Muore Stefano Bonilli, fondatore del Gambero Rosso

4 agosto 2014

Ieri pomeriggio ci ha lasciato Stefano Bonilli, per tutti il Direttore. Con lui il mondo dell’enogastronomia italiana e internazionale perde un pezzo fondamentale della storia del giornalismo di settore, e un uomo di cultura e intelligenza rare. La notizia in serata è rimbalzata velocemente sui telefoni di amici e colleghi, lasciandoci sconcertati. Appassionato di cibi e vini, il giornalista aveva fondato il Gambero Rosso nel 1986, come inserto de Il Manifesto. Negli anni era approdato al web con il blog Papero Giallo e con la rivista  Gazzetta Gastronomica, insieme alla giornalista Elisia Menduni, e altri validi professionisti del settore. Tra i suoi ultimissimi progetti e desideri, un incontro aperto il prossimo 20 e 21 settembre all’Alma di Bologna per discutere insieme a noi, a tutti i suoi colleghi, del futuro della comunicazione gastronomica. Stefano Bonilli Questa perdita lascia una sensazione di vuoto professionale che non fatico a definire incolmabile. La redazione e gli amici di Agrodolce si stringono alla famiglia e ai colleghi di Stefano con questo pensiero.

Stefano Bonilli

Giulia Mancini (autrice di Agrodolce): solo chi conosce le regole, e in parte le ha scritte, può avere il coraggio di metterle in discussione; questo è stato l’ultimo progetto di Stefano Bonilli. Da precursore voleva discutere l’incedere del giornalismo gastronomico, capire verso quali lidi ci stiamo muovendo. Non ha fatto in tempo, è drammaticamente mancato prima, lasciando un vuoto difficile da colmare. Lo conobbi durante il master, era il Direttore, quello con la mazzetta sotto il braccio e il primo iPhone che abbia mai visto. Le sue lezioni erano appassionanti perché piene di trasporto e dense di ricordi, pur sempre rivolte con lo sguardo al futuro senza mai tralasciare il contemporaneo. Ricordo con nitore il suo racconto di quella che amava definire la tavola assoluta italiana, la trattoria Cantarelli di Samboseto. Tavola di cui non ho goduto ma che ho apprezzato attraverso le sue parole, quella come tante altre su cui spronava al confronto senza ergersi giudice ma complice e maestro di penna, pensiero e palato quale era. È stato un privilegio averlo come insegnante. cremona bonilli Alessio Pietrobattista (autore di Agrodolce): Bonilli è stato il mio primo approccio all’enogastronomia. Non lui direttamente, perché in fondo non l’ho mai conosciuto, ma attraverso le pagine cartacee e il forum del Gambero Rosso, dove spesso e volentieri interveniva. Per lui eravamo la Lobby romana, il gruppo di pressione del terzetto Arcangelo-Pagliaccio-Giuda Ballerino, per noi sottovalutati sulla guida. Dopo la sua uscita dal Gambero, l’ho incrociato a eventi dove la sua figura carismatica spiccava tra tanti. “Scusa, vado a salutare il direttore” era la frase più pronunciata al suo ingresso. Perché per tutti era il Direttore. E per me era il Gambero Rosso, una sua creatura nata a immagine e somiglianza del suo pensiero rivoluzionario, un contenitore che ha visto nascere anche il suo blog Papero Giallo, l’antesignano di un modello poi seguito da molti. Un maestro per tanti professionisti che oggi lavorano in questo mondo, una scomparsa che ci ha privato di una grande memoria storica e di una sensibilità futurista fuori dal comune. E ora scusate, vado a salutare il Direttore.

Stefano Bonilli

Massimiliano Valente (presidente GruppoHtml): il nome di Stefano Bonilli è per me, molto tempo prima che editore un appassionato di enogastronomia, legato indissolubilmente a quell’immensa fucina di idee e talenti che è stato il primo Gambero Rosso. Più che una rivista (e tutto il corollario di guide) per noi meravigliati ed entusiasti gourmet di inizio secolo ha rappresentato un punto di riferimento assoluto ed ineguagliato; il luogo dove condividere tra iniziati ciò che oggi è fin troppo inflazionato. Le mie prime esperienze di alta cucina, i miei primi grandi vini e, non ultimo, alcuni dei miei più forti legami d’amicizia sono nati su e grazie al Gambero Rosso. Stefano Bonilli, attraverso quella straordinaria storia editoriale, non ha soltanto contribuito in modo determinante a elevare la qualità dell’alta ristorazione e del buon vino in questo Paese, ha creato un movimento di opinione che dagli appassionati si è trasferito agli addetti ai lavori fino alla critica. La stessa variegata critica che oggi, attraverso strumenti di diffusione più o meno nuovi, tenta con fatica e reverenza di prenderne il testimone.

Stefano Bonilli

Alfonso Isinelli (storico, autore di Agrodolce): il primo ricordo che mi viene in mente, correva il 1986, era l’attesa mensile per quel supplemento, grande di formato e affascinante nella grafica: Gambero Rosso, diretto da Stefano Bonilli. Lo attendevo e lo divoravo, come le cronache calcistiche di Brera e le recensioni teatrali di Franco Quadri (le altre due grandi passioni della mia vita). Poi vennero le guide, soprattutto quella dei ristoranti, severissime e urticanti le prime edizioni; il primo incontro casuale con il Direttore, sarà stato il 1994, da Bacco in Via Arco del Monte, in cui manifestai alcune perplessità su voti e giudizi. Ricordo il suo sguardo, probabilmente pensò che fossi un marziano. Poi le prime grandi cene di presentazione della guida all’Hilton e le discussioni sul forum in difesa del meglio della giovane ristorazione romana, cosa che fece guadagnare ad un gruppo di giovani appassionati il suo imprimatur di Lobby romana. E dopo vennero gli anni della collaborazione alla guida dei ristoranti. Il nostro rapporto era stato sempre molto formale: timido io, molto sulle sue lui.

Ma negli ultimi tempi si era sviluppato un rapporto di stima, forgiato da due serate di lunghe chiacchierate sulle colline di Torriana, ospiti di Fausto e Stefania, nella incantata dimensione di Spessore. L’ultima volta in pizzeria, tavoli vicini ma separati, lui che mi domanda in un vuoto di memoria chi fosse il segretario del PD prima di Renzi, e poi giù quattro chiacchiere divertite. Ieri ho saputo della sua morte, seduto ad un desco con amici: gli ho subito dedicato un calice. Sono sicuro che ne sarà stato felice.

Stefano Bonilli

Arcangelo Dandini (ristoratore): “Bonilli sta al cibo come Veronelli al vino“, l’ho scritto sul mio secondo libro di ricette, dedicandogli un paragrafo. Quest’anno mi sarebbe piaciuto fargli fare un’intervista da due giovani giornalisti per far conoscere al mondo enogastronomico la genesi e il percorso che ci ha portato fin qui. Parlare col Direttore era sempre una scoperta. Apparentemente burbero, discreto, visionario, ha creato dal nulla qualcosa che ha dato impulso a tutti noi, un modo di leggere e di lavorare al meglio nella ristorazione. Per quello che mi riguarda terrò nel cuore le nostre chiacchierate e il suo sorriso. Ad maiora semper, Stefano!

Stefano Bonilli

Fabrizio Pagliardi (ristoratore): ero in un ristorante del centro, ancora contabile appassionato; al tavolo accanto al mio c’era Stefano Bonilli. Mi presentai per quello che ero, un suo lettore. L’ho conosciuto meglio nel tempo, ho cambiato lavoro, ma sono sempre rimasto un suo lettore. Oggi lo ringrazio per tutto ciò che ha scritto, dire che essere stato un suo lettore ha cambiato la mia vita è dire l’ovvio. Se non avessi letto per anni il Gambero rosso di Stefano Bonilli, non è detto che oggi farei questo lavoro o forse lo farei in modo diverso.

Lorenzo Sandano (food writer): “per sempre figli del Gambero Rosso, ora orfani del suo Direttore. Orfani di Stefano Bonilli”. Sono le prime parole che mi ronzano in testa, a freddo, dopo una notizia che ha letteralmente scioccato questo settore e che mi/ci ha fatto passare una domenica molto brutta. Non posso fare a meno di pensare che per un ragazzetto appassionato come me, al tempo neanche maggiorenne, l’unica guida consultabile era quella del Gambero Rosso. Ma la storia del Direttore aveva già tracciato nuove rotte: il suo Papero Giallo, la breve collaborazione con Dissapore, gli eventi organizzati sul web e uno spirito di iniziativa invidiabile, che osservato da un pivellino entusiasta come me era semplicemente tutto, pura linfa vitale. Poi quella prima ed unica opportunità: l’incontro reale e in carne ed ossa, fuori dal web, durante la presentazione dei primi volumi della collana “Cucinare Insieme” di Annalisa Barbagli. Una serata che non scorderò mai. Osservo in questo momento quel libro bianco di ricette, poggiato sulla mia mensola in camera, che riporta una piccola dedica e mi piange il cuore, perché abbiamo perso un grande di questo mondo e personalmente sono consapevole di essere nato solamente grazie a quello che lui è stato in grado di costruire in passato.

Stefano Bonilli Lorenzo Sandano

La più grande soddisfazione per me è stata forse proprio quella di aver scambiato con lui conversazioni mature e costruttive negli anni e soprattuto negli ultimi tempi, faccia a faccia, sull’eventuale progresso del nostro settore: pensieri a tratti condivisi che mi fecero rendere conto della sua considerazione nei miei confronti ma che mi fanno stare ancora più male oggi, pensando al suo progetto di Nuova Editoria Enogastronomica programmato per Bologna fra poco meno di un mese. Un incontro che avrebbe coinvolto tutti noi in qualcosa di bello e moderno, come lui era riuscito spesso a fare nel suo percorso. Penso che la scomparsa così improvvisa e dolorosa di Stefano ci debba aiutare a saper creare un sistema, a credere nella forza della nostra passione, delle nostre idee, come ha saputo fare lui. Grazie di tutto Direttore: in alto cucchiaio e forchetta, ci si vede presto per l’ennesima esperienza con le gambe sotto il tavolo. Chapeau!

Stefano Bonilli e Massimo Bottura

Alessandro Meo (autore di Agrodolce): come moltissimi appassionati, i miei primi ricordi di Stefano Bonilli sono legati alle letture del Gambero Rosso, prima come supplemento al Manifesto, poi come indiscusso faro della cultura enogastronomica del nostro paese. Poi ho avuto la fortuna di conoscerlo: le discussioni intavolate sul forum del Gambero Rosso, le polemiche con la Lobby romana, gli incontri nella saletta dei venti della Città del Gusto, la sfida dei tortellini nel suo ufficio dai fratelli Roscioli, gli incontri casuali nei ristoranti di Roma. Tutte le volte che l’ho incrociato, ho sempre visto nei suoi occhi quel lampo di curiosità di chi ha in mente un’idea, un progetto, una cosa da fare. Ho fatto un po’ di fatica a non essere intimidito dalla sua aria un po’ burbera, all’inizio, ma poi bastava ascoltarlo due minuti, mentre raccontava la sua ultima scoperta o un ricordo della sua adolescenza per entrare in intimità con lui. E poi ti guardava sempre negli occhi, come se volesse capire le emozioni che suscitavano le sue parole. Ho sognato di lavorare con lui, ma non ho mai avuto il coraggio di propormi. Lo ricorderò come una persona coraggiosa, onesta, che aveva molte idee e conosceva le parole giuste per raccontarle. Buon viaggio, Direttore.

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