Il senso di Davide Oldani per lo sport

26 maggio 2014

Il mondo si divide in quelli per cui lo sport è qualcosa da fare, qualcosa da guardare oppure qualcosa da ignorare del tutto“. Lo scrive Padgett Powell nel suo romanzo d’avanguardia – Interrogative mood – scritto in maniera sorprendente inanellando una sterminata sequenza di domande, dalle più semplici alle più surreali. davide oldani è indubbiamente il più sportivo degli chef italiani, a partire dalla sua passione per la bicicletta Se dovesse risponde al quesito, Davide Oldani non avrebbe dubbi: più che guardarlo, per lui lo sport è qualcosa da fare. La terza opzione, ignorarlo, non la contempla neppure. Perché nel panorama degli chef tendenza pop star, è il più sportivo e, archiviato il passato da calciatore, c’è un presente da fiero bike lover con almeno quattro o cinque ore di pedalata la settimana. Quante metafore e parallelismi tra lo sport e la vita: lo sforzo, la fatica, gli obiettivi da raggiungere, la determinazione. “Ma non voglio fare il filosofo o il poeta: non penso di certo ai piatti quando sono in bici”, spiega lo chef del D’O di Cornaredo. Lo spunto per parlare con lui di sport è la mostra Power of 10 all’Adplog, lo spazio espositivo che Alessandro Del Piero ha aperto a Torino: all’inaugurazione della personale del grande fotografo Steve McCurry, lo scorso venerdì, Oldani è stato chiamato per curarne il catering.

Oldani

Partiamo proprio da Power of 10. Ho partecipato alla presentazione e quando il direttore de La Stampa Mario Calabresi ti ha invitato a salire sul palco, mi sei sembrato molto emozionato di conoscere Del Piero. Era così?
Hai centrato in pieno il mio stato d’animo. Sono così, un ragazzo vecchio stampo, un po’ all’antica forse, che si emoziona ancora per le belle cose. Incontrare le persone che hanno successo e che reputi fuori dall’ordinario, mi provoca una certa emozione. Poi c’era anche McCurry, che è un genio assoluto“.

In quel contesto hai spiegato le tue dieci pillole di filosofia pop.
Mi piaceva l’idea di essere al suo fianco a parlare: ripeto, è una persona che per certi versi è un mito. Poi abbiamo avuto modo di scambiare qualche battuta in privato e mi ha molto colpito. Proprio ieri ho avuto feedback positivi: so che sia Alex che il fratello hanno apprezzato ciò che ho preparato. Sono contento perché quando la gente mangia le mie cose, voglio che sia felice“.

Gioco di squadra, valorizzazione degli elementi della brigata, giusta assegnazione dei ruoli: è un azzardo fare dei parallelismi tra il calcio e la cucina di un ristorante?
È la stessa identica cosa: la squadra vince se hai dei buoni giocatori. Non basta un buon numero 10, e questo Alessandro lo sa bene: se hai un buon mediano di spinta, una buona ala, un buon difensore e un paio di centrali importanti, allora vinci“.

oldani

Per questo insisti da anni col concetto di gioco di squadra?
Ne parlo da sei, sette anni ma c’è chi ci è arrivato solo ora a capire che conta più la squadra che l’individuo. Nel calcio, come nella cucina, vinci se tutti collaborano: se chi lava i piatti lo fa bene, chi si occupa dei primi lo fa con cura, chi accoglie la gente lo fa col sorriso“.

Prima dell’infortunio che ha interrotto la tua carriera di calciatore, nella Rhodense (serie C 2), eri un promettente centravanti: in cucina che ruolo giochi?
Faccio un po’ l’allenatore-giocatore perché coordino e in più gioco, cioè lavoro. Ma confesso che il calcio giocato non mi manca: a una certa età bisogna fare delle scelte e fare quello che ci fa stare bene. Mi piace lo sport in generale ma in questo momento faccio solo ciclismo“.

Dal gioco di squadra, col calcio, all’individualismo della bici: di recente hai rilasciato un’intervista a Sport Week nella quale hai raccontato che, per scelta, in bicicletta vai quasi sempre da solo.
È il mio modo per rilassarmi e per riflettere. Il mondo dalla bici è molto bello, si colgono bellezza e sfumature inaspettate. Andare in bici significa darmi sempre degli obiettivi di allungo e di resistenza“.

Bianchi - 02/04/2014 - foto Antonio Pisoni/BettiniPhoto©2014

Sei più competitivo con te stesso o con gli altri?
Con me stesso. Per me le cose più belle vengono dalla fatica. Ma non voglio fare il poeta: non è che penso ai piatti mentre sono in bici, mi serve solo per staccare e per sciogliere certi pensieri“.

In cucina sei più un velocista o uno scalatore?
Sicuramente uno scalatore, come in bici. Di recente ho fatto la Gran Fondo Internazionale Felice Gimondi, una grande festa con oltre 2200 amatori: all’inizio è stata dura, poi sono riuscito a portarla a termine con grande sacrificio e forza di volontà“.

Stai seguendo il Giro d’Italia?
Purtroppo poco, ma sabato andrò in Piemonte a seguire la tappa perché è una competizione che mi appassiona molto“.

Roberto Baggio

roberto baggio, uno dei miti calcistici di davide

I tuoi miti calcistici invece chi sono?
Qualche giorno fa ho giocato la Partita del cuore e il mio mister è stato Roberto Baggio: ho adorato il suo libro Una porta nel cielo e, al di là del calciatore, mi piace tantissimo e lo rispetto come persona. Anche Javier Zanetti per me è un grande, così come Demetrio Albertini“.

Proprio come te Albertini è uno degli ambasciatori dell’Expo 2015, tu per la cucina, lui per lo sport.
Esatto. Con lui stiamo lavorando a un progetto di calcio e cucina, assieme alla Figc. È ancora in fase di realizzazione ma l’idea è quella di coinvolgere i ragazzi che amano il calcio indicando una cucina di qualità per il loro benessere“.

A proposito di Expo 2015, in questi giorni si fanno molte polemiche attorno a questo grande evento. Tu che idea te ne sei fatto?
Sono più che positivo a riguardo. Non commento le polemiche politiche“.

Oldani, Berton e Cracco per Expo 2015

Oldani, Berton e Cracco per Expo 2015

Da ambasciatore all’Expo hai dedicato anche un piatto: zafferano e riso alla milanese.
L’ho pensato in collaborazione con Samsung. Dentro c’è un po’ tutta la filosofia della mia cucina, ma soprattutto la valorizzazione della materia prima fatta dai contadini. C’è lo zafferano, che non dev’essere bistrattato e fatto cuocere venti minuti nel riso ma messo in infusione, e il riso cucinato in modo da esaltare al massimo la qualità del prodotto“.

È chiaro che sei uno di quelli per cui lo sport è più da fare che da guardare. Ma i Mondiali di calcio li seguirai?
“Assolutamente sì e andrò anche tre giorni in Brasile per un’iniziativa legata ad una Onlus, assieme al mio amico Enrico Bertolino e in collaborazione con la Rai: faremo una bella cosa, dal ritiro della Nazionale ma non solo”.

Istrionico come sempre, non ti sei fatto mancare il Davide Oldani Cafè, appena aperto nella nuova piazza del Terminal 2 di Malpensa.
In previsione dell’Expo è in corso un restyling di quella zona dell’aeroporto e sono stato coinvolto. È un lounge bar per il quale abbiamo pensato ad alcune chicche come panini, biscotti artigianali e chips di riso. Ma proponiamo soprattutto caffè di qualità, in collaborazione con Lavazza, servito con gli oggetti che ho disegnato per loro come l’ecup e l’espon. Ma non è finita: in ballo c’è un sogno da realizzare, ma ne potrò parlare solo tra un mesetto“.

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