Champagne a Capodanno: quale scegliere?

27 dicembre 2013

Lo champagne e il Capodanno: per risalire alle tracce di questo indissolubile binomio probabilmente anche Alberto Angela e la realtà virtuale di Quark fallirebbero. Lo champagne è da sempre sinonimo di festeggiamento, di bottiglia buona da aprire durante le feste. Non è sempre facile però sapere cosa stappare Fatto sta che lo champagne, e le bollicine in generale, sono da sempre associate alle feste, spesso abbinate in modo assolutamente maldestro con panettoni e simili (a meno di versioni demi-sec o doux, ovvero più dolci) e con le ostriche (a meno di champagne con dosaggio equilibrato). È in ogni caso sinonimo di festeggiamento, di bottiglia buona da stappare durante le feste, probabilmente per quell’alone di esclusività che il blasone e la fama hanno creato negli anni. Alone in parte ridimensionato dall’informazione del settore che ha messo in risalto quei prodotti dei piccoli vigneron (i cosidetti Récoltant Manipulant, indicati dalla sigla RM) dal prezzo spesso competitivo e della buona/ottima qualità. 
Ecco qualche suggerimento per districarsi nel mondo dello champagne, in base ai propri gusti e alle proprie disponibilità economiche.

  • Capodanno low-cost
 : uno champagne sui 30 euro e anche meno? Si può, certo che si può. Ad esempio con la Cuvée de Réserve Brut di Piollot, piccolo produttore dell’Aube la cui crescita è tanto costante quanto evidente.  Uno champagne da Pinot Nero (70%) e Chardonnay (30%) in cui l’incontro dei toni salmastri e floreali è tanto originale quanto convincente. Reputate che sia uno champagne di difficile reperibilità? Allora puntate sicuri sul Brut di Laurent Perrier, affidabile, uno champagne più semplice ma dal successo assicurato.
  • Capodanno freak
: per chi cerca originalità a tutti i costi, senza troppo badare al portafogli. Il recordman dell’originalità è Jacques Beaufort, il vigneron ritratto nella foto qui sotto. I suoi Champagne sono un inno alla non omologazione, alla naturalità e all’imprevedibilità. Tutte caratteristiche che ritroviamo nel Polisy Brut 2005, un vino capace di spiazzare e far innamorare al primo sorso. Il vigneron Jacques Beaufort
    Preferite l’affidabilità di una grande maison? Uno degli champagne dallo stile più originale è certamente La Grande Année 2004 di Bollinger: tra toni ossidativi, fieno, agrumi, un mix di spezie inebrianti.
  • Capodanno bio
: non male iniziare l’anno con un brindisi attento al territorio. Ad esempio con l’Efflorescence Extra Brut della maison biodinamica Marie Courtin. Il Pinot nero con forza trasmette tutte la mineralità dell’Aube, tra acidità e sapidità, con un occhio anche al portafogli. Dalla produzione più ampia e maggior reperibilità è Pascal Doquet con il Les Mesnil Sur Oger Extra Brut Grand Cru. Lo Chardannay prende la scena e conquista olfatto e gusto col suo incedere salmastro e l’agrumata eleganza. Biologico certificato e anche in questo caso il portafogli non soffrirà.
  • Capodanno rosé
: il rosé è da sempre la tipologia che più affascina ma che troppo spesso delude per l’eccessiva banalità fruttata. Non è il caso del Brut Rosé di Christophe Mignon: una forza d’urto impressionante per uno champagne che è soprattutto un grande vino da Pinot Meunier, carnoso e sanguigno, possente ma con un forte impatto sapido. Troppo difficile da reperire? Niente paura, una maison come Pol Roger sforna un Rosé Vintage 2004 di gran carattere, sensualità, che ricalca con maggior finezza i tratti del precedente.
  • Capodanno da sceicco: un Capodanno senza badare a spese, con lo champagne in primis. Magari scegliendone uno di una maison importante ma che non arriva ai numeri stratosferici delle più grandi, come Jacquesson e il suo Avize Champ Caïn 2004. Vino di impressionante espressività minerale, lungo, sapido, roccioso; classe infinita e cuore pulsante. Difficile superare certe vette, ci vuole un mostro come il Dom Perignon Œnothèque 1996: chiuso il sipario sul 2013, si aprirà il 2014 con un sorriso.

  • LOCATION
  • http://www.puregrapes.be/

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