Ristoranti per turisti: i consigli per evitarli

4 marzo 2014

Un fine settimana in una capitale europea con la dolce metà o la gita fuori porta con gli amici a fare baldoria: obiettivo, in entrambi i casi, è di stare bene e mangiare bene. Peccato che, allo sbaraglio, il rischio di incappare in una trappola per boccaloni a base di piatti infimi e pallide imitazioni di tipicità sia altissimo. Dato che ai nostri lettori teniamo particolarmente, vi raccontiamo le nostre dritte per evitare i ristoranti per turisti, locali che promettono tanto e deludono sempre.

  1. ristorante piazza navonaCamminare. Vi viene fame appena finito il giro dei Musei Vaticani? Avete voglia di qualcosa di buono all’uscita di San Marco? Resistete e approfittatene per vagabondare, allontanandovi dalle immediate vicinanze dell’attrazione turistica ed esplorando le zone meno esposte alla fiumana dei visitatori. Non esiste maggior rischio di fregatura di quello insito nel ristorantino-trattoria-pizzeria-gelateria a tre passi dalla Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini o all’ombra della cupola di San Marco.
  2. Location. Come nei matrimoni, conta il dove più che il come. Vi trovate davanti a una stradina molto carina, piena di tendoni colorati e tavolini all’aperto in sequenza mixata, ognuno coronato da un centrotavola di fiori finti o un candela smoccolata rubata alla casa delle streghe dell’Eur? Ecco, scattate una foto e andate avanti: i ristorantini tutti in fila, identiche variazioni sul tema, sono tipici del posto quanto il pomodoro maturo nella cucina islandese.
  3. CappuccinoOfferta, gastronomicamente parlando. Siete a Roma, e tra i piatti forti del locale vi propongono il baccalà alla vicentina, le lasagne alla bolognese e le arancine palermitane. A Torino, accanto al brasato trovate invece le orecchiette con i broccoli e i canederli. Per un tocco di classe, ogni piatto è accompagnato da una montagnola di insalata colta ai tempi dell’ultima glaciazione. Last but not least, il cappuccino per accompagnare la pasta al sugo. Se ancora non vi suona nessun campanello d’allarme, sappiate che #oggimuoro sarà l’hashtag del vostro prossimo status.
  4. Orario. Sono le undici del mattino, avete voglia di un semplice caffè con pasticcini, eppure accanto al tavolo che avete adocchiato c’è una coppia che fa fuori un doppio cheeseburger, o una pizza quattro stagioni con variazioni Vivaldi, perché secondo il loro fuso orario è ora di cena. La cucina macina da un’ora a pieno ritmo, perché il ristorante non si svuota mai di gente in preda alle voglie da jet lag: un ottimo indizio per posticipare la pausa caffè e scegliere un altro locale.
  5. menu per turistiLingua. Fuori dal locale, per fortuna, espongono il menu, ottimo punto di partenza. Dopo l’italiano però spuntano una quantità di bandiere che nemmeno alle olimpiadi di Sochi se ne sono viste tante. Inglese: comprensibile, apprezzabile. Poi spagnolo, francese, tedesco, cinese, giapponese, portoghese e mi dicono che l’arabo va forte. Da ultimo, corredo di foto dei piatti che risalgono ai tempi del Commodore 64. Al che è lecito chiedersi se non preferiate investire i vostri soldi in un corso di lingua piuttosto che in un pasto.
  6. Affabulatori. State passando oltre con fare deciso, eppure vi ferma un signore in vesti più o meno tipiche. Largo il sorriso, alto il morale, non vi chiede nulla. Sentenzia che dovete avere fame, che siete stanchi, che cercate un tavolo. E lui ha quello che fa per voi. È parente stretto del cameriere di Lilli e il vagabondo: voi non dovete parlare, pensa a tutto lui, dalla sistemazione all’ordinazione. Magari vi pagasse anche il conto.
  7. TuristiAvventori. Sbirciate con discrezione la clientela ai tavoli: è gente del posto, oppure i tavolini sono ingombri più di Reflex, occhiali da sole e guide turistiche che di piatti e bicchieri? La quantità di calzoncini al ginocchio e canottiere ha portato alla costruzione dell’indice Birkenstock: tanti più sandali sono presenti nel locale, tanto più alto il rischio di fregatura pro-turista.
  8. Cartelloni. Vi siete spinti con solerzia verso zone meno frequentate dai GPS dei turisti, eppure quei cartelloni del locale con le botti di legno e le tovaglie a quadri continua a fare capolino nelle foto dell’Iphone. In fondo, è proprio dietro l’angolo e la formula del pranzo a prezzo fisso è una tentazione forte. Lasciate perdere immediatamente e avrete scampato un grosso pericolo: a contrattare col tipo all’ingresso vi avrebbero regalato anche la suocera del titolare.
  9. Consigli. La carbonara a regola d’arte, o la pizza migliore della città: primo istinto è quello di chiedere alla reception del proprio albergo, a quel tassista che vi ha raccattato alla stazione oppure alla barista dal sorriso mite: non fatelo. Oppure fatelo, ma poi non dategli troppo retta. Metà delle volte vi consiglieranno il posto dell’amico che non ha mai fatto un soffritto ma ha appena aperto un ristorante, l’altra metà vi manderà in uno dei posti sui quali prendono una percentuale. In entrambi i casi, non sarà la carbonara o la pizza della vostra vita.
  10. 2spaghiVetrofania selvaggia. Una volta avere l’adesivo della Michelin era motivo di vanto. Poi arrivarono il Gambero e Slow Food, e cuori e portafogli hanno potuto tirare un sospiro di sollievo, perché  come le figurine Panini, erano garanzia di qualità e motivo di vanto. Un giorno, poi, sono comparsi nuovi adesivi: forchette, lettere, fiori, acronimi, simboli di religioni pagane ignote. Dovrebbero rassicurare, ma provocano sconforto e crisi di identità: chi siete, perché siete, cosa significate, da dove venite? Non rispondono, e ai maleducati è meglio non dar retta.
  11. Pancia. Infine, usate la testa ma anche la pancia: se il ristorante che vi hanno consigliato non vi convince, non andate. Se la bocca saliva per un piatto che avete adocchiato per strada, ma il ristorante in questione non è segnalato da nessuna parte, buttatevi. Provate, rischiate qualcosa, annusate l’andazzo e seguite le voglie. Lasciate stare le guide, i blog, le recensioni e i passaparola: a volte il pasto migliore della vostra vacanza è proprio là, a un passo dalla vostra bocca e anni luce dalla vostra guida.

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