I 10 luoghi comuni più abusati in cucina

25 giugno 2014

Durante la Settimana Mondiale del Luogo Comune, terminata da poco, anche noi di Agrodolce abbiamo fatto alcune riflessioni, ovviamente nell’ambito che più ci caratterizza: la cucina. Le frasi di circostanza che nel 99% dei casi sarebbe meglio non dire ma che puntualmente diciamo (perché tutti affetti da sindrome di saggezza mancata), non sono estranee nemmeno al mondo del cibo. Quali sono dunque i luoghi comuni gastronomici più abusati? Ve ne proponiamo un elenco ma vogliamo conoscere anche i vostri.

  1. MammoneCome la fa mia mamma, non ci riesce nessuno. Tipica frase pronunciata da uomo convinto che la madre abbia una marcia in più in cucina. Nonostante i minacciosi occhi a fessura della moglie, continua a ripeterlo senza riflettere bene su ciò che dice e senza ascoltare gli altri uomini che, pur non essendo fratelli, dicono la stessa cosa. È vero, i piatti della mamma sembrano sempre i più buoni ma è un parere molto poco oggettivo: quella è la cucina in cui si è allenato il vostro palato sin da piccoli ed è li che avete calibrato il peso di ogni alimento. Se mamma fa il sugo molto liquido, a voi non piacerà il sugo stretto; se mamma non ha mai cucinato la trippa, molto probabilmente non vi piacerà la trippa.
  2. AranciaLe arance sono ricche di vitamina C. Raffreddori, caldo improvviso, abbassamento della pressione ma anche semplicemente sete. Il succo di arancia sembra essere il rimedio ideale che toglie i peccati del mondo. E quando si chiede perché, la risposta è sempre la stessa: c’è la vitamina C. Poi se si chiede a cosa serva esattamente suddetta vitamina, la risposta solitamente non convince. Il problema è che l’arancia contiene sì vitamina C ma non è il frutto che ne contiene di più. È come se, per comprare il pane, invece di andare dal panettiere si andasse in salumeria: magari qualche panino si trova lo stesso, ma è altrettanto buono? Questo luogo comune contiene una traccia di verità, ma i reali apportatori di vitamina C tra i frutti sono fragole, kiwi, ribes.
  3. PistacchioTutto al pistacchio di Bronte. Chiariamoci: Bronte non è grande come il Brasile, che è famoso per le sue estese piantagioni. Si tratta di un piccolo comune che, spingi quanto vuoi, non ha una produzione infinita. Eppure sembra che il pistacchio di questo luogo sia ormai ingrediente immancabile di ogni gelateria, pasticceria o locale che voglia proporre una cucina ricercata. Il sospetto è che sia uso comune nominarlo ma molto più raro l’utilizzo reale.
  4. ZuccheriLo zucchero di canna è meglio dello zucchero bianco. È il luogo comune che si officia tutti i santi giorni al bar ogni volta che la tazzina è sul banco e l’amico vuole passarci la bustina di zucchero. Al barista sanguinano le orecchie in maniera così puntuale che qualcuno potrebbe gridare al miracolo, invece è solo stufo di sentire la solita solfa. Non è vero che lo zucchero di canna sia migliore dello zucchero bianco: se entrambi si chiamano zucchero vuol dire che condividono la stessa formula chimica e che quindi hanno lo stesso identico effetto sul nostro organismo. Sono dolci e calorici allo stesso modo, ma uno è estratto dalla canna da zucchero e mantiene un colore scuro, mentre l’altro si ricava dalla barbabietola e ha un colore chiaro. Se proprio volete qualche caloria in meno, allora dovete parlare di zucchero di canna grezzo che, non essendo del tutto raffinato, ha un potere dolcificante minore. Ma deve essere grezzo: le parole sono importanti.
  5. SurgelatiNon ho mai comprato cibi precotti. Un po’ come quando ascoltiamo piccole bugie di bambini ingenui, sorridiamo ogni qual volta un amico ci tiene a informarci che lui non acquista prodotti precotti che siano in scatola, surgelati o tenuti al reparto frigo perché “io cucino“. Per molti l’idea di doversi inchinare al volere del precotto è una vergogna, una mancanza di rispetto nei confronti di chi spende del tempo a tagliare sedano, carota e cipolla. Sicuramente l’idea di cucinare un piatto da cima a fondo rende l’uomo o la donna nobile ma nessuno, nel 2014, giudica l’altro se utilizza cibo precotto o già preparato.
  6. fragoleNon ci sono più frutta e verdure di una volta. Gli occhi degli anziani si riempiono di nostalgia non appena si parla di prodotti freschi; esordiscono sempre dicendo che la frutta di oggi non ha sapore, le verdure buone sono introvabili e che, quando finalmente ti capita qualcosa di buono, sono talmente tanto ricolme di pesticidi che non vedi un moscerino nell’arco di 10 km. Le giuste lamentele si concludono sempre con la frase “Quando ero giovane io sì che trovavi roba buona. C’era la fame ma quando il cibo arrivava era buono davvero“. In effetti l’agricoltura degli ultimi 60 anni è cambiata davvero tanto e sono cambiate anche le esigenze. Bisogna sfamare più persone e bisogna star dietro a molte più persone viziate quali siamo. Fortuna che in Italia abbiamo ancora delle punte di eccellenza ma, ahimè, questa volta il luogo comune è in buona parte vero.
  7. prodotti chimiciChissà quello che ci mettono dentro. È la frase tipica del papà che trova i figli a riempire di ketchup il piatto o mangiare würstel di provenienza industriale. Questo accade per via della diffidenza verso cibi non del tutto di matrice italiana, ma anche e soprattutto perché prodotti dall’industria del cibo appaiono sconosciuti e insidiosi. Alle grandi aziende alimentari si sentono rivolgere calunnie di ogni genere, come la produzione dei dadi da brodo con animali innominabili o che gi insaccati siano addizionati con ossa tritate di maiale. È il luogo comune nato dopo il boom economico per contrastare la proliferazione di alimenti che sempre meno somigliavano a prodotti commestibili. Oggi l’emergenza è rientrata e possiamo smetterla di usare questa frase se non accompagnata da giustificazione.
  8. DietaLunedì inizio la dieta. Se contassimo il numero di volte in cui noi o i nostri conoscenti abbiamo pronunciato questa frase, verrebbe fuori un numero da Guinness dei Primati. Certe volte dovremmo imparare a tenere la bocca chiusa, a prescindere che si voglia usarla per parlare o per mangiare. Il più falso dei luoghi comuni.
  9. Porzioni ridotteNei ristoranti raffinati servono solo porzioni micro. Sarebbe bene, per cominciare, analizzare la frase. Ristoranti raffinati significa ristoranti stellati e con una cucina ricercata. Chi lavora nel settore sente spesso dire dagli scettici che, a rendere speciale quei piatti, sono solo il prezzo e le ridotte dimensioni della portata. La realtà è naturalmente diversa: in genere dietro a un piatto di un ristorante di alta cucina c’è complessità di sapore. Una porzione abbondante potrebbe risultare eccessiva. I piatti micro solitamente fanno parte di un percorso di degustazione ampio, non si tratta di cenare con primo e secondo come in trattoria.
  10. Pesce e vino biancoCon il pesce ci vuole il vino bianco. È un po’ come il vestito nero che fa fino. Questo luogo comune non è una regola ma una una base per persone che non vogliono rischiare o che semplicemente vogliono dire qualcosa di furbo ma, evidentemente, non ci sono riuscite. Il vino in questione si sposa al pesce ma bianco è un termine troppo vago. Quanti vini bianchi esistono e quanto sono diversi tra loro? Stessa cosa vale per il pesce. Inoltre si potrebbe pensare di accostare un vino rosato al pesce, se non addirittura un rosso. Il tentativo è rischioso ma, se ben orchestrato, di sicuro successo. Insomma: una signora può andare a una cerimonia in abito nero garantendosi l’eleganza ma passando inosservata. Oppure può mettere un abito rosso sgargiante e diventare la regina della serata. A voi la scelta.

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