Vini straordinari: Cristal Louis Roederer

20 dicembre 2013

Non è un segreto che da ormai un lustro abbondante io beva più champagne che acqua, sia pur per motivi strettamente professionali. il cristal è uno champagne a cui non viene dedicata l'attenzione che meriterebbe e spesso è bevuto senza cognizione di causa Nei cinque anni dedicati alla guida Le migliori 99 Maison di champagne ho assaggiato tanto, conosciuto persone, viticoltori, chef de cave, meditato sul perché di successi e insuccessi, scelto, con i miei compagni di ventura, quello che ci garbava di più e discusso su quello che ci convinceva meno. Ma alcune questioni sono rimaste inspiegabili (o quasi). Fra tutte una prevale: perché mai uno straordinario champagne come il Cristal di Louis Roederer è sempre guardato con un distratto occhio di sufficienza, banalizzato dall’essere bevuto, non per sua colpa, nei posti peggiori dell’universo da clientela assolutamente disinteressata al liquido che finisce nel bicchiere?

Cristal

Eppure il Cristal è un prodotto straordinario, con una storia affascinante nata nel 1876, quando lo zar Alessandro II, chiese alla famiglia Roederer uno champagne esclusivo, in una bottiglia d’eccezione, quella trasparente, allora di cristallo: un simbolo che si è tramandato sino a oggi. Un oggi che significa al passo con i tempi ma non necessariamente con le mode; conversione (al momento di un dieci per cento dei vigneti) al biodinamico, che fanno della maison Roederer la seconda area biologica per estensione della Champagne. Ed il Cristal a partire dal 2004 è realizzato per il 50% con queste uve.

Cristal

Un 2004 dalla discreta vegetalità al naso che poi si apre in minerale e un fruttato solare, mai eccessivo, una bocca acida e vitale con una bolla perfetta, che ritroviamo nel 2005, setosa e inconfondibile, in un vino ancora giovane diviso fra agrumi e florealità, con un minerale elegante di sottofondo che quando esploderà lo renderà unico: in fondo il Cristal è un vino che regge il tempo come pochi altri. Ho avuto la fortuna quest’anno di bere tre millesimi con un bel po’ di anni alle spalle. Il 1990, il più provato, dove si intersecano le note di bosco, sottobosco, foglie secche e funghi con un’ossidazione incipiente che, nonostante l’ancora viva acidità, impedisce al vino di andare dove potrebbe. Il 1985, che unisce a un sottobosco, qui vivo e netto, una carica marina di scogli e ostriche inebriante, per poi sciogliersi in bocca, sia pur su un’acidità netta e puntuta, su note di nocciola e crema di caffè.

Cristal

Ma il vero gioiello è il 1986, carico di vitalità sin dallo stappo: la mano quasi non regge all’impatto e il tappo salta con uno schioppo. Il naso è uno dei più belli mai sentiti, con note di frutta secca, erbe officinali, squadrate da note gessose e taglienti, da un floreale ancora fresco e poi caffè, cacao, nocciola, tartufo, in un avvicendarsi di sensazioni che non vorresti mai togliere il naso dal bicchiere e che quasi penalizzano un assaggio pressochè perfetto, dove tutto torna al suo posto in una composizione unica, integrata che non dimostra, ma esprime la sua età. Semplicemente un capolavoro.

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