Befana: tutti i dolci della calza

6 gennaio 2014

Non bastavano i cenoni e i pranzoni, le mangiate con gli amici, i brindisi ripetuti e gli avanzi rielaborati: servivano i dolci con cui è riempita la calza della Befana per chiudere con il botto il periodo a più alto tasso glicemico dell’anno. Cioccolate, caramelle, biscotti e merendine: se ci si deve far male, bisogna farlo con metodo scientifico e sistematico. Così:

  1. Il carbone dolce
    Carbone dolce: non può e non deve mancare. Anche fosse stati più buoni di Ned Flanders, non illudetevi: non si scampa al tocco di zucchero scuro. Che poi nessuno lo mangi, non importa: funge da pietra della memoria, ci potreste scolpire sopra i propositi di dieta del nuovo anno. Immancabile, e abbiamo anche la nostra ricetta.
  2. Kinder Bueno. A scanso di equivoci, non pretendiamo che vi piaccia. Servirà a consolare le lunghe mattine di ufficio che vi aspettano al rientro, o a cullare le prime serate senza le lucine dell’albero di Natale ad impedire la visione dell’ultima replica di Una poltrona per due. Coraggio, ci siamo anche noi.
  3. Kit Kat. Era la moneta di scambio alle superiori. Per una barretta – rigorosamente fondente – si potevano ottenere pezzi della versione di greco o la soluzione del problema di fisica, o un buono per la cioccolata calda alla macchinetta del cortile di scuola. Ottimo dopo la prima lezione di educazione fisica o post prandiale, si scioglie in mano solo a guardarlo. Gioviale.
  4. Kinder Cereali. Non si conosce l’origine della merendina più insulsa della Kinder. Comprato da molte mamme nella convinzione che fosse più salutare della maggior parte delle merendine, conosce alterne vicende e non merita grande attenzione. Soprattutto perché soddisfa come un cono gelato con una singola pallina allo yoghurt. Asettico ma imperituro.
  5. Liquirizia rotelle
    Liquirizia. Prende nello specifico la forma del rotolo o laccio di liquirizia. Gommoso, anche appiccicoso talvolta, divertente ma non soddisfacente, asfalta la bocca rendendo inutile qualsiasi tentativo di rimozione. Ha lo stesso sapore di vent’anni fa, lo stesso incarto e forse anche la stessa data di scadenza. Immortale.
  6. Mon Cheri. Nel mio intimo, tifavo Mon Cheri anche a quattro anni, quando la massima aspirazione degli altri era un biberon colmo di Plasmon frantumati nel late bollente da ciucciare davanti ai cartoni animati. Colpa degli assaggi di ciliegia candita che mi venivano concessi da genitori inconsapevoli. Costituiscono uno nei momenti migliori di oggi, 6 gennaio. Elegante.
  7. Ferrero Rocher / Pocket Coffee. All’inizio, fu tutta colpa della Signora in giallo, e di un certo viscido Ambrogio. Fatto sta che non mi sono mai bevuta la storia che i Rocher fossero qualcosa di buono, quindi ho sempre fatto il tifo per i Pocket Coffee. Che tuttora costituiscono la base della mia calza della Befana e che vengono consumati a ritmi che neanche Willy Wonka potrebbe sostenere. Basilari.
  8. Monete cioccolata
    Monete di cioccolata. Meglio note al pubblico come reliquie della Befana. Non conosco nessuno che se ne sia cibato realmente, la maggior parte delle volte sono usate come merce di baratto per le figurine dell’album o usate come fiche nelle ultime partite di Texas Hold’em. Losche.
  9. M&M’s. Piccole, colorate, goduriose e troppe poche. Le M&M’s hanno l’innata caratteristica di durare meno dei titoli di coda di un film di Woody Allen e apportare calorie per i successi due giorni. Ottimo strumento di attrazione sociale, è scientificamente provato che non è possibile terminare un sacchetto di M&M’s da soli: qualcuno passerà a pescare dal sacchetto, senza se e senza ma, e senza chiedere il permesso. Socialité.
  10. Vigorsol. Chissà perché, la maggior parte delle persone sente l’esigenza di fornire le gomme da masticare all’interno della calza. La variante comprende Brooklin, Big Babol, Vivident e Daygum Protex. In realtà, costituiscono il regalo più utile di tutto il cucuzzaro, ma siamo troppo intenti a strafogarci di Fiesta e Duplo per apprezzare appieno. Ma #siapprezzacoltempo
  11. wafer
    Wafer. Simbolo della più ampia gamma di roba dolce che si può trovare nella calza. Si declina nelle fattispecie di Togo, Tronky, Duplo, Ringo e Tegolini (ah, i Tegolini!). trovasi anche Plum cake e Camille, ma generalmente sono disprezzati e nascosti in fondo alla credenza in qualità di fondo emergenze per gli attacchi di dolce notturno. Anche se, essendo privi di cioccolata, hanno l’attrattiva di un gambo di sedano condito con yogurt e limone. I wafer, invece, ha l’aria più innocua, ma è la causa della cellulite del 50% delle trentenni in circolazione. #prevenireèmegliochecurare.
  12. Arance. Le arance: segno di ricchezza, abbondanza, gioia? No, semplicemente ci sono dei genitori che hanno deciso di non devolvere tutta la propria tredicesima alla Ferrero e alla Nestlè. Apprezzatelo alla fine – non subito, lo so.

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