Avanzi: il fenomeno della doggy bag

12 settembre 2014

Dall’America abbiamo importato davvero di tutto: dalla tradizione della festa di Halloween al modello dei fast food; dalla showgirl Wendy Windham all’abitudine di mangiare orribili pizze ordinate al telefono. la doggy bag, la pratica di portare a casa gli avanzi, è poco diffusa nel nostro paese Abbiamo abbracciato ogni novità come fosse una sana rivoluzione alla monotonia, con la speranza di sentirci tutti più a stelle e strisce entro fine giornata. Tuttavia resiste ancora quel retaggio italico secondo cui, prima di compiere una determinata azione, bisogna assicurarsi che non sia criticata dalla massa o che comunque non ci veda nessuno quando la facciamo. Insomma: spesso ci comportiamo come dei provinciali. Non importa quanto buona sia l’azione; se fa alzare il sopracciglio, non si fa. Anche se ce lo dicono gli ammerigani. È questa la regola che ha determinato l’insuccesso della doggy bag nel nostro Paese, almeno fino a poco tempo fa.

doggy bag

Facciamo un passo indietro: la doggy bag, letteralmente borsa per il cane, è comunemente usata in molti paesi per evitare lo spreco nei ristoranti. Tutto quello che non viene consumato dal cliente, può essere confezionato e portato a casa. anche se il nome la vorrebbe destinata al cane, il contenuto della doggy bag di solito è mangiato da chi va al ristorante Si chiama borsa per il cane ma, quasi sempre, quel povero animale continuerà a mangiare i suoi sani croccantini mentre il padrone si delizia con il filetto ordinato la sera prima. Quindi la doggy bag non è nulla di più che chiedere di incartarci quello che non abbiamo mangiato. A eccezione della pizza, chiedere gli avanzi in Italia farebbe imbarazzare noi, il cameriere e tutti i vicini di tavolo. Una volta fuori dal locale saremmo più discussi di una coppia VIP, questo perché siamo ancora legati ai concetti tipici del dopoguerra, più sprechi e più sei signore: ma per favore! Probabilmente non tutti ci siamo accorti di essere nel pieno di un’inversione di tendenza in cui lo spreco di cibo non ci rende persone migliori, anzi. La storia della cucina italiana ci insegna che siamo capaci di non sciupare il cibo e di saperlo riutilizzare, ma sembra valere solo per la cucina casalinga. Mangiare al ristorante è da sempre percepito quasi come un momento di elevazione sociale. Andare via con la doggy bag, striderebbe.

Contenitore di alluminio

Anche la Cassazione si è interessata all’argomento, tanto da ribadire come l’asporto degli avanzi sia pratica comune in molte nazioni e che quindi anche in Italia deve essere consentita. I ristoratori non possono tirarsi indietro e, pure se non previsto dalla legge, non devono borbottare in caso di richiesta. Finalmente inizia a farsi strada anche per noi il modello americano anti-spreco, giusto in tempo per prepararci all’imminente Expo che ci sta descrivendo come il Paese migliore al mondo circa la conoscenza delle buone pratiche alimentari. Sarebbe poco carino farci trovare tutti con le mani nel sacco mentre buttiamo via intere porzioni di cibo. Bisogna superare arcaici schemi sociali e guardare alle reali esigenze contemporanee. Voi che ne pensate?

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