Fonduta, un piacere dalle mille varianti

22 gennaio 2014

Fonduta: basta pronunciare questa parola per provare una sensazione di calore e scatenare l’appetito. Sarà che le origini di questo piatto si perdono nella notte dei tempi (ne parla persino Omero nell’Illiade); sarà che è una delle ricette più adatte per scaldare i palati nelle fredde giornate invernali; sarà che un modo davvero goloso e conviviale di trascorrere del tempo con gli amici, ma alla fonduta nessuno può resistere. Avete una ricetta preferita? Sì, perché è facile dire fonduta, ma con questa parola si identificano tante specialità diverse per provenienza e ingredienti. Vediamone alcuni.

Fonduta di formaggio

Fondue

Sulle montagne italiane, svizzere e francesi la fonduta si realizza con il formaggio. In Svizzera la ricetta prevede la fusione di due latticini locali, il Gruyère e il Vacherin Fribourgeois, con un pizzico di aglio, un goccio di vino bianco e del kirsch (acquavite di ciliegie): il tutto viene preparato in un pentolino speciale chiamato caquelon. La fonduta francese, detta fondue savoyarde, è molto simile a quella svizzera, ma si utilizzano dei formaggi locali: due tipi di Beaufort con stagionature diverse, il tutto accompagnato da un’insalata con aceto e noci. Per la fonduta valdostana sono necessari invece uova, Fontina, farina e latte. In Piemonte si può trovare la variante profumata al tartufo.

Welsh Rarebit

Welsh Rarebit

Se la fonduta svizzera e quella italiana sono tra le più famose al mondo, in Europa anche altri popoli amano fondere il formaggio: in Galles, nel Regno Unito, la fonduta si chiama Welsh Rarebit (o Welsh Rabbit, coniglio gallese, anche se di carne non c’è nemmeno l’ombra). La ricetta era in voga negli anni ’50 come proposta per le cene della domenica o i cocktail party. Protagonista è il formaggio nazionale, il Cheddar, che viene fuso in un pentolino con tuorlo d’uovo, farina, salsa Worcestershire, senape e un pizzico di pepe. La fonduta viene poi versata su una fetta di pane tostato e servita. Una variante molto gettonata prevede l’aggiunta della birra (solitamente scura, ad esempio una stout) nella preparazione.

Fondue bourguignonne

Bourguignonne

Non solo formaggi, perché la fondue bourguignonne ha come protagonista la carne. Sembra che le sue origini risalgano al Medioevo e che questo fosse il pasto dei lavoratori nelle vigne della Borgogna. In una pentolino da fonduta si porta a ebollizione dell’olio e, una volta ben caldo, si cuociono dei bocconcini di carne immergendoli con delle apposite forchettine. La fondue bourguignonne può essere accompagnata da varie salse e prevede l’utilizzo di carne di manzo, ma c’è chi usa vitello, maiale, pollo o agnello.

Hot Pot e Sukiyaki

Hot Pot

La versione cinese della fonduta si chiama Hot Pot (ma la trovate anche sotto il nome di Fondue Chinoise) e invece che nell’olio la carne viene cotta in brodo e spezie. Dalla fonduta cinese deriva un’altra ricetta svizzera: la Fondue court bouillon. Ma restiamo in Oriente perché in Giappone la fonduta si chiama Sukiyaki: i pezzetti di manzo vengono cotti nel brodo a base di Sake (bevanda alcolica prodotta dal riso) e accompagnati da verdure.

Fonduta di cioccolato

Fonduta di cioccolato

In questo viaggio tra fondue non possiamo dimenticare la versione dolce di questo piatto: la fonduta di cioccolato. A reclamare l’origine di questa ricetta sono, tra gli altri, gli americani, ma ormai è facile assaggiarla in tutto il mondo. In un apposito pentolino si scioglie del cioccolato e poi si intingono dei pezzi di frutta o piccoli tranci di torta che diventano così ancora più invitanti. Quale modo migliore per concludere una serata tra amici?

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