Antichi Sapori di Pietro Zito: un pranzo speciale

16 gennaio 2014

Sono capitato tra Foggia e Bari per lavoro, ero da solo. Finisco intorno alle due del pomeriggio e decido di telefonare all’osteria Antichi Sapori di Montegrosso, nei pressi di Andria. Ne avevo sentito parlare molto bene e ho voluto provare. Lasciata la strada provinciale che da Andria porta a Canosa, percorro un paio di km al volante della mia Panda a noleggio in direzione Murge, finché trovo una chiesetta, un campanile, un edificio che sembra essere lì da sempre e un gran numero di auto parcheggiate. Sono tutti qui per l’osteria? Sì. Entro e mi fanno sedere a un tavolo esattamente di fronte all’ingresso. Beh, mica male, sono stato fortunato a trovare posto. La porta è piena di adesivi: Espresso, Michelin, Slow Food e altri riconoscimenti vari.

Antichi sapori

l’orto di proprietà

Subito una ragazza mi porta dell’acqua, il cestino del pane e un crostino con sopra della caponata di verdure e un paio d’olive: buonissimo. Alla mia destra c’è una bacheca con delle foto di orti, ortaggi, ulivi. Leggo le didascalie e scopro che l’orto è a pochi metri dall’osteria ed è ad essa riservato, nel senso che ciò che produce viene poi trasformato in cucina e non è in vendita: un più sul registro. Ci sono anche le foto dello chef-titolare-mente di Antichi Sapori, Pietro Zito. Lo riconosco tra le persone con il grembiule che fanno avanti e indietro tra sala e cucina.

Antichi Sapori

L’interno del ristorante

Sul tavolo c’è una bottiglia di olio senza etichetta, ma con un rametto di ulivo che fa da tappo. Ne metto qualche goccia sul pane, assaggio, e mi convinco definitivamente di non essere in un posto qualsiasi. Una ragazza mi porge il menu. Sulla parte sinistra c’è una lista da una dozzina di antipasti e in fondo alla pagina il prezzo: antipasti 12 euro; a seguire sono elencati i primi, i secondi e i dolci. Mi prendo un paio di minuti per liberarmi dall’imbarazzo della scelta e dico al cameriere: “Guardi, gli antipasti sembrano tutti buonissimi. Ne scelga uno per me, poi prendo delle orecchiette integrali con le cime di rapa e basta. Dopo pranzo torno a lavorare“.

ricotta

ricotta con sedano caramellato

Cinque minuti dopo arriva una focaccia di grano arso strepitosa, della ricotta vaccina con il sedano caramellato (buonissima), un tortino di zucca, le olive dolci saltate, del pecorino con la cipolla di Acquaviva stufata, ceci e altro. La diversità, la qualità e la quantità di sapori, il chiacchiericcio della sala, la luce delle due di pomeriggio e un paio di calici di Negramaro mi fanno sembrare tutto perfetto. Solo quando ormai mi trovo al centro del turbine emozionale fatto di piatti che arrivano sul mio tavolo al ritmo di un dubstep mi domando: ma non avevo ordinato un antipasto solo? Vabbè, ormai è andata. Anche se pagherò un po’ di più, pazienza: quando mi ricapita?

Antichi sapori

Mandorle tostate

Mangio le orecchiette di farina integrale e il cameriere mi chiede: “Vuole assaggiare un dolce?” Sì, però che sia uno, rispondo. Dopo dieci minuti cosa arriva? Un filetto d’asino. Stavolta ho la lucidità di dire: “Forse ha sbagliato tavolo, io sono pronto per un – uno di numero – dolce“. “Ma no, assaggi questo!“, mi risponde il cameriere. Aveva un bell’aspetto e ho accettato l’invito. Il filetto, buonissimo e cotto alla perfezione, era condito solo con un po’ di sale e olio. Arrivano i dolci, quattro. Il cameriere mi porta poi una brocca in vetro da ¼ di litro piena di limoncello e una di amaro Pietro Zito, le mandorle tostate e il caffè. Costo dell’esperienza: 30 euro. Realizzo che i 12 euro in fondo alla pagina sinistra del menu si riferivano a tutti gli antipasti, non a uno solo. Mi viene spontaneo dire a chi si è occupato del conto: “Caspita, da noi al Nord un pranzo così sarebbe costato almeno il doppio“. La ragazza mi risponde: “E che c’è? Siete voi che siete strani“. Mi scappa un sorriso ed esco da quella porta: me la ricorderò per un bel po’.

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