Tutti gli chef di Taste of Roma 2014

2 settembre 2014

Sinfonie gastronomiche e improvvisazioni d’autore: è fin troppo semplice prendere in prestito il gergo musicale per raccontare Taste of Roma 2014, la quattro giorni culinaria che avrà luogo dal 18 al 21 settembre tra i Giardini Pensili dell’Auditorium Parco della Musica di viale Pietro de Coubertin 30. i grandi chef capitolini si riuniscono a taste of roma dal 18 al 21 settembre E già si scaldano i motori per questa terza edizione che attende al varco la nutrita schiera di gourmet capitolini, ormai scongiurate le paturnie da prova costume. Tra incontri ravvicinati con i grandi chef nell’Electrolux Theatre, lezioni di cucina, gli assaggi al buio del Blind Taste e le bottiglie del Wine Caveau, quest’anno la rassegna di stelle diventa sostenibile, impegnandosi nella lotta allo spreco. E promette grandi soddisfazioni per i palati più esigenti, diventando espressione corale della vivacità dell’alta ristorazione romana, pur lasciando spazio agli assoli creativi dei volti che ne disegnano l’identità. E allora scopriamo insieme i protagonisti in cucina, gli chef. Tra conferme e new entries.

  1. Francesco ApredaFrancesco Apreda. Un napoletano a Roma. Classe 1974, a soli 19 anni trova lavoro all’Hotel Hassler, che ne segnerà la carriera in cucina. Da giovane commis a capo partita, fino al ritorno trionfante in città nel 2003 per assumere il ruolo di Executive chef dell’Imàgo, cha da allora non ha più lasciato. In mezzo Londra e la voglia di migliorarsi, i ristoranti stellati e la parentesi giapponese del Cicerone, il ristorante dell’Imperial Hotel di Tokyo. Una tecnica impeccabile che valorizza le basi della tradizione italiana con significativi spunti internazionali gli vale nel 2008 la prima stella Michelin.
  2. Heinz BeckHeinz Beck. Non avrebbe bisogno di presentazioni l’elfo buono dell’alta ristorazione capitolina, con il suo invidiabile (e interminabile) palmares di riconoscimenti. Tre luccicanti stelle Michelin e una solida carriera ventennale presso La Pergola del Rome Cavalieri lo identificano come una star indiscussa della gastronomia mondiale. Uno stile inconfondibile che raggiunge l’equilibrio perfetto tra rigore e creatività e la meravigliosa vista sul Cupolone di cui si gode seduti alla tavola della Pergola rendono la cena presso questo ristorante un’esperienza memorabile. È inarrestabile: volto del progetto Gemelli@Fornelli del Policlinico di Roma, ora lo trovate anche a Dubai e prossimamente a Tokyo.
  3. Cristina BowermanCristina Bowerman. Continua ad andare controcorrente l’unica donna del gruppo. Partenza da Cerignola, una laurea in giurisprudenza nel cassetto e studi in Arti Culinarie oltreoceano; a San Francisco si avvicina per la prima volta ai fornelli di una cucina professionale. Dal 2006 volto e anima di Glass Hostaria, che in 4 anni ha portato a ottenere la prima stella Michelin con un personale approccio scientifico alla materia gastronomica. Donna, cuoca, leader e imprenditrice di successo è diventata case study alla Bocconi, grazie al coraggio di essere diversa.
  4. Danilo CiavattiniDanilo Ciavattini. Il giovane chef viterbese, classe 1980, ha avuto un maestro d’eccezione in Salvatore Tassa, affiancandolo tra le colline di Acuto per 3 anni, in qualità di sous chef. Dal 2007 Danilo procede per sé e la scuola de Le Colline Ciociare, insieme a una formazione cosmopolita che risente dell’influenza finlandese, francese e austriaca, si fa sentire in cucina; è alla guida del ristorante Enoteca La Torre di Villa Laetitia dal 2011, dopo l’esperienza presso il Grand Hotel Boscolo di via Veneto a Roma.
  5. fabio ciervoFabio Ciervo. Un anno nella campagna inglese per respirare l’atmosfera di quel Waterside Inn che detiene le tre stelle da ben 26 anni: è così che può vantare un’esperienza a fianco del grande chef Michel Roux, il giovane cuoco campano che oggi dirige la cucina del ristorante Le Terrazze dell’Hotel Eden di Roma. La curiosità è la chiave di volta di una ricerca gastronomica che privilegia leggerezza e genuinità, pur esprimendosi al meglio nel contesto internazionale di un hotel prestigioso.
  6. Riccardo di GiacintoRiccardo di Giacinto. Nasce nel 1976 nella provincia romana. La testa (e il cuore) in cucina fin dall’adolescenza, lega il suo nome sulla scena gastronomica capitolina a quello del ristorante All’Oro. Non prima però di aver scoperto l’avanguardia internazionale a fianco di Ferran Adrià e Marco Pierre White. Aperto nel 2007 nel quartiere bene dei Parioli, All’Oro è all’inizio un affare di famiglia, una piccola creatura (solo 20 coperti) che Riccardo gestisce insieme alla moglie Ramona e a sua sorella. Una stella Michelin nel 2010, l’anno successivo si aprono le porte dei Jeunes Restaurateurs d’Europe. E dal 2012 All’Oro diventa grande e si trasferisce all’interno del The First Luxury Art Hotel.
  7. Giuda BallerinoAndrea Fusco. Tra i nomi della vecchia guardia capitolina, nonostante la giovane età, di Andrea Fusco colpisce l’approccio divertito (e divertente) alla cucina. Romano di Roma, è alla guida del Giuda Ballerino, il ristorante del quartiere Tuscolano che parla la lingua del territorio, rielaborato a partire da uno studio approfondito dei piatti classici della tradizione locale. Docente di cucina, il suo approccio ludico ai fornelli non deve far dimenticare un solido bagaglio di competenze tecniche.
  8. Anthony GenoveseAnthony Genovese. Classe 1968, nasce in Francia ma sin dagli esordi in cucina manifesta un grande attaccamento alle origini calabresi. Il suo percorso professionale è costellato di colossi dell’alta ristorazione: stellati francesi, l’Enoteca Pinchiorri di Firenze, il Ristorante Rossellinis di Ravello. Nel 2003 arriva nella Capitale per non lasciarla più (e i gourmet romani gliene saranno sempre grati); intraprende l’avventura del ristorante Il Pagliaccio con l’amica e pastry chef Marion Lichtle, ma non dimentica le suggestioni respirate in giro per il mondo, in una riuscita fusione tra cucina italiana, tradizioni orientali e visione internazionale che gli vale due stelle Michelin.
  9. Roy CaceresRoy Solomon Caceres. Lo chef colombiano è uno spot per la multietnicità: nato a Bogotà, nonno siriano, romano d’adozione. Se il mix di influenze culturali così distanti ispira l’approccio creativo di uno chef, non può che scaturirne un risultato unico nel suo genere. Dopo un inserimento non proprio facile in Italia, che Roy attraversa in lungo e largo approfittando per collezionare nuovi sapori, nel 2001 entra a far parte della grande brigata del Pellicano di Porto Ercole. È l’inizio di una luminosa carriera nutrita dall’emotività con cui il commensale è chiamato ad interagire: nel 2010 Roy apre Metamorfosi, rivelandosi al mondo gastronomico.
  10. Giulio Terrinoni completa il piattoGiulio Terrinoni. Nato a Fiuggi, figlio d’arte, da subito si avvicina alla ristorazione d’hotellerie. Matura la prima esperienza romana di rilievo presso l’Hotel Sheraton. Ma l’incontro significativo risale a qualche anno più tardi, quando con Angelo Troiani decide di dar vita al progetto Acquolina. Nascosto in una stradina del quartiere Fleming di Roma Nord, il ristorante propone al pubblico romano una cucina di pesce elaborata con fantasia e grande tecnica. Applausi. E la prima stella Michelin già nel 2009.
  11. angelo troianiAngelo Troiani. Marchigiano, romano d’adozione. Grandi nomi sul suo percorso, come quello del maestro Igles Corelli, nel 1990 avvia con i suoi fratelli il Convivio, da allora sicuro approdo dei gourmet capitolini. In più di vent’anni di attività l’insegna di vicolo dei Soldati non cede il passo alla stanchezza, confermandosi protagonista della ristorazione romana, insignita nel 2008 della prima stella Michelin. Presta consulenza in molti ristoranti di successo ed è promotore di numerose iniziative a sfondo educativo.
  12. Daniele UsaiDaniele Usai. Classe 1977, lo chef del Tino rappresenta Ostia, che con qualche licenza potremmo definire la propaggine marittima di Roma. Prima di far ritorno alle origini, però, Daniele lavora al fianco di Gualtiero Marchesi presso l’Albereta Relais & Chateaux di Erbusco, poi al Moma di Roma e di nuovo lontano da casa a Londra. Dal 2005 lavora al Tino su prodotti stagionali che identificano un territorio sospeso tra le ambizioni di una cucina di mare e radici di un passato agricolo. È forte l’attenzione al vino, con una carta di 120 pagine che costituisce un vanto per il ristorante.

I commenti degli utenti