Tagliatelle a confronto: Osteria Bottega VS Osteria del Mirasole

14 gennaio 2014

Arrivi a Bologna in una giornata di fine ottobre che sembra più di fine maggio (signora mia, le stagioni di una volta…) che ti fa subito sfumare la voglia di tortellini in brodo e bollito, ma non quella di una buona tagliatella al ragù. Il pensiero durante il tragitto in treno è stato: dove? Bologna è una città che si è vieppiù intristita: la gente è mugugnosa, risuonano arrabbiati i clacson delle auto, che una volta sentirne uno ti faceva impressione (e quando capitava, le targhe erano quasi sempre del mio natio ed amato Sud), e la ristorazione segue di conseguenza.

Daniele Minarelli

Daniele Minarelli

Se vuoi andare in una trattoria con tutti i crismi del caso, non ti resta che infilarti per i vicoli del centro, imboccare i portici di S. Caterina e (dopo aver prenotato per tempo) entrare all’Osteria Bottega. Si, lo so ve ne hanno parlato in tanti e continueranno a farlo perché come si fa a resistere all’incontenibile verve affabulatoria di Daniele Minarelli, a non salivare di fronte a quelle meraviglie servite sulla carta del salumaio? Mortadella di Pasquini, spalla cotta di San Secondo, culatello spigaroliano, salame di mora romagnola of course e, soprattutto, quel tocco di salsiccia fresca, che così buona pensi ogni volta di non averne mai mangiata. E potreste finire qui, invece no, perché dovete ordinare le tagliatelle: gialle come si deve, sode al punto giusto, condite con un magnifico ragù di diaframma, saporito, profumato, di semantica goduriosità. Uscirete soddisfatti al punto di rinunciare (ma mettetela in calendario) all’archetipale cotoletta petroniana.

Mirasole, tagliatelle

Le tagliatelle dell’Osteria del Mirasole

Però vi resterà un dubbio: e se volessi fare un confronto, un’altra tagliatella? Allora, consigliato da amici fidatissimi, ho preso il treno da Bologna, ho fatto un paio di fermate e sono arrivato a San Giovanni in Persiceto, in via Giacomo Matteotti 17, all’Osteria del Mirasole. Entri e ti sembra di essere in un altro tempo, in quelle osterie dove oltre e più che mangiare, chiacchieravi, discutevi, litigavi con gli altri avventori. E qui vi succederà (ma non litigherete, tranquilli) quando, dopo aver assaggiato due belle fette, alte e spesse, di mortadella Favola, arriveranno a tavola le tagliatelle all’antico ragù di cortile. Silenzio. La sfoglia è rustica, la consistenza al morso perfetta, ma qui il ragù è il grande protagonista: maiale, ventrigli e creste di pollo, fegatini e quando ci sono (o meglio, c’erano) le ovarine, le uova embrionali che vengono recuperate dalle galline appena macellate, che danno un tocco ulteriore di setosità al condimento. Un piatto della tradizione, ma di moderna leggerezza, che potresti mangiarne un altro senza problemi.

Mirasole, rognone

Rognone trifolato

E allora mentre arriveranno a tavola, il cibreo di fegatini (che straordinario tocco di pepe) e rigaglie di pollo, la trippa alla parmigiana, un assaggio di rognone trifolato, comincerete a conversare dell’universo mondo con gli altri avventori (quanti giovani, che bella notizia!) fino al punto che vi offriranno una fetta di torta, che si festeggia un compleanno. E dunque non puoi che ringraziare il cuoco (qui chef non lo diciamo) Franco Cimini e la padrona di casa Anna. Dimenticavamo il bere, ma non ci può essere dubbio: da Bottega, un ruvido Lambrusco Grasparossa L’Acino di Corte Manzini; al Mirasole, il sapido sorso del Lambrusco di Sorbara Rimosso di Cantina della Volta.

E allora alla fine della tenzone chi ha vinto? Non saprei dirvi, la certezza è che ritornerò, e ritornerò.

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