Mattia Torre: dove mangia Boris

18 aprile 2014

“…noi siamo questo paese a cui piace mangiare, questo paese vitale e virile che quando c’è da mangiare mangia, senza troppe storie, questo paese che semplicemente mangia più di tutti gli altri paesi del pianeta, che nessun altro paese al mondo mangia più di noi, che noi siamo questo paese che mangia, senza se e senza ma”. Gola più o meno inizia così. È un racconto e monologo del brillante scrittore Mattia Torre, già sceneggiatore di Boris insieme a Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo.

Valerio Apreda Interpreta Gola

Valerio Aprea interpreta Gola

Lo abbiamo trascinato su Agrodolce per il suo rapporto viscerale con il cibo, simbiotico, ossessionato – ce lo dirà lui – come tutti gli italiani. Una relazione da osservatore affascinato del mondo della cucina-spettacolo che già in tempi non sospetti aveva omaggiato nell’opera teatrale (che ho avuto occasione di leggere e trovare geniale) Qui e Ora: il protagonista è un notissimo chef in guerra contro la rughetta e che cucina via radio. Esatto, uno chef radiofonico. Qui e ora è stato interpretato da Valerio Mastandrea e Valerio Aprea.

Mattia Torre

Mattia Torre

La prima volta che ho sentito qualcuno recitare Gola, lo scenario era dei più affascinanti: spiaggia di Vico Equense, stelle, mare, quintali di cibo eccellente, Fiorella Mannioia sul palco e il testo di Gola incastrato tra le asticelle di metallo del leggio per inaugurare l’ottava edizione di Festa a Vico.

Di cosa parla Gola?
È un pezzo satirico sul rapporto che hanno gli italiani con li cibo: follia. La colpa probabilmente è della seconda guerra mondiale, della fame di cibo che ci ha distrutto negli anni successivi e ora la situazione ci è completamente sfuggita di mano. Siamo ossessionati in un modo strano, oscuro e monotematico. Il cibo per gli italiani è un anestetico sociale, come un grande sedativo. L’esplosione mediatica degli chef è conseguenza di questa relazione morbosa che esiste però già da tempo“.

Qual è il tuo rapporto col cibo, per esempio, tu cucini?
“Mi diverto, sì.  So fare poche cose ma le faccio bene:  i primi, la carne, lo spezzatino, roba semplice”.

Ma cosa ti viene effettivamente meglio?
“…in effetti  un piatto c’è: le fettuccine al ragù bianco di manzo e maiale, cotto molto a lungo in brodo vegetale“.

Ossessioni a parte: ti piacciono i programmi di cucina?
“Mi fanno impazzire, sono uno spettatore della primissima ora, soprattutto dei canali per casalinghe. Anche lì è una cosa morbosa. Li trovo affascinanti quanto per altri lo sono i venditori di pentole. Ho seguito anche Masterchef ma quest’anno ho trovato meno azzeccate le selezioni“.

Che rapporto hai con la cucina degli altri paesi?
Mi piace moltissimo la cucina indiana, greca, thai. La mia preferita è la giapponese, ma mai a stomaco vuoto“.

Un’ultima cosa: qui siamo su Agrodolce. Si parla di cibo, di ricette e di ristoranti. Quali sono i tuoi preferiti a Roma?
“Te ne dirò 10, i primi 10 che mi vengono in mente”

  1. CesarinaCesarina (via Piemonte, 109): adoro l’atmosfera dei ristoranti uguali da 100 anni e l’emblema è questo Cesarina. Cucina bolognese strepitosa con un ottimo carrello dei bolliti. Il costo medio per una cena si aggira intorno ai 40 euro.
  2. Coromandel (via di Monte Giordano, 60). Un locale dove stare bene, accogliente, in pieno centro eppure lontanissimo come concetto a tutte le turisterie che lo circondano. Dalla colazione alla cena, passando per la merenda, tutto è squisito e di ottima fattura.
  3. antipasto-di-crudoOttavio (via Santa Croce in Gerusalemme, 9). Ristorante ideale per gli amanti della cucina di pesce, anche se il conto non è dei più leggeri. Piatti particolari con materie prime selezionatissime.
  4. PastificioPastificio San Lorenzo (via Tiburtina, 196). Mi piace per il bancone e per come si beve (e anche per il menu creativo ideato dal giovanissimo chef Fabio Pecelli ndr)
  5. Hamasei (via della Mercede, 35) è il mio punto di riferimento per la cucina giapponese, in particolare per sushi e sashimi, sempre di ottima qualità. L’atmosfera curata e il servizio attento fanno il resto.
  6. La Pace del PalatoLa Pace del Palato (via del Teatro Pace, 42). Me ne avevano parlato bene, così l’ho provato: davvero molto buono. Le porzioni magari non soddisferanno i più affamati, ma il menu merita di essere provato, in particolare per quanto riguarda i piatti a base di pesce.
  7. meridionaleMeridionale (via dei Fienaroli, 28): per me è come stare a casa. In una via tranquilla di Trastevere, Meridionale serve cucina mediterranea con influenze siciliane. Piatti forti: la millefoglie di melanzane e il salmone in crosta di pistacchio.
  8. Sagra del Vino – Da Candido (via Marziale, 5): preparano la migliore gricia della Capitale, secondo me. Si possono assaggiare piatti della tradizione romana più nota, dalla coda alla vaccinara alla trippa, senza dimenticare gli ottimi primi. Per concludere il pasto tozzetti e ciambelline al vino.
  9. VolpettiVolpetti (via Marmorata, 47). Una gastronomia di lusso dove fermarsi anche per le proposte del pranzo, spettacolari. La sera si può mangiare fino alle 21, magari dopo aver curiosato alla ricerca di salumi e formaggi da portare a casa.
  10. Il Sorpasso (via Properzio, 31) Mi piace moltissimo: come entri sei circondato da prosciutti ed è un gesto di grande civiltà. Taglieri di salumi e formaggi di qualità, con una buona scelta di vini e i cocktail del preparatissimo barman.

Interessante, soprattutto perché, secondo il nostro, a La Sagra del Vino fanno la migliore gricia della Capitale. Chissà se siete d’accordo.

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