Dolci di Natale: dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei

25 dicembre 2013

Intanto Buon Natale a tutti. Mentre vi preparate al pranzo più atteso dell’anno, vorremmo proporvi una riflessione – si fa per dire –  di un certo spessore: qual è il vostro dolce natalizio preferito, e soprattutto, perché? Spieghiamo meglio: dopo anni di osservazione attenta del comportamento di amici e familiari durante le feste, ci siamo convinti che ad ogni tipologia umana corrisponda in effetti uno specifico dessert natalizio. Ora snoccioliamo l’elenco, poi voi ci dite se abbiamo azzeccato gli abbinamenti tra profilo umano e dolce di Natale. Ok?

  1. Panettone
    Panettone 
    Il classico, il rassicurante, l’ovvio. Il dolce che non stufa, e pure forse non soddisfa, panacea e al tempo stesso condanna. Amato da idealisti, cercatori di sogni, pignoli e ingegneri, appassiona per l’ardita costruzione dell’alveolato e toglie i freni a qualsiasi snocciolatore di uvette. Amato per lo più da reazionari e appassionati di stile neoclassico, coinvolge egualmente i fan di Jane Austen e gli hipster più estremi.
  2. Panettone al cioccolato
    Panettone senza canditi/senza uvette/con cioccolato

    Versione edulcorata per amanti del piagnisteo. Certo, il candito ha la sua partita difficile, e raramente la spunta contro l’uvetta dalla morbida e succosa consistenza. Eppure, privo di contrafforti come San Pietro senza il suo colonnato, il panettone senza uvette si sorregge sul gusto dei selezionatori a prescindere, dei pacificatori del compromesso e dei pentiti del pandoro. Discorso a parte merita invece il panettone con pezzetti di cioccolata, che trova nel truciolo di cacao nuova ragione di vita. Tra i fan, si sospettano acquirenti dell’ovetto Kinder e orfani del Soldino del Mulino Bianco, appassionati della cucina fusion al parmigiano, novelli gourmet in cerca dell’emozione palatale e sopravvissuti a Palahniuk.
  3. Pandoro
    Pandoro. 
    Amico dei piccini più di Peppa Pig, è lo spuntino preferito dal popolo della notte discotecara e dai reduci da maratone notturne del Signore degli anelli. Morbido, arrendevole, soffice, confortante: se Linus non avesse avuto la coperta, si sarebbe cosparso di zucchero a velo e accoccolato sotto coltri di pandoro. Tra i like, si contano mammoni in fase acuta, palestrati post allenamento e padri di famiglia in calo glicemico.
  4. Pandoro nutella
    Pandoro ricoperto di Nutella. 
    Specie a parte nel popolo dei golosi per posizione presa, si temeva l’estinzione causa indigestione di cupcakes al triplo cioccolato e coperture di pasta di zucchero. Inaspettatamente redivivi ad ogni Natale, sono quelli che sopravvivono durante l’anno in coda davanti a California Bakery per una ciambella di Homer e ai banchi di McDonalds per un McFlurry alle Smarties. Irrinunciabilmente romantici e nostalgici, sono cresciuti a forza di SpeedyPizza e Ringo, sognano ancora la figurina di Pizzaballa e cantano sotto la doccia Trottolino amoroso Du du da da da. Qualcuno di loro ha chiamato il gatto Matisse.
  5. Struffoli
    Struffoli. Per gli amanti del fritto ad ogni costo, del dolciastro oltre ogni limite, del pop sotto forma di cibo. Lo struffolo soddisfa a priori, riempie gli interstizi tra la lasagna del 25 e l’arrosto misto del 26, tra la tartina al salmone e l’oliva ascolana, adesca i riottosi del panettone e conquista con le codette di zucchero anni ’80. Insomma, il vero dessert vintage, quello che non passa mai di moda perché non è mai andato di moda, adorato dalla nonna golosa e dal nipote impenitente, che aspetta un anno per essere rimpinzato a dovere. Eccessivi, ridondanti, appassionati e un pizzico sopra le righe: gli amanti dello struffolo aspettano a lungo per dare sfogo alla propria passione sopita, non disturbateli durante l’unico appuntamento annuale nel quale non sono guardati con sospetto: durante il resto dell’anno sono condannati alla panna cotta, e magari senza caramello.
  6. Tronchetto di Natale
    Tronchetto di Natale. 
    C’era una volta il dolce delle feste, un pan di spagna rotondo strafarcito e ricoperto di strane glasse. Poi arrivò il trattato di Schengen, e insieme alle birre a bassa fermentazione e ai bretzel abbiamo accolto anche il massiccio tronchetto di Natale. Stucchevolmente dolce, è oggetto di adorazione da parte delle cake designer, che stanno cercando di riprodurne la chioma con coperture di cartapesta edibile e ramificazioni di polistirolo espanso al gusto di caramello. Nella versione a base di burro, plastilina e colla vinilica tinta di cioccolato, è prediletto dagli orfani della Girella e dalle mamme in dolce attesa, dalle single in cerca di affetto e dai ragazzini in crisi di astinenza da Pan di Stelle. In mancanza di meglio, viene sostituito dal pandoro con Nutella e mascarpone.
  7. Croccante
    Croccante. 
    Campo di gioco dei nonni nostalgici, che cercano di dimostrare alla discendenza che la dentiera tiene bene, è di solito il reietto della tavola. Come lo spumantino dolce – che Dio ce ne scampi – si compra solo per far contento il nonno di turno, non viene mangiato da altri e di solito subisce la sorte del riciclaggio forzato su piatti di misto dolci o per variazioni alla Arcangelo Dandini. Eppure un giorno conquisterà il mondo. Nel frattempo, saranno estinti i mandorli.
  8. Torrone
    Torrone. 
    Ah, il torrone. Guai a chi tocca il torrone. Sintesi mangereccia della donna, per l’estrema variabilità e versatilità. La versione al cioccolato fondente è in assoluto vincente, si presentano in fila insaziabili cronici, affamati dell’ultimo minuto, rinnegati del tronchetto di Natale: concreti, stoici ma inaspettatamente geniali, i mangiatori di torrone si nascondono dietro ogni forchetta. L’amica hipster si presenta con la versione al pistacchio di Bronte o alle arachidi, la nonna con quello bianco che avanza sempre, la vicina di casa con quello morbidone ma nel cesto dell’ufficio è difficile beccare meraviglie come il torrone di Dentecane, che di solito tira fuori il suocero amante dei vini. Stivato in quantità tali da poter affrontare un attacco nucleare, viene dilazionato nel tempo dalla figlia in vena di sperimentazioni per spume, semifreddi, crostate o gelati. Se siete bravi a razionare, potreste sopravvivere fino a Pasqua.
  9. Torroncino cioccolato
    Torroncini di cioccolato. 
    L’alter ego natalizio dei macaron ma meno fighetto perché condannato ad un packaging più vetusto delle mise di Valeria Marini. Piccoli, perfetti, di color pastello, i torroncini sono il dolce perfetto per l’IPhone dipendente e per l’amica precisina, quella con lo smalto in tinta con la fodera interna della borsetta, ma anche per gli amanti dei piccoli piaceri quotidiani e per raffinati della coccola. La tecnica perfetta per la conservazione post feste è la caccia al tesoro: nascosti sotto cumuli di croccante e dietro cartate di panettone, riuscirete forse a gustarvene un paio davanti all’ennesima replica della Principessa Sissi. Privilegio raro.
  10. Omino
    Omini di cannella. 
    Diciamolo: dopo il primo sono nauseabondi. Da quando all’Ikea hanno deciso che al posto del presepe dobbiamo mettere uno scheletro di legno con quattro luci in cima e una renna di paglia al posto della stella di Natale, ne abbiamo le tavole piene. Almeno ogni famiglia è dotata di maniaca dei biscotti, che provvede a rifornire la tavola di dosi massicce di omini di panpepato, decorati in maniera deliziosa e assurdamente allapposi da mangiare. Consumati esclusivamente dal fidanzato di turno, dal babbo accondiscendente e dal cugino spazzolatore di piatti, il resto del parentame si nasconde dietro pile di pandoro e turbini di zucchero a velo. Gli amici subiscono gli attacchi durante le partite di poker, che finiscono per all in collettivi causa invasione del campo da parte di angoscianti tracce di cannella, chiodi di garofano e anice stellato. Francamente, inqualificabili.

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