Trans-Umanza Tour: docu-fiction sul ritorno alla terra dei tempi moderni

2 settembre 2014

Mangiare bene è sempre più sinonimo di nuovo stile di vita e questo oggi ha sempre più spesso a che vedere con ritmi più lenti e la creazione di un sistema economico alternativo, più sostenibile, trans-umanza tour racconta in 6 puntate 6 aziende che praticano l'agricoltura familiare più allineato con le stagioni, con la terra, con i ritmi naturali. Sentiamo sempre più spesso parlare di ritorno alla terra e di contadini; molti di noi hanno almeno un amico che ha deciso di riprendere in mano vecchi terreni di famiglia oppure di acquistarne e dedicarsi a una vita più agricola: proprio su Agrodolce vi abbiamo raccontato di splendidi esempi come la cascina Barbàn e lo zafferano di Rosso, ma nel nostro Paese oggi se ne cominciano a contare davvero tanti. Il progetto Trans-Umanza Tour, una docu-fiction in 6 puntate, 6 come le aziende e le esperienze raccontate, si colloca proprio in questo panorama, quello della nuova agricoltura familiare, celebrata tra l’altro dalle Nazioni Unite proprio nel corso del 2014.

Transumanza

Il gruppo folk genovese Vito e le Orchestrine ha intrapreso un viaggio particolare, un giro per aziende agricole italiane in una sorta di ritorno verso casa, dalla Basilicata alla Liguria, offrendo lavoro e musica in cambio di vitto e alloggio: è insomma entrato nella rete del wwoofing, un circuito nato negli anni ’70 dall’idea di una segretaria londinese, e che oggi mette in contatto migliaia di aziende agricole in tutto il mondo. La finalità del Wwoofing è quella di creare, o meglio ricreare, un’economia basata sulla fiducia e su formule antiche, come il baratto, mettendo in rete la comunità globale sostenibile e chi ne vuole entrare a far parte, grazie al riutilizzo di saperi antichi e tecniche agricole mai morte, supportate da una tecnologia sicuramente migliore rispetto a quella del passato.

Trans-Umanza

Abbiamo fatto due chiacchiere con il regista, Valerio Gnesini, bolognese e grande camminatore. Ci ha raccontato che l’idea di questa docu-fiction è nata dalla sua personale curiosità per questo nuovo mondo che sta emergendo piano piano, un po’ in punta di piedi, ma che esiste e, volente o nolente, sta cominciando a farsi sentire: “Questa nuova tendenza e moda del biologico, che avvertivo sempre più presente anche nella mia quotidianità, mi ha incuriosito e ho voluto approfondirla, così ho scoperto un mondo nuovo, quello dell’agricoltura familiare. Io sono un camminatore, mi piace camminare in montagna, per le valli e i borghi; il nostro bellissimo territorio è sempre più abbandonato, ha bisogno di persone che se ne prendano cura, queste nuove realtà contadine sono perfette per la cura del paesaggio, che deve essere ripreso e vissuto dalla gente”.

Trans-Umanza

Valerio ci racconta di essere rimasto molto colpito dalla quantità di persone che stanno facendo un passo indietro, che hanno deciso di tornare a condurre uno stile di vita più lento che “però non è esattamente uguale a quella che facevano i contadini di una volta, oggi abbiamo la tecnologia dalla nostra parte, che ci aiuta, da un lato a fare rete e dall’altro a lavorare in maniera meno faticosa rispetto al passato.”

Trans-Umanza

La finalità di Trans-Umanza è quella di raccontare chi sono i nuovi contadini e come si approcciano all’agricoltura, per capire anche le loro diversità, basate su svariati fattori: culturali, territoriali, ambientali, climatici, regionali, personali. La scelta è stata quella di raccontare queste realtà attraverso l’esperienza di un gruppo folk alle prese con il wwoofing: loro offrivano lavoro e concerti in cambio di vitto e alloggio, come fa chiunque scelga questo tipo di esperienza (concerti a parte).

Trans-Umanza

Ci spiega ancora Valerio: “Ho scelto il gruppo Vito e le Orchestrine perché li ho visti suonare e li ho amati subito; ho pensato che il loro approccio alla musica e all’arte fosse in perfetta sintonia con quello che volevo raccontare nella serie. Un altro aspetto che mi ha affascinato è stato il passato contadino di Vito, il cantante”.

Trans-Umanza

Le 6 aziende raccontate non sono state scelte a caso: 6 fattorie che rappresentano altrettante regioni italiane, ognuna delle quali con una particolarità che la differenzia dalle altre. Il percorso vuole offrire uno spaccato il più vario ed eterogeneo possibile su queste realtà, solo apparentemente uguali fra loro per dimensioni e colture curate “le ho scelte in modo che fossero diverse l’una dall’altra, come sono diverse le persone che le animano e le loro storie”, conclude Valerio Gnesini.

I commenti degli utenti