13 isole siciliane per il foodie che c’è in voi

14 luglio 2014

Le isolette che abbracciano la Sicilia sono come diamanti che adornano una perla antica: tutte diverse e tutte bellissime, piene di storia, di leggende e di magie. Ogni permanenza sull’Isola dovrebbe prevedere almeno una gita sulle sue isolette: predisponete il vostro animo allo stupore, ritrovate l’atteggiamento interessato e giocoso di quando eravate bambini, cercate di elencare tutte le sfumature dei fondali del mare, dal turchese al verde. In questa breve guida abbiamo raccolto il meglio di 13 isole siciliane per soddisfare la vostra anima foodie.

Ustica

ilfaraglione

Il faraglione

Iniziamo dalla dimora della maga Circe e delle piccole lenticchie biologiche (presidio Slow Food). Qui, tra tutti i locali, spicca Il Faraglione (cala Santa Marina), ristorante situato sul porticciolo usticense con una bellissima vista sul mare. Ottimi tutti i piatti di pesce tipici: cernie, scorfani e totani.

L’hotel ristorante Giulia (via San Francesco, 16) è al secondo posto solo perchè non si affaccia sul mare; tutti i piatti, infatti, sono deliziosi: imperdibile il semifreddo di fichi. L’altra attività d’obbligo dell’isola è esplorare il mare: che sia in apnea, con le bombole o con una semplice mascherina che si riempie d’acqua, i fondali di Ustica accolgono una notevole varietà di specie acquatiche del mediterraneo. Al tramonto alzate lo sguardo: il sole dietro lo Scoglio del Medico è un’esperienza mistica.

Vulcano

la forgia

la forgia

Invitiamo tutti gli appassionati di mondi lontani a salire (con prudenza) sul cratere custodito su quest’isola: troverete un panorama mozzafiato e sarà un’esperienza difficile da ripetere. Una volta scesi, fate un bagno di fango sulfureo con l’unica accortezza di stare attenti agli occhi. Dopo una lunga doccia purificante, fiondatevi senza indugio nel ristorante La Forgia (Strada Provinciale, 45): i cibi lisergici di Maurizio profumano di spezie, soprattutto il pane fatto in casa e le Casereccie col capone. Alla fine del pasto il gentile proprietario vi offrirà i biscotti di vino cotto accompagnati da Malvasia: imperdibili.

Poco decentrata ma direttamente sul mare, la Trattoria Da Pina (località Gelso) merita una visita: è il marito della proprietaria a pescare il pesce ogni giorno. Per concludere ordinate la ricotta al forno con marmellata di mandarino o crema pasticcera al limone: un idillio.

Lipari

d'ambra

pasticceria d’ambra

L’isola più grande tra le sorelle delle Eolie. Formata da ben 12 vulcani ormai spenti, è percorribile con piccoli autobus. Visitate le cave di pietra pomice e raggiungete il Belvedere Quattrocchi, chiamato così perché 2 occhi davvero non bastano per apprezzarne la meraviglia. Non basterebbero nemmeno 2 bocche per godere degli strepitosi dolci della pasticceria D’Ambra (vico Morfeo, 50): cannoli e crema pasticcera da urlo.

Per cena è doverosa una sosta al ristorante Filippino (piazza del Municipio): è stato aperto nel 1910 da un commerciante di stoffe marchigiano che si è innamorato dell’isola. Da allora, di generazione in generazione, le sue tavole si riempiono di squisiti ravioli alla cernia e tagliolini con bottarga. La lista dei vini è spessa come l’elenco telefonico, se ricordate ancora com’era.

Salina

porto bello

porto bello

Imperdibile la bellissima baia di Pollara che è stata resa celebre dal film Il Postino. Dopo tanta poesia non si può non aver voglia di dolce e le granite di Alfredo (Lingua, via Marina Garibaldi) sono tra le più buone dell’arcipelago. A pranzo come a cena, Porto Bello di Teodoro Bontempo (via Bianchi, 1) è un ristorante di qualità: ottimi gli spaghetti al fuoco e i secondi di pesce, uno su tutti il trancio di ricciola con panatura di pistacchi.

Filicudi

hippocampus

hippocampus

Nel mare prospicente Capo Graziano, a 30 metri di profondità, c’è un bellissimo museo archeologico sottomarino che merita una visita. Anche il ristorante La Tana (via Porto) merita più di una visita: triglie, cordialità e pane fresco sono le caratteristiche di questo locale. Se avete voglia di pasta, andate da Hippocampus (via Porto, 24) e non fatevi mancare quella filicudara mentre guardate il mare.

Alicudi

ericusa

ericusa

È tra le 7 l’isola più selvaggia, quella che più di tutte resta nel cuore. Per guardarla, percorrete l’antica mulattiera che sale il monte e godetevi il panorama che vi suggerirà progetti e desideri. Una volta scesi, vi consiglio di cenare nelle case private delle mogli dei pescatori: vi trovetere ad ascoltare storie difficili da credere. Infine, per godere di piatti gustosi e di una vista spettacolare, vi consiglio l’hotel ristorante Ericusa (via Regina Elena) caratteristico e buono.

Panarea

il macellaio

Antonio il macellaio

La più piccola delle 7 isole è senza ombra di dubbio la più chic. Potete divertirvi a girare per le sue stradine, scoprendo scorci affascinanti e raggiungere Cala Junco e Cala Zimmari, le due stupende baie di Capo Milazzese. Se vi siete stancati di mangiare pesce, potete dirigervi da Antonio il Macellaio (via San Pietro, 20) che mette a frutto il suo passato argentino per carni e verdure alla griglia davvero eccezionali.

Stromboli

ritrovo-ingrid

bar ingrid

L’isola è la punta orientale dell’arcipelago. Qui non c’è illuminazione pubblica e questo regala un meraviglioso cielo stellato anche nella piazza San Vincenzo, la principale del paese, di cui il Bar Ingrid costituisce un punto panoramico dove non potete non fare colazione. Da frequentare assiduamente è anche la Libreria Sull’Isola dove ogni mercoledì viene proiettato Stromboli – Terra di Dio, il film di Roberto Rossellini con Ingrid Bergman.

Un altro personaggio da conoscere, oltre a Iddu (il vulcano), è il camaleontico e simpaticissimo Zurro, lo chef dell’omonimo ristorante in via Marina. Lui stesso vi suggerirà i piatti del giorno, come ad esempio le tagliatelle nere con cozze e ravioli di pesce spada e ricciola.

Linosa

errera

Errera

Fa parte dell’arcipelago delle Pelagie. La Linosite è la sindrome d’innamoramento che affligge chi si è lasciato permeare da quest’isola, chi si è beato del tramonto dal Monte Nero, chi ne ha letto i colori e le dissonanze; lo sanno bene i membri dell’ACSI Matteotti, creatori di questa parola, che ogni anno organizzano imperdibili vacanze estive orientate allo sport e alla fotografia. Pare che questo sentimento nostalgico affligga anche tutti coloro che assaggiano le prelibatezze di un mare molto pescoso, di una gastronomia semplice e gustosa. Simbolo di tutto ciò è Anna Mascari che con la sua trattoria Da Anna (via Vittorio Veneto, 1) stupisce gli avventori con una zuppa di lenticchie e pesci alla brace assolutamente divini. La famiglia Errera (via Scalo Vecchio, 1), invece, ha una vera vocazione per il carboidrato, che condisce abbondantemente e cuoce alla perfezione.

Lampedusa

lampedusa

Vi avevamo già consigliato dove mangiare, ma un ripasso non può far male. È la sede di un centro del WWF per il recupero delle tartarughe che, tra fine giugno ed inizio luglio, depongono le proprie uova tra i bagnanti della spiaggia dei Conigli. Se il mare vi fa venire fame, provate il cous-cous del ristorante I Gemelli (via Cala Pisana, 2). Non avrete bisogno di altro.

Pantelleria

il principe e il pirata

il principe e il pirata

L’estrema propaggine meridionale d’Italia, nonché l’isola che è stata eletta dimora estiva di Re Giorgio (Armani, che ne possiede le chiavi), ha la stessa latitudine di Tunisi, da cui dista 84 km contro i 120 che la separano dalla Sicilia. È anche la patria dello zibibbo, un’uva dolcissima da cui si ricavano vini pregiati quali il Moscato e il Passito. I capperi, frutti tipici dell’Isola, (oggi IGP) si possono raccogliere liberamente durante le passeggiate, ma questi boccioli non sono gli unici ingredienti della cucina pantesca a essere famosi. Per assaggiare le tipicità dell’isola affidatevi alla cucina dell’osteria Il Principe e il Pirata (località Punta Karace): qui potrete gustare i Ravioli amari con ricotta e menta e i baci, cialde fritte a forma di stella, imbottite di ricotta.

Il ristorante La Vela (Contrada Scauri Scalo) è molto conosciuto per le pietanze che prevedono l’utilizzo congiunto sia dei frutti del mare che di quelli della terra. Un esempio? Pesce al cartoccio con finocchio, menta e pinoli.

Favignana

quello che

quello che c’è… c’è!

Quest’isola delle Egadi ha la forma di una farfalla sul mare ed è nota per il commercio dei tonni che la famiglia Florio portò ai massimi livelli. Ancora oggi, nella tonnara all’imbocco del porto, si possono rivivere le storie della mattanza grazie a un bellissimo museo con visite organizzate. Quello che c’è… c’è! (via Giuseppe Garibaldi, 38) è un piccolo locale gestito da una simpatica famiglia romana che ben si è adattata alla vita isolana. Peculiarità del locale è quella di utilizzare prevalentemente prodotti freschi locali con un menu che cambia giornalmente in funzione del pescato. Passate la mattina per bloccare un tavolo (specialmente in periodo estivo) e scegliere il pesce da consumare a pranzo o a cena.

Prima di tutto però fate colazione presso la Pasticceria FC (via Giuseppe Garibaldi, 28‬): tra un cannolo, una cassatella e un pasticcino sarete invogliati a cominciare di buon umore la giornata, salutati dall’allegria e la gentilezza di Beppe e Lucia.‬ Ottimo anche il ristorante Sotto Sale (via Garibaldi,7), dove cuochi toscani rivisitano le pietanze locali.‬

Marettimo

Marettimo

Marettimo è spesso definita dai suoi visitatori come l’isola più autentica che esista in Mediterraneo: piccola, lontana dalla costa, abitata da un migliaio di anime (perlopiù pescatori), è capace di regalare ancora le emozioni di una vita a ritmi lenti e scanditi dalle battute di pesca e dalla gentilezza del mare. Niente auto, nessuna struttura ricettiva e solo 3 locali dove cenare con menu giornaliero a base di pescato freschissimo. Si mangia abbastanza bene dappertutto: Il Carrubo (Contrada Pelosa 3) ha una bellissima terrazza vista mare con i migliori piatti tipici della tradizione siciliana, tra tutti il cous cous e il pesto alla trapanese. Altra meta obbligata per la colazione è il bar Tramontana (via Scalo Vecchio‬) magari con una splendida granita d’anguria.‬

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