8 marzo: tutte le donne del cibo

8 marzo 2014

La Festa della Donna è spesso per la controparte maschile un’indulgenza plenaria. Sì: ci si illude che con una mimosa, un cioccolatino o un lasciapassare per una serata di bagordi con le amiche, si riceva facile perdono per tutte le volte che ce li si è dimenticate durante l’anno. per la festa della donna lasciamo da parte fiori e cioccolatini per omaggiare il genere femminile nel suo rapporto col cibo Eppure non vi è nulla di più sbagliato che ridurre la donna a un rito, a quel mazzo di fiori che si acquista perché è usanza farlo, a quella frase dolce e scontata che ci si è fatti suggerire dal fiorista in mancanza d’idee. Per questa ricorrenza speciale, che proprio noi uomini dovremmo imparare a onorare ogni giorno, non parleremo allora di petali, di cioccolatini né di cene a lune di candela. Per ricordare quanto il genere femminile sia speciale, lo si omaggerà nel suo rapporto con il cibo. E non di certo perché la donna debba essere relegata ai fornelli, così come qualcuno ingiustamente potrebbe pensare, quanto perché da questa relazione il sesso forte – che poi così forte non è – ha solo da imparare. Di seguito, la nostra visione sul contributo indispensabile della donna per l’evoluzione e la cultura culinaria e, sebbene la semplificazione narrativa ci imponga una categorizzazione, non si prenda quanto segue come un facile stereotipo. Piuttosto come una dichiarazione d’amore.

  1. nonnaNonne: il viaggio nel mondo dell’unicità del genere femminile non può che partire dalla tradizione. Protagonista sono loro, le nonne, il punto d’unione tra quella cucina del passato che rischia di scomparire e gli impeti della modernità. Con l’opera continua di tramando di saperi, e sapori, di un paese ormai profondamente cambiato, permettono al cuoco moderno di rimanere con i piedi ben saldi a terra, di non dimenticare i valori della natura e del vivere semplice, di curare come figli gli ingredienti perché anche un solo pizzico di sale in più può fare la differenza. Un compendio di conoscenza popolare irrinunciabile: le nostre nonne probabilmente sono cresciute in un periodo di conflitto, dove in cucina ci si doveva arrangiare con quel che c’era, e sono diventate madri nel pieno del Dopoguerra, dove a chiunque era garantita una chance, ma non sempre se donna. Hanno subito sulla loro pelle cosa significhi davvero essere relegate ai fornelli, ben prima che la storia si accorgesse di quanto fosse ingiusto, e hanno trasformato questa catena in un ineguagliabile mezzo d’espressione. La cucina è stata per loro quel Talismano della felicità di Ada Boni, ancora oggi valido a 85 anni di distanza.
  2. MammaMamme: l’amore per l’alimentazione e la buona cucina non può prescindere dal ruolo delle madri. Dall’allattamento all’età adulta, è la mamma che si preoccupa di educare i figli all’importanza della nutrizione. E non perché la donna debba provvedere unicamente ai bambini – molti padri oggi si armano di cucchiaio, pappetta e pazienza – quanto per quel legame atavico che la lega ai figli sin dalla gravidanza. Si pensi al ruolo fondamentale dello svezzamento, dove la madre educa il figlio ai sapori, agli abbinamenti, gli fa scoprire il mondo un boccone alla volta. Ed è un percorso che rimane identico anche in età adulta, perché anche a distanza di chilometri le madri chiedono ai loro bimbi – ormai cinquantenni – se abbiano mangiato, li sgridano per quell’ingrediente sbagliato, non esitano a imparare anche il più complesso dei social network pur di fornire a distanza la ricetta dell’amato polpettone, “perché buono come lo fai tu, mamma, non lo fa nessuno“.
  3. julia-childCuoche e donne di sala: nell’immaginario collettivo, il mondo della cucina professionale è ad appannaggio degli uomini. Si sente sempre parlare di grandi chef, negli ultimi tempi sempre più spesso fenomeni mediatici da tramutare in sex symbol, eppure l’universo della ristorazione è ricco di esempi al femminile. E non solo perché le cuoche sono tutto fuorché sottostimate, ma spesso perché è proprio una donna a guidare il cliente nel suo percorso gustativo. È solitamente una donna che riceve gli ospiti alla reception, è altrettanto frequente sia lei a prendere le ordinazioni, a servire le pietanze in tavola, ad assicurarsi che la cena proceda nel migliore dei modi e che i commensali ricevano risposta a ogni loro necessità. E nonostante questa professione sia spesso intrisa di stereotipi e connotazioni negative – “è una semplice cameriera“, si dice – ci si dimentica quanto la presenza femminile sia insostituibile. Il migliore degli chef non sarebbe nulla senza il servizio, il più ricercato dei piatti non stupirebbe occhi e palato se fosse presentato senza cura.
  4. SommelierSommelier: se c’è un ambito dove le donne hanno infranto ogni stereotipo, dove hanno mandato in frantumi quel glass ceiling che spesso impedisce loro di raggiungere la stessa soddisfazione professionale della controparte maschile, è quello del vino. Proprio così: da una decina di anni, non c’è concorso dove una donna sommelier non sbaragli gli uomini. Nel 2010, ad esempio, la stampa italiana titolava Le migliori sommelier sono donne, nel riportare i casi esemplari delle campionesse Rudina Arapi e Valentina Merolli. E su di loro si è detto di tutto: avrebbero un palato più sensibile, godrebbero di una marcia in più rispetto agli uomini, la biologia le aiuterebbe. La realtà, però, probabilmente non ha a che fare con i geni: le donne hanno raggiunto questo successo perché, proprio per il glass ceiling di cui sopra, si sono impegnate con determinazione per dimostrare le loro capacità, non si sono arrese davanti alle sfide, hanno smantellato quella roccaforte che solo pochi decenni fa era del tutto al maschile. E agli uomini, allora, non resta che sedersi e imparare.
  5. donna in carrieraProfessioniste della comunicazione: uno degli ambiti legati al cibo dove le donne si ergono come eccellenza da imitare, è certamente quello della comunicazione. Critiche gastronomiche, responsabili della comunicazione di grandi gruppi imprenditoriali, addette stampa, giornaliste e food blogger: quando il cibo deve essere raccontato, presentato, proposto al pubblico, la professionalità femminile non ha rivali. E non perché agli uomini manchino le parole, forse perché questo ambito permette loro di avvicinarsi al cibo senza quelle connotazioni futili che, ancora oggi, associano ingiustamente le donne al cibo.
  6. giovani al barGiovani: studentesse universitarie, neolaurate che girano la città come trottole da un colloquio all’altro, giovani professioniste che da poco hanno preso casa o semplici curiose delle proposte del mercato. Le nuove generazioni al femminile sono da tenere d’occhio, perché proprio dal loro spirito d’osservazione nascono i trend che si consolideranno poi nelle cucine a tre stelle. La donna non deve per forza brillare in quanto produttrice, può essere indispensabile – e lo è – come semplice consumatrice.

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