La vera storia delle uova alla Benedict

21 luglio 2014

Rintracciare le origini storiche di un piatto è un compito sempre arduo. Difficilmente si riesce a venire a capo di storie nelle quali si fondono tradizioni gastronomiche, ricettari e prove materiali di paternità. Il caso delle uova alla Benedict è uno tra questi. Di certo si sa che a metà del 1800 numerosi ristoranti in America iniziarono a proporre una preparazione composta da un muffin all’inglese tostato, una fetta di prosciutto arrosto, un uovo in camicia e un paio di cucchiaiate di salsa olandese. L'elegante signora LeGrand Benedict, il broker di Wall Street Lemuel Benedict e il popolo francese si contendono la paternità dell'omonima ricetta con le uova. Qual è la verità?  Una delle storie più accreditate lega il nome del Delmonico’s Restaurant a quello della signora LeGrand Benedict che, stanca del solito menu, pregò che le venisse preparata una colazione inusuale, lo chef Charles Ranhofer trovò l’abbinamento tanto ben riuscito che non esitò a inserirlo nel suo libro datato 1894. Altri sostengono che fu il broker di Wall street Lemuel Benedict a richiedere per primo questo piatto (il pane tostato e il bacon sostituivano muffin e prosciutto) nel Waldorf Hotel sempre nel ’94. Lo scopo di questa richiesta? Smaltire più velocemente i postumi di una sbronza. Elizabeth David invece attribuisce natali francesi al piatto: le œufs bénédictine erano disposte su triangoli di pane fritto sormontati da una crema di baccalà e patate. In seguito la ricetta fu modificata per assecondare i gusti americani. Ad avvalorare questa ipotesi ci sarebbe la consuetudine delle lingue romanze di posporre l’aggettivo al sostantivo. Ignorare dove e per mano di chi sia nato questo piatto, per fortuna, non rende questa preparazione meno appetitosa.

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