5 ristoranti giapponesi da provare a Torino

17 aprile 2014

Sono passati quasi vent’anni dall’apertura del primo sushi bar a Torino. Una vita fa insomma, quando la bolla della cucina etnica doveva ancora scoppiare e di miso, maki e tempura parlavano solo pochi adepti e la cucina giapponese era ancora sconosciuta ai più. a torino i ristoranti giapponesi e i sushi bar non si contano più, ma solo in alcuni casi vale la pena tornare Oggi il panorama gastronomico sotto la Mole è completamente stravolto e districarsi tra ristoranti giapponesi e sushi bar, è davvero impresa ardua. Troppe le variabili, pochi i posti in cui vale davvero la pena di tornare. Lo spettro è ampio: si va dalle formule all you can eat – il più delle volte da evitare con grande cura – ai pretenziosi locali fighetti (ce ne sono parecchi, purtroppo) in cui il mitologico rapporto qualità/prezzo ha il retrogusto amaro della presa in giro. Nel mezzo ci sono alcuni ristoranti cui è facile affezionarsi, scoprendo che oltre all’immancabile triade sushi-sashimi-tempura c’è di più, ovvero un universo gastronomico capace di stuzzicare piacevolmente le papille. Ecco i cinque ristoranti giapponesi da provare secondo Agrodolce: e i vostri preferiti, quali sono?

  1. WASABIWasabi (corso Francesco Ferrucci, 72). Più che un ristorante, una vera istituzione. La fama se l’è conquistata sul campo e resta un vero e proprio punto di riferimento della cucina nipponica a Torino. I dogmi delle preparazioni jap qui si rispettano con cura, a cominciare dal taglio e dalla qualità delle materie prime. Il risultato? Sashimi e sushi tra i migliori della città (forse persino il migliore). Dominano i grandi classici, dalla zuppa di miso al manzo in salsa yakiniku, in un menu che in sostanza non è mai cambiato da quando il locale ha aperto. Da provare il sukiyaky, pentolone con manzo e verdure lesse, servito rigorosamente bollente rivela un gusto impensabile . La sobrietà, che ai torinesi piace molto, si ritrova anche nell’arredamento: oltre alle sedute classiche, una parte è allestita con i tatami, dove ci si accomoda lasciando le proprie calzature all’ingresso.
  2. Homu, TorinoHomu (corso Turati, 9/a). Tra gli ultimi aperti in città, si è imposto come locale cult per i golosi di cucina del Sol Levante. I dodici anni di esperienza a Sapporo dello chef Ke Jin si ritrovano tutti nelle pietanze, raffinate anche nell’impiattamento. A cominciare dal sushi – il riso ha un sapore equilibrato e l’aceto è dosato con cura, finalmente – proposto in versione super classica con tonno e gamberi, oppure in versione più strong con gambero crudo e anguilla o con pelle di salmone in salsa teriyaki. Imperdibile la tempura mista, leggera e croccante comme il faut, appetitosa la osumashi, cioè la zuppa di pesce misto, con granchio, gamberi e alghe (oltre agli asparagi, se di stagione). Insolitamente ben assortita la cantina, con buone etichette di vini e champagne. Occhio ai prezzi.
  3. sushi osakaOsaka (via Rivalta, 23). La scelta è di quelle titaniche: meglio il salmon california roll o il branzino grigliato con salsa teriyaky? Per non sbagliare vale la pena di assaggiare entrambi i piatti, tra i punti di forza di questo piccolo ristorante vicino alla Fondazione Sandretto (e a due passi dalla fontana igloo di Merz): la zona non è centralissima, trovare parcheggio è un’impresa, ma l’Osaka è amatissimo dai cultori della cucina orientale. È uno di quei ristoranti giapponesi che gli amici ti consigliano dicendo “Il pesce è sempre fresco”. Da provare i ramen, le classiche tagliatelle di frumento servite in un brodo denso e fumoso, proposti in diverse versioni: da quella classica con bocconcini di maiale, alghe e kamakobo (pesce azzurro e surimi frullati), a quelle in brodo di pesce con cavolo, alghe e zenzero fresco.
  4. arcadiaArcadia (piazza Castello, 29). Metà sushi bar, metà ristorante italiano: per questo i puristi lo snobbano, ma il locale del gruppo Food & Company (di cui è socio anche Piero Chiambretti) è uno dei migliori della città nonché il primo a portare sotto la Mole pesce crudo, tempura e gelato al tè verde. E parliamo del 1995, quando il boom della cucina etnica era appena agli albori. Centralissimo, si trova in Galleria Subalpina tra Piazza Castello e Piazza Carlo Alberto, e colpisce per il grande salone scenografico dal gusto internazionale. Scegliendo con cura nello sterminato menu, ci si gusta un ottimo spiedino di capesante (hotate yaki) e una freschissima pidi tako, insalata di polpo con salsa wasabi. A dispetto della fama i prezzi sono accessibili: si cena con 38 €; a pranzo invece con 15 € ci si tuffa nel Bento Box, il classico pranzo al sacco giapponese, rivisitato in chiave sfiziosa con misto di nigiri, roll del giorno e sashimi. Ottima la carta dei vini.
  5. NoodlesSen Mi Ya (corso Peschiera, 167). Il fatto che diversi giapponesi che da anni vivono in città lo frequentino, è un punto a suo favore. La sfida è andare oltre il solito sushi e sashimi – di buona qualità, va detto – per lanciarsi in altri piatti della tradizione, sia a base di carne sia di pesce. Il piatto cult è in assoluto il maiale in salsa yakiniku, intingolo piccante ottenuto con salsa di soia, aglio, frutta e spezie, ma meritano un assaggio anche il polpo scottato in piastra condito con olio di sesamo e i calamari con salsa kabayaki (che vira sull’agrodolce mixando salsa di soia, sakè e zucchero). L’arredamento è minimal e, per chi ama le suggestioni orientali, c’è anche una piccola zona adibita con tatami. Attenzione a non confonderlo con il Sen Mi Ya Sushi Buffet, in corso Trapani: stessa proprietà ma evitabile.

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