre-dinner tra i più amati al mondo

Un piccolo miracolo italiano fatto di Campari, Vermouth rosso e seltz. Narra la leggenda sia nato a Milano sotto il segno del successo. Inutile dire che la perfezione sta nel bilanciamento degli ingredienti e nella coccola della scorza di arancia. Seducente, caldo, amaricante: un amore che dura per sempre. Se shakerato, dura anche di più. Complesso e penetrante. Rincorrere la piacevolezza dell’Americano rischia di usurpare la scena a qualsiasi piatto. Perciò, meglio provare gli assoluti: un formaggio di grotta del Carso per adagiarsi sulla persistenza delle erbe, oppure lanciatevi su un tentativo estremo con un carciofo pulito sbollentato e arrostito da piluccare con le mani. Carismatico.

Bloody Mary

Un nome affascinante ed evocativo per un cocktail inconfondibile a base di vodka, succo di pomodoro, Worcerstershire, Tabasco, piri piri, brodo, rafano, sedano, sale, pepe nero, pepe di Cayenna, succo di limone e spero basta così. Come sempre è impossibile conoscere l’origine esatta. Probabilmente è l’unica forma vegetale di cui si ciba il 50% della popolazione adulta ed effettivamente, magari fossero tutte così buone le verdure. Facile e scontato: dateci sotto con un buon pinzimonio. Per qualcosa di più sostanzioso, ottimi risultati con un toast con crema di avocado, oppure una buona omelette al formaggio e sarete quanto di più simile ad un frequentatore assiduo di brunch dell’Upper East Side. Stiloso.

Cosmopolitan

Ogni volta che ordino un Cosmopolitan mi sento un passo più vicina a Carrie (la protagonista di Sex & the City). Sebbene il mix di Vodka, Cointreau, lime e mirtillo rosso non mi abbia mai fatto sentire più magra e più bella, non ho mai rinunciato a pensare che il Cosmopolitan sia la cura di bellezza più efficace che esista al mondo. Glamour, inebriante, sfacciatamente femminile. Qui c’è posto solo per qualcosa di dolce come il profumo di una donna. In primis, penso ad un connubio con Anna Magnani e immagino una succulenta crostata di ricotta e visciole e un nonnulla di scorza di limone. Altrimenti, delle madeleines aromatizzate alla mandorla o noci, oppure una sontuosa crostata di ricotta e cioccolato. Lezioso.

Manhattan

Il classico Mahattan

Il classico Mahattan

Già il nome porta ad immaginare mirabolanti avventure nella città che non dorme mai, la New York che ha visto nascere cocktail ormai leggendari e anche no. Whisky, Vermouth rosso e angostura giocano a rincorrersi come fosse la prima volta, e purtroppo non c’è neanche il tempo per dire “buono” che è già finito. Ci sono cocktail che chiamano la carne, e questo è uno di quelli: dei bocconcini di agnello in crosta di erbe potrebbero rivelarsi una gradita sorpresa. In alternativa, olive nere al forno come non ci fosse domani e qualche bocconcino di acciughe con pane nero saranno uno sposalizio perfetto.

Martini Cocktail

Quando si dice semplicità: gin e vermouth con un’oliva. Ho spesso pensato fosse il cocktail per i distratti: impossibile dimenticare gli ingredienti, anche se possibilissimo toppare il risultato. Potente, elegante, intramontabile, potrebbe essere il little black dress di qualsiasi serata. Il cocktail perfetto per una miriade di piatti: provate con uno sformato di finocchi e besciamella, oppure con un piatto di asparagi bianchi con aglio e burro. Insalata di granchio per far bella figura e un filetto di spigola panato con pangrattato ed erbe per continuare. Legendary.

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