Vini anticrisi: Etna Bianco Erse Tenuta di Fessina

16 gennaio 2014

Cosa ci fanno una produttrice toscana, un imprenditore milanese e un enologo valdostano sulle pendici dell’Etna? No, non è una barzelletta e gli attori di questa storia d’amore per un territorio non scherzano affatto. i vini della tenuta di fessina sono spiazzanti, lontani dall'alcolicità e dalla pesantezza di alcuni vini del sud Sono Silvia Maestrelli (già proprietaria dell’azienda Villa Petriolo a Cerreto Guidi), suo marito Roberto Silva e Federico Curtaz. Il set è Tenuta di Fessina, acquistata nel 2007 in Contrada Rovittello, a Castiglione di Sicilia. La scenografia è la muntagna catanese, uno dei terroir più in voga del panorama vinicolo nostrano. La grande tradizione passata (come testimoniano le molte vigne centenarie) e il recente rinascimento hanno permesso agli appassionati di scoprire questi vini, spiazzanti per via dei tratti quasi nordici, figli della montagna e del mare, ben lontani dallo stereotipo dell’alcolicità e della pesantezza di alcuni vini del Sud. Grazie a questo scenario stimolante e al fascino di una sfida coinvolgente, per Silvia, Roberto e Federico è stato naturale scommettere nella nuova avventura.

Tenuta di Fessina

Per raccontare al meglio questo straordinario territorio si sono scelti i suoi migliori interpreti, ovvero i vitigni autoctoni. La sensibilità di Silvia e l’ esperienza enologica di Federico hanno fatto il resto, portando Fessina sotto i riflettori della critica nazionale e non. Soprattutto grazie al Carricante a’ Puddara, dalla salinità cristallina e dall’acuminata acidità, e al Musmeci, Nerello Mascalese di connotazioni nebbiolesche, dedicato alla famiglia che curava precedentemente la tenuta. Ottimi vini di pregevole fattura, ma le nostre tasche in profonda crisi economica reclamano ossigeno e in nostro soccorso giunge l’ Etna Bianco Erse 2012. Anch’esso a prevalenza Carricante ma con contaminazioni autoctone di Minnella e Catarratto da vigne centenarie, affinato in acciaio per amplificare le doti di agilità e immediatezza. Riesce benissimo nell’intento grazie a un olfatto di bella espressività e mutevolezza coinvolgente: l’agrumato del cedro e del limone prende possesso della scena, poi le nuance esotiche del frutto della passione lasciano spazio all’ingresso trionfale delle bianche sensazioni della pesca e del melone invernale. Finito? E le sensazioni minerali? Ci sono, nettissime, con addirittura echi salmastri, accompagnati da sentori freschi, mentolati e infine vegetali di erba falciata.

Etna Bianco

Al sorso c’è tutto quello che ci si aspetta da un vino così leggibile: succo ma anche nerbo acido a sostegno, grande componente fruttata, freschezza, facilità di beva e quella salinità che non abbandona il palato e invoglia il sorso successivo. Da iscrivere di diritto alla categoria dei vini pericolosi, poiché finisce talmente in fretta da far sembrare bucata la bottiglia. Per 15 euro circa in enoteca è un gran bel bere: abbinatelo a delle polpette di baccalà in salsa verde.

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