8 frutti da riscoprire per l’estate

12 giugno 2014

Nonostante maggio sia stato avaro di sole e prodigo di piogge, giugno è arrivato a risollevare i nostri morali con raggi di sole e temperature che finalmente hanno deciso di alzarsi. oltre alla frutta estiva più amata e comune esistono altri frutti ottimi da riscoprire Tra qualche giorno sarà estate e nel nostro dizionario inconscio il sinonimo di estate è vacanze. Noi di Agrodolce siamo sempre alla ricerca di qualcosa di particolare da mettere sotto i denti, non ci accontentiamo del primo melone insipido e ghiacciato, né di montagne di lucidissime pesche-noci (o noci-pesche) ammonticchiate sui banchi degli ipermercati, o di cocomeri più simili a zucche che al frutto rosso e dolce di una volta. Abbandoniamo quindi per un attimo la frutta estiva più comune e mainstream e andiamo a scoprire i frutti dimenticati, quelli che si trovavano in tutti i giardini e gli orti delle case di campagna e che ormai sono un po’ difficili da reperire.

  1. NespoleNespole (fine maggio – giugno). Sono frutti che troviamo nei banchi dei più grandi mercati delle nostre città, ma vogliamo lanciare una sfida: chiedete ai vostri amici quanti di loro ne abbiano mai mangiata una e vi accorgerete che tutti le conoscono, ma probabilmente alcuni non le hanno mai assaggiate. Non tutti sapranno quindi che il nespolo viene dall’Estremo Oriente (Cina e Giappone) e che si è perfettamente acclimatato alle nostre zone. Maturano tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate e sono molto dolci: ottime da mangiare al naturale, sfiziose nella macedonia. Sappiate che con i noccioli messi in infusione nell’alcool, è possibile preparare il liquore nespolino; invece, per farcire dolci e crostate, è facilissimo farne una marmellata. A Trabia, nel palermitano, dedicano addirittura una sagra a questo piccolo frutto arancione.
  2. More di gelsoMore di gelso (giugno – luglio). Le more di gelso sono bianche ma esistono anche quelle nere, simili alle more di rovo; queste ultime sono più saporite, dolci ma allo stesso tempo leggermente acidule. Si mangiano appena colte o vengono utilizzate per fare marmellate. I gelsi, molto numerosi in Italia qualche tempo fa perché impiegati in bachicoltura, sono divenuti sporadici e difficilmente troverete i loro frutti in vendita. Andate a cercarli, magari con un amico che li conosce bene.
  3. Pesca tabacchieraPesche Tabacchiera (giugno – luglio). Ultimamente le vediamo spesso sui banchi della frutta, ma fino a qualche anno fa questa varietà di pesca era consumata quasi solo esclusivamente in Sicilia (quelle coltivate sull’Etna sono presidio Slow Food). La loro forma appiattita (che ricorda proprio una tabacchiera) è inconfondibile: hanno un profumo molto intenso, possono essere a pasta gialla o bianca, sono molto dolci e morbide di consistenza. Per questo il motivo il trasporto è difficile e, di conseguenza, il costo è elevato. Questa pesca, inoltre, andrebbe consumata pochi giorni dopo la raccolta. È ottima per la preparazione di gelati e granite ma anche per confezionare confetture.
  4. Uva spinaUva spina (giugno – agosto): anche questo frutto, simile al ribes, fa parte della categoria “O ce l’hai in giardino, o niente“; è un cespuglio che si trova sul limitare dei boschi, in zone montane, e appartiene più all’Europa del Nord che alla zona mediterranea. Il frutto di questo arbusto è simile a quello dell’uva, ma si presenta translucido, striato e con una leggera peluria. In passato veniva utilizzato per curare reumatismi e gotta in virtù delle sue numerose proprietà. Oggi viene usato perlopiù per gelatine e confetture. Se avete il pollice verde e spazio sufficiente, è possibile trovare le piantine da coltivare in numerosi vivai.
  5. MirabelleMirabole o Mirabelle (fine giugno – luglio): raro, ma possibile da scovare in qualche mercato del centro-nord, questo frutto è praticamente una susina in miniatura. Le mirabole possono essere rosse o gialle, leggermente più aspre di una susina normale, ma ugualmente succose. Se ben mature sono piacevoli da mangiare al naturale, altrimenti possono essere utilizzate per confetture oppure, come fanno nell’Europa dell’Est, per aromatizzare liquori.
  6. BiricoccoleBiricoccole (luglio): potrebbe sembrare il nome di un tenero animaletto da compagnia e invece è più semplicemente un’albicocca scura, derivante dall’incrocio naturale di quest’ultima con la prugna. Le sue caratteristiche ne tradiscono infatti la doppia origine vegetale: il colore della polpa e della buccia, la fragranza e la succosità sono quelle di mamma prugna, ma la consistenza, il sapore e la buccia vellutata sono quelli di papà albicocco. Questo ibrido curioso si è diffuso in Italia partendo dall’Emilia Romagna e dalla Campania e sono queste le zone nelle quali si può reperire più facilmente. La marmellata che se ne ricava è piacevolmente aspra.
  7. CorbezzoliCorbezzoli (fine estate): ecco un frutto che veniva utilizzato già dagli antichi romani e di cui abbiamo testimonianze in poesia (Ovidio e Virgilio) e nella trattatistica dell’epoca (Plinio e Columella). Il corbezzolo è dolcissimo ma questo sapore si può smorzare conservandolo sotto spirito, come si fa con le ciliegie. Si può anche far fermentare, tanto che in alcune zone della Corsica e della Sardegna (Gennargentu su tutte) ancora oggi rimane l’usanza del vino di corbezzolo. Più semplicemente può essere utilizzato per aromatizzare grappe e liquori, ma la vera curiosità è il miele prodotto dai suoi fiori: se l’avete assaggiato, ricorderete sicuramente la strana sensazione di aver assaporato un miele amaro.
  8. GiuggioleGiuggiole (fine estate): concludiamo con il proverbiale frutto che descrive la sensazione di piacere. Quante volte abbiamo sentito la frase “Andare in brodo di giuggiole” senza sapere il perché di questa espressione? Il noto modo di dire deriverebbe dall’appagamento dato dall’assaggiare questo frutto molto zuccherino che, se surmaturo, raggrinzisce come un dattero. La giuggiola è presente su tutto il territorio nazionale e viene consumata da sempre al naturale o utilizzata proprio per il famoso brodo, una specie di sciroppo che prevede l’aggiunta di vino e altri ingredienti (le ricette sono numerose e molto variabili). Particolarmente diffusa in Veneto, ad Arquà Petrarca (PD) ogni anno, all’inizio di ottobre, si tiene una festa in cui questo strano frutto è il protagonista.

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