Jerry Thomas: il covo della miscelazione romana

19 gennaio 2014

La prima volta che si attraversa la soglia del Jerry Thomas sembra di ruzzolare dentro una porta segreta del mondo di Harry Potter, un passaggio che ti conduce in un luogo inaspettato. Per arrivare svoltiamo in un’anonima via del centro di Roma (vicolo Cellini, 30), in un giorno d’inverno infrasettimanale in cui non c’è molta gente per strada. una porta di colore scuro simile a tante altre e un campanello che porta il nome del Professore, Jerry Thomas Cerchiamo il posto, ma siamo un po’ in ansia perché per entrare è richiesta una parola d’ordine. In teoria dovrebbe essere facile dedurla dall’indovinello proposto nel sito, ma noi siamo quasi dei babbani nel mondo della miscelazione, non possediamo i poteri magici richiesti e quindi non ci sentiamo sicuri. Arriviamo all’indirizzo e ci troviamo davanti una porta di colore scuro uguale a molte altre sulla via. Buio, anonimo, silenzioso. Unico segno di riconoscimento: una maniglia a forma di gufo. Il sospetto che stiamo per entrare alla scuola di stregoneria di Hogwarts ha quasi dei fondamenti. Sul campanello c’è scritto prof. Jerry Thomas, quindi suoniamo. Dalla porta si apre uno spioncino: un occhio ci osserva, poi apre la porta. Un personaggio dall’aria circense e con i capelli di Caparezza ci chiede: “Buonasera, avete prenotato?“. Affermativo. La porta si chiude per poi riaprirsi dopo qualche secondo: “Parola d’ordine? Ok, potete entrare, benvenuti“.

Jerry Thomas

Una volta entrati dentro ci si ritrova come per magia da qualche parte negli anni ’20 del proibizionismo, in un locale affollato, con un pianista jazz perso nel suo mondo di note, gente che fuma, gente elegante (qualcuno meno). Ci accomodiamo al bancone: il locale è piccolo non c’è molto spazio. Mentre diamo un occhiata al menu, ci rendiamo conto di non essere al bar, ma al cospetto di un alchimista: miscele, pozioni, elisir, si avvicendano sul bancone. Scegliamo due percorsi, uno più secco, l’altro più dolce: un punch e un altro cocktail simile a un Moscow Mule, ma a base bourbon. Non si serve vodka, quindi non pronunciatene nemmeno il nome, pena l’espulsione diretta dal locale. In fondo siamo nel regno dei whisky, dei rum, dei vermouth.

D’altronde qui siamo a casa dei seguaci del Professore e le regole le stabiliscono loro. Per passare una serata con tutti i crismi al Jerry Thomas dovrete rispettare alcune regole:

  1. Non accettiamo carte di credito, cash only.
  2. La prenotazione è obbligatoria.
  3. Il Jerry Thomas è un club privato: il tesseramento è obbligatorio.
  4. La password per accedere allo Speakeasy cambia frequentemente – sappiatela.
  5. Il Bartender ha sempre ragione la sua parola è legge.
  6. È proibito dormire sui tavoli, parlare di politica e di religione.
  7. Non parlate ad alta voce: speak easy.
  8. È concesso fumare, ma con moderazione.
  9. Il bagno è fatto per andare uno alla volta, ci siamo capiti.
  10. È proibito fare foto con il flash.
  11. Non chiamate i vostri amici perchè tanto non li facciamo entrare.
  12. Non chiedete la vodka, non la serviamo.
  13. Vorrei un Cosmopolitan: come sopra.
  14. Questa è casa nostra, di conseguenza facciamo come ci pare.

Tutto chiaro? Forse vi sembrerà pretenzioso, ma qui si respira un’aria di ricerca appassionata negli ingredienti, nelle spezie usate, negli aromi, nelle miscelazioni, che sono lontani dalla superficialità dei cocktail bar da discoteca dove il barman acrobatico prepara un rum e cola; qui c’è almeno il tentativo di recuperare le radici della storia e della cultura del vasto mondo dei distillati Made in Italy e non. Una ricerca che è tanto appassionata da portare alla creazione di un vermouth di casa, il Vermouth del Professore. Inutile stilare una lista dei cocktail: cambiano quasi ogni settimana.

Jerry Thomas

L’esperienza merita perché verrete catapultati nel mondo del bere miscelato di qualità in uno dei 50 migliori bar del mondo e rivivrete l’esperienza dei bar clandestini (speakeasy, appunto) degli anni ‘20 in America, quando si facevano esperimenti per camuffare le bevande alcoliche con altre analcoliche (nascondendole alla vista della polizia) e quando Jerry Thomas, storico barista statunitense detto Il Professore, scrisse il primo libro sui cocktail.

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