Marianna Vitale: la forza della fame

15 gennaio 2014

Sì, più che la ragione è lo stomaco che ci guida” (cit. Jacques-François Ancelot). È la risposta più diretta e spiazzante che ho ricevuto. Lo chiedo a tutti, senza distinzioni tra stelle, forchette, diplomi e riconoscimenti vari: perché cucini? Lei, Marianna Vitale, 33 anni, napoletana di via dei Tribunali, mi dice così: “La spinta verso i fornelli è stata la fame. Avevo sempre una cavolo di fame che non mi mollava mai e allora fin da piccola ho capito che era in cucina che dovevo stare. Lì succedeva sempre qualcosa, magari non mi muovevo per ore e guardavo mia nonna mescolare, condire e assaggiare. Quasi come fosse una maga intenta a preparare pozioni magiche per chi ci veniva a trovare”. Così dopo un po’, invece di aspettare, Marianna inizia ad autoprodursi i piatti. Scatta l’amore verso il cibo e la passione non si ferma più. Oggi, qualche anno dopo i primi esperimenti è la chef e proprietaria di Sud, a Quarto.

Marianna Vitale

Lo sapete che non mi dilungo nel descrivervi la storia professionale degli chef, le loro esperienze o i maestri ai quali si ispirano e con i quali spesso collaborano. Tutti possiamo capire che se uno è bravo lo è perché si è fatto, come si dice, un mazzo tanto nelle cucine di mezzo mondo. Mettiamoci un po’ di talento e di predisposizione naturale verso la materia, gli anni passati a provare, inventare, accostare e studiare tutte le declinazioni possibili del cibo, però ciò che marca il confine tra professionista e appassionato è, per me, il motivo che spinge ad intraprendere un percorso di vita che non è assolutamente facile. Per Marianna il motivo è stato l’appetito e, come naturale conseguenza, la scoperta del buono: “Mia madre mi racconta che alle medie invitavo spesso le mie compagne a casa per fare i compiti. In realtà io dedicavo più tempo a preparare lo spuntino che a studiare china sui libri. Godevo, e godo tuttora, della soddisfazione delle persone che mangiano i miei piatti“.

Sud, Quarto

Insalata aromatica su crema di fegato, gamberi rossi e yogurt greco

Aprire un ristorante di livello a Quarto è un atto di coraggio, e quello di Marianna è fortificato da un’energia ribelle sprigionata dalla sua figura minuta che mi ricorda tanto quella di Ani Di Franco, quando a soli 18 anni fondò la sua casa discografica indipendente, la Righteous Babe Records, riuscendo con soli 50 dollari a registrare il suo primo disco. Marianna ha aperto il suo ristorante a Quarto per veder rifiorire il luogo in cui vive, per costruire una realtà nuova e positiva Con la differenza che Marianna non vive a Buffalo, ma in un paesotto fuori Napoli che rispecchia tutte quelle problematiche per le quali la Campania è sfortunatamente conosciuta e io le chiedo il perché di questa scelta. Di nuovo Marianna mi spiazza: “Perché no?” mi dice. È il posto dove vive e che vorrebbe veder rifiorire come se dal bello e dal buono si potesse ricominciare a costruire una realtà nuova e positiva. Ci sono in lei tutte quelle spinte e quelle consapevolezze che i giovani di oggi dovrebbero poter esprimere: “Chi nasce a Napoli non sarà mai svampito, qui si inizia a darsi da fare ancora prima di arrivare al lavoro, le difficoltà sono tutte intorno, basta riconoscerle e avere un piano d’azione per superarle. Si può fare, questo è il mio motto da sempre”.

Sud, Quarto

Minestra di mare con verdura e frutta di stagione

Non voglio cadere nel tranello della distinzione uomo-donna, ed è lei la prima a evitare accuratamente, durante tutta la nostra chiacchierata, di farlo. Mi viene naturale dire però che Marianna è la prima a mostrarmi così palesemente una volontà d’acciaio e una dedizione totale al suo mondo che raramente ho percepito in altri suoi colleghi. Sud è “il posto dove io e mio marito Pino avremmo voluto mangiare”. Un prolungamento del desiderio di avere un luogo dove poter esprimere le loro passioni; Pino è un eccellente sommelier, una sorta di Utah Phillips (sindacalista e cantante folk) della nostra cuoca, che riesce a esprimere appieno nel suo spoken word tra i tavoli, il concetto di “The past didn’t go anywhere”.

Sud, Quarto

Tagliolini con vongole, pomodori gialli e profumo di liquirizia

Sei brava ragazza, brava davvero e mi sento conquistato dalla tua energia da vera riot grrrl! Energia che ho ritrovato anche nei suoi piatti con una particolarità: ogni portata è vestita di delicatezza, c’è una grande armonia di forme e colori, un apparire fatto di stile ed eleganza. Marianna dopo tanta esperienza ha capito che non è solo urlando contro le difficoltà della gastronomia grandeur che riesce un piatto. Il sapore però è dirompente, si spoglia di quegli abiti raffinati e si fa sentire in tutta la sua potenza. Mi succede con la Tartare di vitello, burro di alici del Cantabrico e polvere di anice o con i Tagliolini con vongole, pomodoro giallo del Vesuvio, aria di liquirizia e germogli di piselli. In un’intervista, Ani Di Franco diceva: “Il mio percorso è stato quello di chi parte da una comunità ben definita, per poi cercare di parlare al numero maggiore di persone possibile“. Il bello e il buono appunto, il femminile e il maschile che si mescolano, giovinezza ed esperienza che non si contraddicono ma si fondono insieme. Marianna è tutto questo e molto di più.

I commenti degli utenti