L’appello dei camerieri: siamo la categoria degli sfruttati

27 febbraio 2014

Pensate che nel mondo della ristorazione lo sfruttamento dei lavoratori sia più serio che in altri ambiti? È quanto sostiene un giovane in incognito tra le righe di una lettera comparsa lo scorso giovedì su Change.org. Si tratta di una petizione che riguarda il settore della ristorazione, indirizzata al Ministero del Lavoro, dell’Economia e dello Sviluppo e all’Inps. In due parole: ogni volta che qualcuno sottoscrive il manifesto, una mail viene indirizzata a queste istituzioni. L’autore, direttamente coinvolto nella questione, lancia un grido d’allarme. Leggiamone alcune parti.

Camerieri

“La durata normale del lavoro effettivo, per la generalità delle aziende commerciali, è fissata in 40 ore settimanali. Al fine di garantire la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, le parti convengono che la garanzia di un riposo minimo continuativo di almeno 9 ore rappresenta un’adeguata protezione degli stessi. Non credo ci sia un ristorante, pub, bar che rispetti queste regole, soprattutto i locali aperti giorno e notte. Il più delle volte si finisce di lavorare alle 2, alle 3 o alle 4 di notte per riprendere il servizio la mattina seguente o fare turni da 12 ore. Chi c’è dietro ad una macchina perfetta che funziona? Noi lavoratori sfruttati, senza una cena vera e propria prima o dopo il servizio, il più delle volte un misero piatto di pasta o qualche avanzo mangiato al volo, senza maggiorazione notturna, senza straordinari, senza pause, senza voce in capitolo, o così o avanti un altro”

Camerieri

“Il guadagno vero di queste aziende non è più sul fatturato, ma sul risparmio con contratti fittizi o sul nero nei confronti dei dipendenti. Contratti da 15 ore per poi farne 48, 50 o più senza straordinari. Contratti da apprendistato da 40 ore, poca spesa del titolare per via delle agevolazioni fiscali, ovvero se hai 31 anni non ti assumo perchè sei vecchio. Meglio un giovanotto. E i professionisti dove stanno in tutto ciò? Contratti a chiamata, senza TFR senza malattie, senza nulla, rinnovabili per anni senza problemi. Pagamenti a nero da pochi euro l’ora per un paio di ore extra nel week end. Senza entrare nello specifico della busta paga che non corrisponde mai alla paga effettiva. Se ci sono delle leggi perché nessuno le rispetta? Cos’è, un tacito accordo?”

Sicuramente in tempo di crisi ci si organizza per lavorare in qualsiasi condizione, certo sembrerebbe che il campo della ristorazione sia ancora una terra franca dal controllo istituzionale, dove tutto è permesso, compreso lo sfruttamento dei lavoratori.

È davvero così? Quanti di voi sono d’accordo con le accuse mosse dal giovane lavoratore?

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