Aspettando Unti e Bisunti 2: il ripasso

19 aprile 2014

Braccia conserte, bicipiti spavaldi, tatuaggi a vista, ghigno sotto i baffi. Parliamo ovviamente di Chef Rubio, il paladino dello street-food dello Stivale protagonista del programma Unti e Bisunti. In poco tempo ha ammaliato stuoli di donne col suo fascino rude e, diciamolo pure, bello zozzo come le porzioni di grassa libidine gastronomica che ha divorato. Ha fatto invidia agli uomini col fisico che gli ha lasciato il suo passato da rugbista. Ha magnato, cucinato, sfidato, vinto. Ha saputo persino perdere.

E ora, tra soli due giorni, sta per tornare: Unti e Bisunti seconda stagione, lunedì sera su DMAX (canale 52 del digitale terrestre). C’era da aspettarselo dopo il successo del format, oltre che del front-man. Un ingordo Gabriele Rubini percorrerà di nuovo in lungo e in largo l’Italia alla ricerca di nuovi santuari del cibo di strada e sfiderà ancora i migliori street-chef sul suo cammino. Facile intuire che in Unti e Bisunti 2 Chef Rubio farà tappa in città inedite, come Torino, o edite, come il ritorno a Roma.

Rubio

Dodici tappe e dodici puntate sono state il fulcro della prima stagione assieme agli step fondamentali che hanno reso Unti e Bisunti immediato e piacevole da seguire:

  1. Perlustrazione del territorio e soprattutto assaggi selvaggi del migliore street food in zona
  2. Regole d’ingaggio, ossia il guanto di sfida, scelta del piatto del giudice e della giuria, rigorosamente composta da palati autoctoni
  3. Caccia aperta agli ingredienti migliori
  4. Sfida ai fornelli
  5. Verdetto finale

Nel mezzo lo chef baffuto all’apice del suo – ormai leggendario – appetito mentre lascia i panni dell’avventuriero per vestire quelli dello chef. A questo punto ripassare i piatti protagonisti della prima serie sembra l’unico allenamento possibile per occhi e salivazione al tripudio ipercalorico che ci aspetta nella seconda stagione di Unti e Bisunti.

Napoli

Chef Rubio, rinominato Chef Danubio in un perfetto esempio di sfottò partenopeo, ha sfidato Antonio Moglie detto “O’Re d’a zuppa forte” nella preparazione della tradizionale marenna, un grosso panino che una volta rappresentava il pasto dei contadini per affrontare una lunga giornata di lavoro. Il soffritto napoletano o zuppa forte, che in questo caso rappresenta il ripieno, è a base di trachea, polmone, cuore e lingua di maiale.

Catania

Leones Catania

Rubio versus i Leones (padre e figlio) a colpi di griglia: involtini e polpette di cavallo, così come vuole la tradizione gastronomica catanese che ruota attorno a preparazioni a base di carne equina, frutto della forte presenza araba in Sicilia.

Roma

Chef Rubio c’ha bisogno de unto, più unto e a Roma c’è Ivano Er Mago der fritto misto alla romana ad aspettarlo. Dopo aver assaggiato carciofi alla giudia, baccalà e cervello, Rubio non ha dubbi: la sfida s’ha da fare. Le frattaglie protagoniste della sfida una volta finivano nel fritto misto delle famiglie più povere ed erano spesso consumate durante la vigilia di Natale.

Palermo

Pani-C-a-Meusa

Il pani ca meusa, panino con la milza, si fa secondo le regole di Rocky the King. Un cibo di strada che affonda le radici nelle tradizioni degli ebrei palermitani che, pur lavorando la carne, non potevano percepire pagamenti in denaro per questioni di culto, e quindi tenevano per sé le interiora come compenso.

Cetara

È la volta del famosissimo cuoppo, un cono di carta paglia ripieno di alici fritte, polpette di alici e alici imbottite. Imperdibile in costiera amalfitana, oggi incarna l’emblema dello street-food come fenomeno modaiolo. Rubio sfida Pasquale Torrente detto O’ Principe del cuoppo.

Firenze

Lampredotto

chef Rubio cerca con cura il “trippaio” da sfidare tra assaggi di lingua, poppe e passerina. Orazio Nencioni detto Il Michelangelo del lampredotto, col suo tipico chioschetto a quattro ruote, prepara un panino al lampredotto (ossia il quarto stomaco dei bovini) condito con salsa verde e piccante da paura.

Livorno

Il cacciucco

Livorno chiama cacciucco e cacciucco chiama Marco L’Pirata, pescatore e maestro nella preparazione di questa zuppa a base di avanzi di pesce, come si faceva una volta per non buttare quello rimasto invenduto sui banchi.

Bologna

Dopo principi e re dello steet food, finalmente è la volta di una donna: Marisa è decisamente la regina delle rane in umido. Servite anche impanate e fritte, le cosce di rana sono un piatto popolare ferrarese talmente celebre da trovar posto anche nei menu d’alta ristorazione.

Amatrice

Cicerchiata

Chef Rubio non ama la banalità e dunque, anziché sfidare Memmo Er Guru daa Amatriciana sul suo piatto forte, punta tutto sulla cicerchiata: un piatto di probabile origine abruzzese che conta svariati emuli nel resto d’Italia, è composta da palline dolci fritte e poi bagnate col miele.

Gaeta

Tiella polpi e cozze

Per preparare la tiella con polipi e cozze Chef Rubio chiede aiuto alle mani esperte di una signora del paese. L’obiettivo è quello di ottenere un impasto perfetto per abbracciare la farcitura. Il nome del piatto deriva da quello della teglia in cui veniva preparata questa torta salata. La sfida è contro Carlo Avallone, Il Tiellaro.

L’Aquila

Piatto sfida: pecora alla cottora. Preparazione tipica della fascia montana abruzzese, era consumata nel periodo di transumanza dai pastori, che cucinavano questo piatto in un tipico paiolo di rame detto “cotturo”, cuocendo a fuoco vivo le pecore morte di fatica o ferite. Non si butta via niente.

Rimini

Veniamo a un piatto tipico della riviera: il cassone con lumache di mare. Fatto con lo stesso impasto della celebre piadina, è un cibo di strada che, come tanti altri, ha origini povere. Veniva consumato come seconda portata durante i pranzi tradizionali e oggi lo si trova anche nei ristoranti di pesce e nelle trattorie.

Questo ripasso ci lascia in trepidante attesa della seconda stagione di Unti e Bisunti: con quali piatti Chef Rubio sfiderà gli esperti cuochi di strada?

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