Dedicato ad Agrodolce: un panino di ‘Ino

24 gennaio 2014

Alessandro Frassica è il proprietario di una bella idea: ‘Ino. Nel 2006, in tempi non sospetti, ha deciso che il futuro dello street food sarebbe stata la qualità e che la qualità poteva esprimersi al meglio con un panino. alessandro frassica, papà della paninoteca gourmet di Firenze, 'Ino, dedica una ricetta ad agrodolce La sua idea ha avuto successo e in brevissimo tempo la bottega fiorentina in Via de’ Georgofili è diventata meta di pellegrinaggio per buongustai da tutta Italia, e oltre. Anni dopo sono arrivati i punti vendita legati alla catena di Oscar Farinetti, Eataly: a Roma, Istanbul, Dubai, e a marzo anche nel nuovo store di Milano. Ho assaggiato diverse creature del bravo Frassica e i miei panini preferiti sono quelli a cui lui stesso è più legato: l’Ale e il Solito. Il primo con finocchiona, mostarda di peperoni, pecorino alle erbe aromatiche; il secondo con prosciutto crudo, pecorino fresco, salsa tapenade e pomodoro. I miei preferiti sino ad ora.

Panino Agrodolce

Perché ora c’è L’Agrodolce, il panino che Alessandro ci ha dedicato. Dentro c’è un salume antichissimo, la Mortadella di Prato, ormai quasi dimenticato e protetto da un presidio Slow Food. È una mortadella estremamente speziata il cui segreto sta in un ingrediente, l’Alkermes, che la rende particolarmente dolce. Altra nota dolce è la mostarda di fichi di Carmignano al quale fa da contrappunto un aceto di birra prodotto dal birrificio artigianale 32 Via dei birrai. Infine c’è la scorza di limone, a dare freschezza.

Alessandro Frassica

Alessandro Frassica

Com’è già successo con Cristina Bowerman, ho chiesto ad Alessandro di dirci 3 cose di cui un magazine dedicato all’enogastronomia dovrebbe occuparsi, ha risposto così:

  1. Un sito dedicato all’enogastronomia dovrebbe innanzitutto parlare di prodotti, degli ingredienti. È l’aspetto più importante quando si affrontano temi legati al cibo o al vino. È la base da conoscere, sta prima di tutto il resto.
  2. A seguire, si dovrebbe raccontare la storia dei produttori. Sono loro i responsabili diretti di quello che mangiamo. Un focus su chi lavora con passione e dedizione orienta la scelta ed educa alla riscoperta dei valori legati a terra, produzione, consumo.
  3. E poi, come è giusto che sia, ci si può finalmente dedicare al come cucinare e a chi sa farlo con maestria. Ma vorrei che arrivasse comunque dopo maggiori approfondimenti sulla materia prima. Senza dubbio.

 

Noi lo ringraziamo di tutto, panino incluso, ma ci rimane un dubbio da dissipare: chissà se effettivamente il pubblico dei lettori è interessato ad approfondire la conoscenza degli ingredienti o le storie di produttori. Chi lo sa?

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