Franciacorta di Joska Biondelli: bollicine per l’estate

16 luglio 2014

L’estate è il momento clou per le bollicine (in realtà ne abuso tutto l’anno ma non ditelo in giro). Pur amando visceralmente le effervescenze d’Oltralpe, mi piace avventurarmi nei tortuosi percorsi del metodo classico nostrano e trovare qua e là prodotti interessanti. joska biondelli è un ragazzo poco più che trentenne con un profondo legame con la viticoltura Caratteristiche per attirare la mia attenzione: personalità, giusta dose di freschezza e acidità senza risultare pesanti e stucchevoli nei dosaggi. Una delle ultime piacevoli scoperte sono i Franciacorta di Joska Biondelli, ragazzo poco più che trentenne a capo di un’azienda giovane da tutti i punti di vista ma che mostra già di avere le idee chiare. Una storia di famiglia che ruota attorno al territorio franciacortino dai tempi del secondo conflitto mondiale: il legame profondo con la viticoltura, ripresa e rivalutata nel segno della qualità da Joska, manager di successo a Londra che, per amore delle vigne di Bornato, dal 2010 tiene sotto controllo ogni fase della produzione. A collaborare ci sono persone valide come l’enologo Cesare Ferrari – una vita dedicata al Franciacorta – coadiuvato da Roberto Ravelli e Diego Uberti, professionisti con decennale esperienza a livello enologico e agronomico.

BIONDELLI_JOSKA BIONDELLI

Joska Biondelli

A prima vista potrebbe sembrare la classica storia del ragazzo di buona famiglia che investe nel mondo del vino, sfruttando le tenute di proprietà, avvalendosi di un dream team al suo fianco e lasciando però le chiavi in mano ai consulenti. Niente di più sbagliato: Joska Biondelli ha un rapporto simbiotico con le vigne, con il territorio, e crede ciecamente nel Franciacorta e nella possibilità di fare prodotti che parlino la lingua del terroir. Crede nella cooperazione tra grandi e piccole aziende, nella valorizzazione di quello che la terra offre, puntando sulla qualità senza compromessi e partendo dalla vigna, non potrebbe essere altrimenti: 10 ettari totali, divisi in 5 appezzamenti posti mediamente a 250 m slm, con esposizione a Sud su terreni morenici, con buona presenza di scheletro, condotti secondo i dettami biologici. In cantina solo vasche di acciaio per la fermentazione per mantenere la purezza degli aromi e la freschezza dell’acidità; successivo affinamento in bottiglia sui lieviti di minimo 24 mesi per il Brut e 30 mesi per il Saten.

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Questi 2 vini, da uve Chardonnay in purezza, sono il suo biglietto da visita, quelli che danno già un’idea della filosofia di Joska riguardo al Franciacorta e a quello che deve essere una produzione di qualità:

Il Brut è praticamente un millesimato 2011, nasce dai vigneti Nave e Paini (il primo fornisce uve più ricche di aromi, il secondo, il più alto sopra i 300 m slm, con più acidità) e ha l’olfatto fruttato e accogliente che l’annata asciutta suggerisce: pesca, nespola, floreale giallo di camomilla, un sottofondo erbaceo a rinfrescare. Il sorso è rotondo, ampio, articolato. Acidità e sapidità arricchiscono una componente fruttata notevole, lasciando la bocca asciutta e pulita. Il dosaggio contenuto di 6 gr/l toglie di mezzo qualsiasi stucchevolezza lasciando spazio ad una piacevole chiusura di liquirizia (marchio di fabbrica vero e proprio dell’azienda).

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Il Saten è quanto di più lontano ci sia dall’immaginario collettivo riguardo la tipologia: niente mollezze, niente concessioni alla morbidezza fine a se stessa. Un Saten verticale, dritto, secco, come difficilmente se ne trovano con i suoi soli 2 gr/l di dosaggio, quasi un Pas Dosé (o dosaggio zero che dir si voglia). La vendemmia è la 2010, interamente dal vigneto Nave, quella d’esordio, e l’olfatto è serio e composto: il tono erbaceo di timo e il sottofondo di idrocarburo è solo l’inizio di un percorso di chiaroscuri dal minerale ferroso e alla polvere pirica fino al fruttato bianco del melone invernale e alla scorza di lime. Bocca austera, bollicina carezzevole e minuta, cremosa e avvolgente. Non è un mostro di struttura e lunghezza ma è pulito e netto, senza compromessi.

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Un ottimo inizio, in attesa del millesimato vero e proprio e del Rosé da sole uve Pinot Nero. La Franciacorta ha certamente trovato un produttore in grado di portare una ventata di novità nella denominazione. E far deviare ogni tanto qualche champagnista incallito come me.

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