Pizze del Nord a confronto: Montegrigna by Tric Trac e Ciripizza

3 luglio 2014

Difficile fare confronti, impossibile stabilire classifiche valide universalmente: le pizzerie, i pizzaioli e le loro creature circolari, sono esseri estremamente volubili, umorali, lunatici. Una pizza non è mai uguale a se stessa: cambia la temperatura del forno, l’umidità dell’aria, il tempo di lievitazione, il cameriere lento che la serve con qualche secondo di troppo; due pizze lombarde messe a confronto, tra diversità e punti di incontro oppure è colpa del pizzaiolo che, pressato dalle richieste in sala, la estrae dal forno qualche attimo prima del previsto. Per non parlare poi del giudicante: può avere tanta o poca fame, essere servito con la sala vuota o strapiena, aver litigato in ufficio o essere innamorato. L’emozione a forma di pizza prenderà in ogni caso una sfumatura particolare. Come diverse, ma decisamente intense, sono le emozioni sensoriali provate assaggiando due grandi pizze lombarde: quelle di Bruno De Rosa, patron della Pizzeria Montegrigna by Tric Trac (via Grigna 12, Legnano), e di Cosimo Mogavero di Ciripizza (via Paolo Sarpi 63, Milano).

Montegrigna by Tric Trac

Tric Trac

Uno dei templi meneghini della pizza sta quasi una trentina di chilometri più a Nord del capoluogo, a Legnano. L’ambiente è semplice, da pizzeria di quartiere, con un bancone da bar tabacchi, la cassa, due vetrine e un forno protetto da una roccaforte di acciaio, quasi a non voler svelare i segreti che racchiude. Il servizio è oscillante, i tempi d’attesa non sono fulminei. La pizza invece è uno spettacolo già al primo sguardo: una tavolozza di colore, con rigonfiamenti irregolari, frutto della lunga lievitazione, e macchie di candido fiordilatte. Le dolci alici del mar Cantabrico si posano su impasti ben fatti, come ad esempio quello al finocchietto selvatico e con farine di origini differenti. La pizza di Tric Trac è croccante dal primo all’ultimo morso, non risulta mai gommosa, è profumata e digeribile: appena finita viene voglia di ordinarne un’altra.

Ciripizza

ciripizza

Si tratta di un angolo napoletano sul confine che divide Milano dalla Cina: siamo infatti in via Paolo Sarpi, cuore della Chinatown meneghina, che vanta anche oasi gastronomiche nostrane di pregio. L’ambiente è asimmetrico, con mosaici alle pareti e tavoli irregolari e ravvicinati che quasi s’incastrano alla perfezione; il forno è sotto gli occhi dei commensali. Il servizio è puntuale e cortese. La pizza è bassa, sottile e croccante, con un cornicione non troppo accennato: l’armonia del risultato finale è raggiunta facilmente. Tra le pizze più riuscite di sicuro c’è la Cetara, senza pomodoro e mozzarella, con un impasto integrale, scarola riccia, olive di Gaeta, alici di Cetara e la loro colatura: qualcosa di nuovo, ma che sembra familiare.

Una grande pizzeria la prima, una grande pizza la seconda. Per livello di proposta, innovazione, qualità degli ingredienti, unicità degli impasti, la nostra preferenza punta verso Tric Trac, anche se le emozioni non si mettono su un podio. Voi chi avreste scelto?

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