CO.SO a Roma: il Cocktail Bar che mancava

19 dicembre 2013

Massimo D’Addezio è bravo. Era bravo già 13 anni fa, quando ha cominciato a fare cocktail allo Stravinskij Bar del De Russie a Roma. Era bravo e lo sapevano tutti, se per tutti intendiamo quella compagine romana di fedeli alla miscelazione degli alcolici, per la verità un numero piuttosto accessibile di unità. L’aurea alberghiera tra le più raffinate della Capitale, ha contribuito negli anni a far leggenda di quel nome, per cui andare a bere da lui valeva vestire elegante. Dopo 13 anni, stanco della cravatta, D’Addezio ha scelto la libertà, ha indossato le Dr. Martens e ha inaugurato un locale, CO.SO, circa due settimane fa. Siamo al Pigneto, via Braccio da Montone 80, centro acquisito della movida romana, in particolare per l’aperitivo. Nonostante il quartiere, la zona è tra le più tranquille, il locale non ha insegna, il tutto è giocato sul concetto di speak easy, come vuole la tradizione dei bar rinomati. Ci sono poche sedute, se non lo sai non ci capiti, se ci capiti sai perché, o te ne accorgerai a breve. Lo vado a trovare per indagare meglio.

Valerio Albrizio, Massimo D’Addezio, Giorgia Crea

Con chi hai aperto questo bar?
“Con Valerio Albrizio. Lavora con noi anche Giorgia Crea, veniamo tutti dall’esperienza al De Russie”.

Cosa vuol dire CO.SO?
“Vuol dire Cocktail e Social, è un acronimo”.

Dallo Stravinskij Bar a CO.SO, com’è andata?
“Siamo tre persone diverse ma condividiamo lo stesso obbiettivo: divertirci e far divertire. Il De Russie è stata un’università per tutti noi, abbiamo studiato, imparato e alla fine abbiamo deciso di aprire insieme questo bar”.

Massimo D'Addezio

Massimo D’Addezio

Quali sono i vantaggi dell’aver lavorato in una grande struttura alberghiera?
“Il controllo costante della qualità. Portiamo in un piccolo locale la stessa attenzione richiesta in un grande albergo. Si dice: God is in the details, Dio è nei dettagli, ecco. Cura affettuosa del servizio e del cliente. Spesso in questo mestiere c’è troppa improvvisazione. Anche nella struttura più piccola si può lavorare al meglio”.

Quanto costa un drink da CO.SO?
“10€”.

Tre cocktail rappresentativi in carta?
“Il Carbonara suor, per esempio: vodka aromatizzata con il guanciale – il processo si chiama fat wash – limone, zucchero, bianco d’uovo e pepe nero. Oppure il nostro Nove il Bove, rivisitazione del famoso Bull shot, una sorta di brodo di carne condito (consommé di carne, Worcester sauce, salsa al rafano, lime, sale di Maldon e bacche di Sichuan) e vodka. Poi lo Zot: un cocktail a base whiskey, preparato con zucchero muscovado lasciato a riposare per due settimane con fave di tonka rotte, gocce di Peychaud, bitter di nostra produzione e l’assenzio, introdotto bagnando uno zest di arancia candita a forma di fulmine, acceso e inserito nel cocktail. È una versione del più famoso Sazerac”.

Qui sembra contare moltissimo l’aspetto ludico del bere.
“È tutto. il posto è nato per gioco e vogliamo che sia la chiave di lettura”.

Sedie Croppo in vendita nel locale

Sedie Croppo in vendita nel locale

Altra particolarità del locale è l’arredo. Ogni pezzo è in vendita.
“Sì. Sono tutti mobili di Croppo, negozio sulla Casilina a Roma. Puoi comprare direttamente qui, o nel punto vendita, con sconto cliente di CO.SO”.

Del cibo cosa mi dici?
“Si occupa di tutto Valerio. Due piatti forti: hamburger di porchetta e pizza con puntarelle alla romana con tomino caldo e bacon croccante”.

Dimmi la verità, qual è il tuo cocktail preferito?
“Ovviamente, gin and tonic”.

Mentre D’Addezio racconta lo osservo, e penso che CO.SO sia la cosa migliore che ci potesse capitare a Roma. Nonostante diversi tentativi di sdrammatizzare l’alto mangiare, l’alto bere, l’alto miscelare, nessuno prima d’ora era riuscito a trasmettere fino in fondo il senso del “non prendersi troppo sul serio”. Qui invece tutto è gioco, l’obbiettivo è star bene, nessuno sale in cattedra, non c’è nessun giudizio verso chi ne sa di meno. La qualità è di quelle inarrivabili, la cura del dettaglio maniacale, ma sapientemente amalgamata con l’umanità nei rapporti e l’umiltà del saper fare. Bravi.

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