10 cose da buttare nel 2014

31 dicembre 2013

È iniziato il countdown. Il 2014, impietoso, sta furiosamente bussando alle porte. Tradizione vuole che ci si conceda, in questi ultimi istanti dell’anno che è stato, un po’ di tempo per pensare alle cose da cambiare in meglio per il futuro: cosa vogliamo realmente lasciarci alle spalle nel 2014? Abbiamo stilato la lista di 10 cose da buttare nel 2014 a tema gastronomico, fatelo anche voi, è molto liberatorio! Dunque iniziamo, ma prima un sincero augurio di buona fine e splendido inizio da parte di tutta la redazione di Agrodolce.

  1. I pad Ordinare con il tablet: fermiamo questo scempio prima che sia tardi. Ma volete mettere la differenza tra il freddo mezzo elettronico e il dialogo con l’oste o il bravo cameriere? Vogliamo davvero perdere ogni sorta di relazione con chi può consigliarci, indirizzare nella scelta, suggerire quello che in carta vale la pena assaggiare? No no. Stop al tablet, ora.
  2. All you can eatAll you can eat: si tratta di una formuletta di marketing piuttosto ingannevole basata sulla sciocca illusione di poter mangiare all’infinito pagando relativamente poco. Funziona perché solo alcuni superano il quantitativo di cibo giustificato dal prezzo. La maggior parte degli avventori di un AYCE  mangia meno della soglia per cui la formula conviene al ristorante. Questo a discapito, spesso, di qualità del cibo e del servizio. Buttare via.
  3. Hamburger
    Hamburger bar
    : l’ha già chiesto a Babbo Natale il prof. Alfonso Isinelli nella sua lettera e faccio mia la preghiera: basta co’ sti hamburger. Ma quanta carne macinata dovremmo mangiare per far lavorare tutte le hamburgerie che hanno aperto o stanno aprendo nelle nostre città? Un po’ meno, grazie.
  4. CarneDiete iperproteiche: direi di urlare forte e chiaro un bel Basta! anche alle diete iperproteiche stile Ducan. Oltre a far male, divorare carne e proteine animali ogni giorno distrugge necessariamente il rapporto con la qualità di un alimento che, al contrario, deve essere trattato con un’altra consapevolezza, lontano dai banchi frigo del supermercato e dagli allevamenti intensivi.
  5. SupermercatoFare la spesa al supermercato: esatto. Buttiamo via anche la cattiva abitudine di comprare il nostro cibo sempre e solo al supermercato, perché è comodo, è sotto casa e ha tutto. Voglio dire, va benissimo, ma solo se vissuto in un contesto dove esiste anche un mondo diverso, poco più in là. Ci sono i G.A.S (Gruppo di Acquisto Solidale), i mercati del contadino, i contadini e gli allevatori vivi e vegeti con cui parlare, ma anche i piccoli commercianti e i bravi macellai. Bisogna muoversi, e cercare.
  6. telefoninoTelefono a tavola: dobbiamo aggiungere altro? L’unico momento di condivisione della famiglia passato a controllare la timeline di facebook? Ben vengano anche i ristoranti che offrono un piccolo, simbolico, sconto a chi lascia il telefono in custodia ai camerieri, almeno fino alla fine del pasto. Superata la crisi da disconnessione, l’opportunità di godere del cibo e della compagnia sale vertiginosamente.
  7. Guardare la TVMangiare davanti TV e PC: cattiva abitudine dei nostri giorni. Il problema è non dedicare all’atto del mangiare la giusta attenzione. È una deriva che bisogna lasciarsi alle spalle, e fa persino ingrassare.
  8. Mangiare troppo
    Mangiare troppo
    : oltre agli inevitabili problemi di salute, il fatto di abbuffarsi come se non ci fosse un domani è sintomo di un rapporto – quanto meno – poco equilibrato col cibo. Tanto quanto affamarsi e digiunare. È anche vero che in molti, presenti inclusi, è proprio nel mangiare che sublimano lo stress quotidiano. Ed è tanto piacevole. Una via di mezzo, ok? Un pizzico di autocontrollo in più.
  9. Bere troppoBere troppo: vedi sopra, versione alcolica. Bere bene è uno dei grandi piaceri della vita e non corrisponde – tranne che in occasioni molto speciali, taxi alla mano – al bere troppo.
  10. Litigare a tavolaLitigare a tavola: ci sono tanti momenti per discutere durante il giorno, dobbiamo farlo proprio durante il pasto, dopo ore passate a prepararlo, magari? Io sono maestra delle litigate a tavola quindi, qui e ora, prometto di non farlo mai più. Poi vi dirò se ha funzionato.

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