I tesori di Salina: Hotel Signum

9 aprile 2014

Alla natura si comanda solo ubbidendole (cit. Francis Bacon)”. Ho sempre pensato alle Eolie come a sette sorelle. C’è Lipari, la più popolosa, che porta il peso di essere la maggiore (per estensione) e sembra quasi adagiarsi sul mare con fare protettivo, come a voler controllare chi sta andando dove, spiando attraverso il bellissimo castello appeso alla roccia. le isole eolie ricordano sette sorelle, di cui Salina è la più fertile e lussureggiante Ci sono Vulcano e Stromboli, le ribelli, quelle che possono riservare sorprese fatte di fumarole e lapilli, in continua comunicazione tra la preistoria e il futuro, affascinanti come donne misteriose. Filicudi e Alicudi, le sorelle solitarie dal carattere schivo, brulle e selvagge ma non per questo meno accattivanti. Panarea è la più piccola ma la più audace, bella da togliere il fiato e sempre pronta a mostrarsi. Poi c’è lei, la sorella che racchiude tutte le bellezze delle altre sei e te le sbatte in faccia come a volerti sfidare e tu non te ne vorresti andare più. Salina è l’isola più fertile e ricca d’acqua dell’arcipelago: si coltivano uve pregiate dalle quali si ricava la Malvasia delle Lipari, un elisir di dolcezza difficile da non ricordare; qui ogni pianta e ogni fiore danno l’impressione di vedere i colori per la prima volta e solleticano il naso con essenze primordiali. La natura che non si limita a vasi o davanzali ma esplode in ogni angolo, in ogni superficie viva. A Salina c’è un posto che si è messo a disposizione di questa natura, ne ha rispettato la forza, l’assoluta impossibilità di controllarla e la delicatezza. Clara Rametta e Michele Caruso, proprietari e creatori dell’Hotel Signum (via Scalo, 15 Malfa Salina), si sono fatti invadere dal creato e hanno ascoltato la sua voce integrandosi perfettamente ad esso.

Tartare San Pietro

tartare di san pietro e ricci di mare

Il Signum è un’oasi non solo per il corpo e per la mente ma anche per la gola. Michele, il papà, e la piccola di casa, Martina, che è diventata ormai l’executive chef del ristorante, hanno deciso di portare Salina sul piatto lavorando meticolosamente sul rispetto dei sapori autentici e conservando la delicatezza delle consistenze e dei colori delle materie prime. La Tartare di pesce San Pietro e ricci di mare mi spacca il cuore perché è Sicilia, è sale e scoglio e onde; la Zuppetta di olive e scarola con crema di mandorle e spatola panata mi riempie la bocca di profumi forti che si attaccano alle papille per una passeggiata di piacere.

Arancino, Signum

Arancino con ragù di scorfano e zafferano

L’Arancino con il ragù di scorfano e zafferano è una trasformazione ardita ma veramente buona di una parte del mio DNA. Luca, il fratello maggiore, mi racconta dolcemente ogni piatto e io percepisco che non ci sarebbe così tanta bontà senza l’amore e l’unione che lega questa famiglia. Quando arrivo al dolce, uno Zuccotto di malvasia che mette un sigillo zuccherino a questo bel racconto eoliano, Martina, Clara e Luca si siedono con me e si raccontano, alternando voci ed esperienze in un canto corale, rispettoso dei ruoli e dei caratteri di ognuno.

Zuccotto, Signum

zuccotto di malvasia

Clara è una donna fenomenale, così legata alla sua isola da esserne da sempre promotrice di eventi e manifestazioni atte a farne conoscere l’unicità e la magia o a preservarne la bellezza che rischia spesso di essere contaminata dalle mani pesanti dell’uomo. Luca è la mente pragmatica della famiglia, si fa in quattro per gestire la struttura e racconta Salina come se parlasse di un’amante, di una madre, di un’amica. ogni componenente della famiglia fa la sua parte per accogliere gli ospiti e valorizzare i tesori che salina può offrire  Ne conosce ogni luogo, ha visto il mondo ma non sa stare lontano da questo mare, dalle rocce scavate direttamente dal soffio di Eolo. Martina invece ha poco più di 20 anni e gira spesso tra le cucine di chef importanti per imparare un mestiere complesso che si aggiorna sempre. Sa che può contare su una materia prima tra le più pregiate al mondo ma è anche cosciente del fatto che questo significa avere l’obbligo di saperla trattare con cura e deferenza, senza alterarne la potenza innata che racchiude. Mi raccontano di loro, delle loro esperienze e di quanto siano privilegiati a poter vivere e lavorare in un posto così. E io per l’ennesima volta penso alla forza della parola famiglia. Quella famiglia che ci genera sia fisicamente che psichicamente: ci dà natura e cultura, biologia e umanità, senza obblighi o divieti di essere quello che siamo, pura energia luminosa. Come la bellissima gibigiana che stanotte risplende sul mare di fronte alla terrazza del Signum: con questo scenario mozzafiato e una serie di buonissimi cocktails del bravo bartender Raffaele Caruso, inizio a scrivere il mio nuovo album, perché ne valelapena!

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