Le due peggiori cene della mia vita

24 marzo 2014

Oggi è tutto più semplice: la democrazia del web dona a tutti il potere, quasi in tempo reale, di giudicare, stroncare, lamentarsi, praticamente in tempo reale. Se non ti sei trovato a tuo agio o sei convinto di aver mangiato male, paghi e poi scrivi sparando spesso a zero di questo o quel ristorante, soprattutto se questo o quel ristorante sono famosi, di grido o alla moda. Io ho cominciato a scrivere di cibo, per delle guide, una decina d’anni fa: prima, (non c’era la fioritura di siti, blog, magazine sul web) nessuno della carta stampata me l’aveva chiesto, né ci avevo mai provato. Capita a tutti di vivere una pessima esperienza al ristorante, a volte talmente disastrosa da diventare memorabile Non mi ritenevo e, giustamente, non mi ritenevano all’altezza. Quando peregrinavo in lungo e in largo per lo stivale e fuori da esso e mi capitava la serata negativa o me la tenevo per me, oppure, con forse esagerata cautela, me ne lamentavo con la ristretta cerchia di amici appassionati. La cautela mi ha accompagnato anche quando ho cominciato a scrivere, diciamo così, professionalmente, sempre legata al motto di qualche buon maestro d’antan, che se l’esperienza a tavola era stata totalmente negativa, non si doveva scriverne. E dunque mi son sorbito di tutto: memorabile su tutti l’uscita in un noto ristorante romano in cui mi servirono uno spaghetto freddo e appena uscito dal pacco. Sono un fautore della cottura al dente, ma non della pasta cruda. Alla mia garbata contestazione l’oste rispose che lui la pasta la mangiava così: non mi rimase che offrirgliela, la mangi lei e la metta pure in conto. Ma se, scavando nella memoria, devo ricordarmi le cene più disastrose della mia vita, due affiorano subito nei ricordi.

Cena cattiva

La prima nella mia Catania. Piazza del Duomo, trattoria di pesce rinomata, io e una carissima amica. Ordiniamo: arriva il solito antipasto, da noi è così, sono abituato al caravanserraglio di piattini che ti riempie il tavolo, ma stavolta te lo riempie che quasi non puoi muovere le posate, crudi e cotti tutti insieme. Può riportarsi qualcosa indietro, me la porta dopo? No, la risposta, nemmeno troppo gentile. Sorvoliamo. Dopo cinque minuti, appena si cominciava a destreggiarsi in quel mare di piattini, svuotandone e impilandone qualcuno, il cameriere si presenta con i primi al grido di “dove li metto”? Li porti via, dico, con tutta la gentilezza possibile. Li poggia sul pass dietro il nostro tavolo. E finiti gli antipasti ce li ripresenta: anche a lui dissi, ma con meno gentilezza, li mangi lei. Arriva il patron, scuse, nuovo piatto di pasta, ma, colpo di genio, servito insieme ai secondi. E la consapevolezza che tutto intorno a noi girava allo stesso ritmo, perché si doveva fare il secondo giro di tavoli. Rimasi in silenzio, ma il momento del caffè e ammazzacaffè durò un paio d’ore.

Il secondo ricordo mi porta a Firenze. Piazzale Michelangelo, la più bella vista sulla città, hotel rinomato, ristorante molto consigliato con chef emergente. Scoprirò nel corso della serata che lo era a tal punto, che aveva deciso di emergere da un’altra parte. Prenoto, arrivo, prego si accomodi, ascensore, prema meno uno. Dubbi, aspettavo di trovarmi in una sala con vista adeguata e mi mandano al sotterraneo? Vabbè ma forse anche da lì, forse. Arrivo, una stanzetta, una coppia di stranieri, lei in ciabatte a mangiare prosciutto e mozzarella, una sorta di concierge mi accoglie. Subito un lampo attraverso la mia mente, quella è la sala colazione. Chiedo, con accortezza, ma è il ristorante? Si, stiamo però ristrutturando, sa è cambiato lo chef, anzi stasera vorrebbe proporle alcune cose che metteremo in carta. Capisco di essere in trappola, lo chef è un signore anziano e affaticato, che esce ogni volta a presentarmi piatti fra lo strampalato e l’esecrabile, mentre intanto gli stranieri erano andati a dormire, ero rimasto solo, nella sala colazioni, a cena. Vista la sua disponibilità, mi viene annunciato a fine cena, le facciamo pagare il conto con uno sconto del 50%, ma son pur sempre 100 euro del 2007. Chissà cosa avrebbero scritto oggi su Trip Advisor et similia. Io mi sono limitato ad uscire per godermi la vista di Firenze da Piazzale Michelangelo.

Se è vero che la stroncatura mezzo web di un ristorante può non trovarci sempre d’accordo, ricordare certe esperienze ha qualcosa di liberatorio. Potreste provare.

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