10 segni evidenti che vivi all’estero da troppo tempo

23 luglio 2014

Vivere all’estero è una decisione più o meno consapevole: c’è chi sceglie ed è felice di essere andato via e chi invece subisce e non fa altro che ribadire cose tipo: “come l’Italia non ce n’è”, vivendo all'estero, anche un italiano cambia le proprie abitudini. A volte in meglio.intendendolo per lo più a livello enogastronomico. Che lo si scelga o si sia costretti, la vita all’estero cambia inevitabilmente la percezione che si ha del cibo e tutte quelle che prima di partire erano solide e patriottiche convinzioni, scemano man mano che passa il tempo all’estero. Ispirati da un divertente articolo pubblicato su swide.com sui vizi acquisiti dagli anglosassoni da troppo tempo in Italia, ecco i segnali che inequivocabilmente indicano che abbiamo vissuto fuori dall’Italia troppo a lungo.

  1. CappuccinoIl cappuccino dopo i pasti. Avete sempre guardato con sospetto, ilarità e anche ribrezzo gli stranieri che, seduti al ristorante, ordinavano un “large cappuccino” dopo una pizza o un piatto di pasta. Poi un giorno, senza che nemmeno ve ne siate resi conti, eravate diventati voi quelle persone. Cercate di convincervi quindi che è solo una questione di abitudine perché poi nello stomaco si mischia tutto. I vostri amici italiani vi prendono in giro, i vostri genitori non vi riconoscono, ma voi  – ora – sostenete si tratti semplicemente di un problema di mentalità: “c’è chi ce l’ha aperta e chi no”.
  2. Vino e pizza? Sì, grazie. Avete spesso pensato – ad esclusione dei gourmet intraprendenti  ed esploratori – che il vino con la pizza non si sposa bene, specie se bianco. Poi avete iniziato ad introdurre i vostri amici stranieri alla vera pizza italiana e per adattarvi alle loro esigenze, avete dovuto cedere e ordinare del vino da accompagnare all’italico alimento, perché spesso fuori si usa così. Avete realizzato quindi, e a ragione, che non è affatto male. Con amici e parenti a casa vi giustificate dicendo che “l’Italia produce alcuni dei migliori vini del mondo e la pizza in fondo è italiana. Cosa c’è di più naturale?”
  3. La colazione ingleseLa colazione dei campioni. Cornetto e cappuccino li trovate, per carità, ma non saranno mai come quelli che sforna il vostro bar sotto casa in quel di Napoli, Roma o Catania. Quindi che fare? Vi convertite alla colazione salata: che sia un sandwich con prosciutto e pomodoro oppure un piatto di salsicce e uova poco importa, meglio questo che una sbiadita imitazione della colazione all’italiana.
  4. Espresso o caffè lungo? L’espresso all’estero è costoso quanto cattivo, quindi esiste solo una soluzione da adottare prima possibile: passare all’Americano, quel caffè lungo e acquoso che ha percentuali di caffeina pari al 2% per tazza grande. Iniziate con uno, poi con due e finite a berne 5 al giorno per ovviare alla mancanza dell’espresso. Che si beve a casa. In Italia.
  5. Pizza egizianaUn cinese che cucina giapponese? Perché no. Prima eravate dell’idea che il cibo cinese potesse essere cucinato solo da un cinese, che il sushi fosse roba da giapponesi, che il vero italiano fosse cucinato solo da italiani. Dopo qualche tempo di vita all’estero cambierete idea. Tutti possono cucinare e preparare tutto, e se il miglior kebab della vostra città adottiva è cucinato da un peruviano, se il pizzaiolo che ci sa fare è egiziano – cosa che succede anche in Italia sempre più spesso – e il maestro di sushi e vietnamita, dove sta il problema?
  6. La spesa 24 su 24. Prima di partire vi ritrovavate a fare spesa alle 19:45, poco prima della chiusura delle casse, o il sabato insieme a mezza Italia, quella che lavora. Oggi? Scendete, anche in pigiama alle 3 di notte, al supermercato sotto casa che è aperto giorno e notte, e non avete l’ansia di correre prima che sia troppo tardi. Nuove prospettive e senza dubbio abitudini decisamente comode. E si fanno pure nuove amicizie.
  7. Pizza a deliveryServizio a domicilio è cosa buona e giusta. In Italia, tranne qualche timida esperienza con la pizza con consegna, non avevate quasi mai sperimentato il delivery via web, nonostante il battage pubblicitario del nuovo sito JustEat. Ma da quando vivete all’estero i servizi con consegna a casa sono diventati il primo bookmark nel vostro browser. E vi piace assaggiare tutto quello che non avevate mai assaggiato prima, per pigrizia o impossibilità, non importa se l’aspetto non è dei migliori. La giustificazione non è la mancanza di voglia, non sia mai, ma la nuova mentalità acquisita. No?
  8. Gli orari dei pasti? Roba vecchia. Prima eravate abituati a mangiare a orari o fasce orarie prestabilite, colazione/pranzo/merenda/cena. Oggi, fuori dall’Italia, mangiate quando avete fame seguendo le classiche abitudini straniere che prevedono non si mangi a orari fissi. La cosa può avere pro e contro, di sicuro si impara ad ascoltare meglio il proprio corpo. Occhio però alle quantità, all’inizio è facile esagerare.
  9. Pane e burroIl pane da solo? Mai più. In Italia e nel vostro primo periodo all’estero il pane al ristorante lo mangiavate da solo, senza nessun condimento. Adesso, inevitabilmente e con una certa soddisfazione, vi siete abituati a spalmarci sopra il burro servito a tavola, o a intingerlo nell’olio messo al centro. Mai abitudine straniera vi conquisterà di più.
  10. La mancia, questa sconosciuta. Da noi lasciare la mancia è un gesto combattuto e fatto a caso. Alcuni riescono a lasciarla in modo spontaneo, molti a malincuore, più spesso si cerca una scusa nel servizio per non lasciarla proprio. La vita all’estero ha messo fine a questo tormento perché la mancia fuori, o si lascia sempre o non si lascia mai. In Inghilterra o negli Usa, per esempio, è parte integrante dello stipendio per alcune fasce di lavoratori, oltre che un segno di rispetto per chi lavora. Attenti però a culture diverse come ad esempio il Giappone. Qui, come anche suggerito dal nostro galateo, la mancia non si lascia mai.

Ma la verità, sotto sotto è un’altra. Quasi tutti gli italiani all’estero, pur se modificando giustamente le proprie abitudini per sposare quelle del paese adottivo, continuano a pensare a casa come al posto dove si mangia meglio al mondo. Diventano amici con i commessi del supermercato italiano e affezionati frequentatori dell’unica, ottima, pizzeria napoletana della città e, soprattutto, restano per sempre proseliti indefessi e orgogliosi della cucina nostrana.

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