Le calze della Befana, tra passato e presente

3 gennaio 2014

Il 6 gennaio, come da tradizione, arriverà la Befana a portarsi via quel che rimane di queste vacanze natalizie. In cambio lascerà calze ricolme di dolciumi e piccoli doni. Ma chi è in realtà la Befana? Le sue origini sono molto più antiche del nome, storpiatura popolare del termine Epifania. La tradizione delle calze della befana, da appendere dodici notti dopo il Natale, è più antica di quanto si pensi Già ai tempi degli antichi romani si credeva che una misteriosa signora, divinità minore, sorvolasse i campi dodici notti dopo il solstizio d’inverno, per riportar loro la fertilità. Oggi la Befana passa dodici notti dopo il Natale: una leggenda cristiana narra che la vecchina fosse in casa propria quando i Magi bussarono per invitarla a cercare con loro il Messia appena nato. Lei inizialmente rifiutò l’invito, ma poco dopo si pentì e cominciò a bussare di porta in porta recando doni ai bambini, sperando che almeno uno di loro fosse Gesù. Quale che sia la sua origine, ancora oggi la Befana cavalca la sua scopa e passando dai camini o dalle finestre riempie le calze lasciate per lei. Ma se si dimenticasse di passare, come riempire la calza? Ve ne proponiamo tre versioni.

Epifania

  • La calza del passato: ai tempi dei nonni, prima del boom del dopoguerra, la calza della Befana aveva un aspetto decisamente più spartano di quello a cui siamo abituati oggi, ma era comunque una grande gioia per i più piccoli. Nel centro Italia era l’unica festività dell’anno in cui ai bambini si donassero cibi dolci. Al camino si appendevano le calze di tutti i giorni, o quelle cucite a mano dalle madri; al mattino le si ritrovava piene di mele e mandarini, noci e frutta secca. I più monelli temevano di ricevere del carbone (e non di quello da mangiare) e ortaggi sgraditi, come la cipolla, l’aglio e le carote.
  • La calza per tutti: che serva a deliziare un bambino o un adulto affamato di dolci, alcune delizia da calza piacciono davvero a tutti. Immancabile è il cioccolato: le monete sono di buon auspicio e fra i cioccolatini si può spaziare dai gianduiotti, ai cremini, a quelli al liquore o al caffè (decisamente più adatti agli adulti). Ci sono dolciumi che capita di mangiare raramente e che per questo sono sempre piacevoli: le caramelle agli agrumi a forma di spicchio d’arancia, che ricordano l’origine povera della calza, le rotelle di liquirizia, da srotolare man mano che le si mangia, le fondenti al sapore di frutta o fiori. Non possono mancare una manciata di gommose alla frutta e il carbone dolce: tutti sanno di esserselo meritato in qualche modo.

Epifania

  • La calza gourmet: per chi volesse riservare qualche attenzione speciale a una persona amata (o magari a se stesso), le opportunità per riempire una calza da vero gourmet non mancano. L’idea migliore è quella di fare un giro per le pasticcerie più importanti della vostra città: le praline e le gelatine alla frutta artigianali sono facili da trovare e di sicuro successo. A Milano. Ernst Knam, nella sua bottega di via Anfossi, vende anche marshmallow fatti in casa, mentre nei negozi Noberasco 1908 (ad Albenga, Torino e Milano) si può trovare frutta secca ed essiccata di ogni tipo, dalle noci di Macadamia al kiwi. A Roma, uno su tutti: Said a San Lorenzo, una vera e propria fabbrica del cioccolato. Infine, per gli amanti del tè, si potrebbe pensare di completare l’opera con qualche bustina di pregio da degustare in tranquillità, una volta che le feste si saranno spente.

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