Scritto da voi: Ci mancavano solo i critici a scrocco

13 marzo 2014

Abbiamo ricevuto in redazione questa lettera da parte di un ristoratore romano. È il suo grido di rabbia o noia o indignazione verso un sistema che permette a tutti e con sempre maggiore facilità di esprimere e pubblicare la propria opinione su un ristorante, bar, enoteca, locale in particolare. lettera aperta di un indignato ristoratore romanoLa deriva dell’epoca dei blog e di Tripadvisor non è il sovraccarico di giudizi – che si annullano inevitabilmente l’un l’altro – bensì il triste avvento di un piccolo esercito di furbi che hanno pensato bene di fare del proprio giudizio, spesso inconsistente, moneta di scambio. Non ve lo spiego io, lascio che siano le sue parole a raccontare i fatti anche se, lo confesso, mi sono permessa di parafrasare un po’. Il succo però è questo e il parere che aspetta il nostro ristoratore è il vostro.

Ci mancavano i critici a scrocco

Cliente infelice

Carissimo Agrodolce,
sono il proprietario, anzi il socio, di un ristorante di Roma. Con i miei colleghi, non più così giovani, cerchiamo dal giorno dell’apertura di dare il massimo nel lavoro per accontentare i nostri veri padroni: gli amati/odiati clienti. E di questo vorrei parlare ma, intendiamoci, non di tutti i clienti. Molti di loro – per fortuna – sono persone gentili ed educate che ringraziamo ogni giorno per scegliere noi. Ma avete mica presente quante difficoltà dobbiamo affrontare noi ristoratori oggi, con questa nuova, misteriosa generazione di avventori?

Un tempo il cliente arrivava: a volte era felice, a volte si lamentava, a volte persino fuggiva senza pagare, come quel bambino che suona ai citofoni e poi scappa. Sai che novità. Il cliente non si presentava dopo aver prenotato un tavolo per 15 persone in una sala da 10 di sabato sera, lasciava nome e numero falsi, ti mandava indietro bottiglie di vino perfette perché “sa di tappo” e sguinzagliava il bambino impazzito per il ristorante permettendogli di esibire il passo del giaguaro sotto i tavoli degli altri ospiti, urlando come Tarzan. Niente di nuovo.

Ad un certo punto però li ho visti cambiare sotto i miei occhi. Lo sguardo di rabbia del cliente insoddisfatto che tanto temevamo di incrociare al tavolo, è mutato nel tempo in una fredda indifferenza. Anzi in qualcosa di più strano: un ghigno misterioso del tipo“ridi ridi, tanto domani non hai idea di cosa scriverò di te su TripAdvisor”. Ed ecco comparire quindi recensioni da utenti con nomi strani, tipo Alafazar ’75, piene di rabbia che neanche un tifoso della squadra avversaria al derby, con storie di scarafaggi nel piatto, scortesia della cameriera, incompetenza del sommelier, piacioneria del proprietario e chi più ne ha. E ci siamo abituati anche a questo.

Ora però, caro Agrodolce, siamo un passo oltre. Ecco cosa ho ricevuto via Facebook nella mia cartella di posta privata proprio oggi:

Salve, scrivo recensioni su www.cometiscroccounacena.it. In questo spazio documento alcune mie esperienze vissute in ristoranti, enoteche, locali. Gradirei poter essere Vostro ospite per un aperitivo o cena per recensirlo in questo mio spazio. In attesa di un vostro gentile riscontro, vi porgo cordiali saluti.

Siamo alla deriva finale. Il cliente, cosciente di quanto fino a ieri ci abbia torturato in ogni modo possibile, ci propone una scappatoia, uno scambio: noi gli offriamo la cena e lui rinuncia alle lamentele e ai giudizi negativi su TripAdvisor. Anzi. Ci offre niente di meno che una critica positiva sul suo BLOG, aperto ieri, dove dirà frasi come: “nella splendida cornice” “il filetto era morbido e succoso” “ottimi gli ingredienti di prima scelta” e avanti così.

Come dovremmo comportarci? Accettare questi ricatti per non ricevere una recensione negativa che inevitabilmente nuoce al nostro lavoro – è inutile negarlo – o rispondere a tono a lui e a tutti quelli che approfittano dei mezzi messi oggi a disposizione dal web?

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