Le Ragnaie: Brunello altissimo e purissimo

7 febbraio 2014

Per andare a trovare Riccardo Campinoti farete faticare un po’ il motore della vostra macchina, perché dovrete lasciare alle spalle il bel borgo di Montalcino e arrampicarvi fin su i 600 metri del Passo del Lume Spento, la zona più alta della DOCG. riccardo campinoti è riuscito a portare le ragnaie tra i nomi emergenti della denominazione del brunello di montalcino Non vi preoccupate però: se avete il Sangiovese che scorre copioso nelle vene, non potrete chiedere di meglio. Il panorama che vi si presenterà di fronte vi ripagherà ampiamente dei tornanti affrontati (nelle belle giornate riuscirete a vedere addirittura il mare) e vi troverete in una bella e accogliente azienda agrituristica. Riccardo è un ragazzo dal volto simpatico, appassionato di vino e rugby (l’ordine non è importante) che, passo dopo passo, ha portato Le Ragnaie tra i nomi emergenti della denominazione. A dimostrazione come, con serietà , rispetto del terroir e dell’uva principe di Montalcino, si riescano a raggiungere ottimi risultati anche in poco tempo.

Le Ragnaie

Riccardo parlaci de Le Ragnaie: la storia dell’azienda, la filosofia e la scelta del Biologico.
Le Ragnaie è un’azienda abbastanza recente. Fino al 2002 è stata di proprietà di una famiglia di Montalcino. Le prime vinificazioni risalgono all’inizio degli anni ‘90: ho ancora in cantina bottiglie di 91. Il vino prodotto veniva per lo più venduto all’agriturismo dell’azienda che era dotata di un ristorante molto frequentato. Quando siamo subentrati noi abbiamo iniziato un lavoro di riqualificazione dei vigneti aziendali che all’inizio comprendevano gli appezzamenti delle Ragnaie, nella parte più alta di Montalcino, e un ettaro nella zona del Petroso, sotto all’abitato di Montalcino. Negli anni abbiamo aggiunto altri appezzamenti a Castelnuovo dell’Abate e nuovi impianti alle Ragnaie. All’inizio avevo conoscenze piuttosto limitate: per me è stato fondamentale l’aiuto di Ottavino Temperini che già lavorava per l’azienda e conosce le viti una per una, e quello di Maurizio Castelli, sia nella parte agronomica che in cantina”

Qual è la filosofia aziendale?
“La nostra filosofia è quella di curare le vigne nel miglior modo possibile, cercando di non rovinare tutto in cantina, dove, con un metodo di vinificazione tradizionale, lasciamo che i vini invecchino in botti di rovere di slavonia dopo una lunga macerazione sulle bucce. Ho maturato la scelta del biologico dopo un paio di anni. Ricordo che un giorno l’agronomo mi fece acquistare un fungicida dal nome inquietante: Matador. Da quel giorno iniziai a leggere e informarmi sulla possibilità di sistemi di difesa alternativi e spinto da curiosità e incoscienza approdai subito al biodinamico. Una volta rinsavito dagli estremismi antiscientifici della biodinamica siamo passati al biologico e dal 2009 siamo certificati. Dell’esperienza biodinamica, oltre a una buona dose di pazzia, ho conservato l’attenzione per la cura del suolo, tramite l’utilizzo di inerbimenti e sovesci e l’avversione a qualsiasi concime“.

Quali sono i tuoi modelli a Montalcino, pur nel rispetto dello stile dell’azienda?
I miei modelli sono Soldera, Poggio di Sotto e Cerbaiona. Mi piacciono più i brunelli giocati sull’ eleganza rispetto ai brunelli caldi e potenti“.

Dopo lo scandalo Brunellopoli del 2008 sembrava che Montalcino dovesse subire un contraccolpo in termine di vendite: qual è l’attuale situazione?
Il contraccolpo c’è stato sicuramente. Per fortuna nel 2009 è uscita nel mercato una grande annata come la 2004 e le cose sono migliorate quasi subito. Alla fine credo che paradossalmente lo scandalo sia stato un bene per Montalcino. Chi ha lavorato bene e con serietà è riuscito a mantenere o incrementare il fatturato; comunque a distanza di 5 anni il livello qualitativo (in termini di tipicità) dei vini è sicuramente migliorato. Soprattutto sono molto felice che ci siano nuove generazioni o nuovi produttori che sono venuti alla ribalta, persone che lavorano con passione e dedizione cercando la qualità estrema. Credo che questa sia la cosa più importante per Montalcino negli ultimi anni“.

Le Ragnaie

La passione per il vino: chi ti conosce sa che sei solito stappare belle e prestigiose bottiglie italiane ed estere. Trovi sia stato ed è tutt’ora formativo per il tuo lavoro? I tuoi gusti su cosa si orientano maggiormente?
Faccio questo lavoro soprattutto grazie alla mia passione per il vino. Fin da ragazzino sono sempre stato affascinato, quasi ossessionato da questo mondo e sicuramente bere certe bottiglie mi ha aiutato nella formazione di un gusto personale. Soprattutto mi ha insegnato che tutti i grandi vini del mondo nascono da un lavoro meticoloso ma semplice ed essenziale in cantina. Mi hanno aiutato gli scambi culturali con altri produttori: sono andato diverse volte in Borgogna, in Chianti e nelle Langhe per vedere come nascono i miei vini preferiti. Cerco sempre di assaggiare e, quando posso, di visitare anche le altre aziende di Montalcino. Anzi, se c’è una cosa che auspico, è proprio una maggiore collaborazione tra produttori in questo senso“.

Le parole si tramutano in fatti e quindi in vino. Da una visita di qualche tempo fa, ecco le impressioni delle annate in commercio e non:

  • Brunello di Montalcino DOCG Vecchie Vigne 2009 (assaggio da vasca di cemento): è la vigna adiacente all’azienda, la più alta di quelle atte a Brunello. L’annata non è delle migliori e la vigna più fresca ha certamente giovato. Dopo un’iniziale riduzione sfodera incenso, arancia sanguinella e speziature fini da Brunello di razza. La bocca è acida, col classico timbro minerale-sassoso della vigna, tannino minuto che allunga la persistenza con una lieve passaggio a vuoto a centro bocca.
  • Brunello di Montalcino DOCG 2009 (assaggio da vasca di cemento): è il blend delle vigne dell’azienda e si mostra già più solare e disponibile, su toni più ferrosi, sanguigni. Tornano l’arancia e le spezie dolci di cannella e chiodo di garofano. Bocca più compatta del precedente, di buona struttura e tannicamente più marcata. Perde in eleganza ma non in sapore.
  • Brunello di Montalcino DOCG Vecchie Vigne 2010 (assaggio da botte): l’annata è di quelle da incorniciare, il vino pure. Frutto rotondo, ben cesellato, intenso, già nitido e godibile con la ciliegia e il lampone in primo piano a farmi dubitare che Riccardo abbia costruito un tunnel con Beaune: altrochè neutrini, qui passa Pinot Noir! Bocca che conferma le sensazioni olfattive, con forza ed energia sapido-acida. Verrebbe voglia di imbottigliarlo subito ma bisognerà pazientare. Le Ragnaie
  • Brunello di Montalcino DOCG Fornace 2010 (assaggio da botte): è la vigna a Castelnuovo dell’Abate e il protagonista dell’eterno dualismo con il Vecchie Vigne che divide appassionati e critica. Siete tutti avvertiti: sarà durissima un’altra volta. Se dovessi tratteggiare i contorni di un Brunello esemplare, probabilmente userei i colori di questo vino: selvaggio, frutto più scuro con chinotto e arancia in evidenza, carnoso e sensuale. Sorso sapido, ampio, lungo, si infila in ogni dove e occupa qualsiasi spazio possibile. Mette fuori lo striscione Okkupato e non se ne va più.
  • Chianti Colli Senesi DOCG 2011: Chianti di Montalcino perchè la vigna da cui proviene è al di sopra dei 600 metri indicati come limite massimo dal disciplinare; Riccardo quindi imbottiglia e classifica separatemente questo vino. Certamente specchio dell’annata calda con i toni accoglienti del lampone e della fragola matura, ferroso e terroso. Bocca calda, di buona dolcezza fruttata, insolitamente pacioccone, da bere piacevolemente.
  • Rosso di Montalcino DOC 2011: in prevalenza dalle vigne di Castelnuovo dell’Abate, mostra speziatura e frutto evidente. Bocca ampia e di maggiore struttura, toni caldi, autunnali, mantiene discreta bevibilità e lunghezza. Anche in questo caso l’annata incide.
  • Brunello di Montalcino DOCG 2008: l’annata è fresca e disomogenea nel comprensorio. C’è chi la considera grande e chi minore, la classica annata da interpretare bene; qui so solo che ha dato ottimi risultati. L’olfatto è elegante e variegato, con il legno di cedro, il frutto chiaro di lampone e pesca in evidenza predispongono ad un vino agile e sottile, mai scarno ma sicuramente non di impatto mastodontico. È così e non posso che rallegrarmene. Le Ragnaie
  • Brunello di Montalcino DOCG Vecchie Vigne 2008: inizia il match. Il pugile all’angolo blu sfodera colpi ben assestati, grazie all’olfatto tipico nell’incedere minerale, accompagnato dal fruttino borgognone. Si muove agile e gira intorno all’avversario, sapido e lungo con una dolcezza fruttata inaspettata e appagante che scalda la bocca.
  • Brunello di Montalcino DOCG Fornace 2008: il pugile all’angol rosso è invece classe e potenza fusa in un corpo scattante. Olfatto di arancia e erbe aromatiche, solare e nitido come i vini di Castelnuovo dovrebbero essere sempre. Movenze potenti ma anche feline, lunghezza e profondità, non soffre l’avversario, anzi sul mio cartellino vince di un’incollatura grazie anche ad una freschezza maggiore e una intensa arancia in chiusura. Suona il gong e mi sono divertito parecchio.

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