Milano: abbiamo provato Mariù, la kebabberia gastronomica

25 settembre 2014

La nonna si mette ai fornelli e prepara il kebab. Niente di strano: che la globalizzazione non sia soltanto legata ai fast food americani è ormai chiaro da alcuni anni. siamo stati all'inaugurazione di mariù, kebabberia in zona porta romana Nel grande calderone delle migrazioni si sono amalgamate tradizioni lontane e locali e in Italia non è insolito pranzare con un kebab o una porzione di felafel. Perché allora non provare ad arricchire il panino con ingredienti italiani? A Milano, da qualche giorno, il kebab si accompagna con il gorgonzola, con la salsa tonnata, con la cipolla rossa di Tropea e con il patè di olive: ha aperto Mariù, kebabberia gastronomica del gruppo Foodation, a due passi da Porta Romana, in viale Sabotino al numero 9. I primi panini sono stati serviti il 23 settembre, sera dell’inaugurazione a cui siamo stati.

Mariù

Ci si mette in fila alla cassa e, nell’attesa di poter ordinare, si riceve un piccolo menu con cui imbrigliare la propria creatività: bisogna scegliere fra il kebab di pollo, di vitello o di seitan vegetariano; fra il pane arabo, la puccia salentina, la piadina classica e quella con olio extravergine di oliva. gli ingredienti da aggiungere a piacimento spaziano dai friarielli al guacamole, dai capperi alla crema di zucca Poi ci sono gli ingredienti da aggiungere a piacimento, fino a 4 per un panino standard da 4,90 € a 7,90 € (a seconda di pane e carne; per ogni aggiunta oltre le 4 , calcolate 0,75 €). Il rischio di sforare è alto: come decidersi fra la cipolla rossa e la salsa allo yogurt, i friarielli, il guacamole, i capperi, la crema di zucca e molto altro? Ci sono anche aggiunte speciali, come la crema di tartufo e lo stracchino, per cui si chiede di aggiungere un altro euro. Affrontato menu e ordine, ci sediamo ai tavolini chiari per addentare il nostro panino: pane arabo, kebab di vitello, rucola, capperi e salsa tonnata. L’ultimo ingrediente è più un’impressione che un sapore vero e proprio, ma la carne si rivela saporita e morbida, il pane croccante al punto giusto anche se privo di note particolari: in entrambi i casi, come in realtà per ogni ingrediente in vendita, i fornitori sono italiani, anche se non si tratta di prodotti artigianali.

Mariù

Superato con successo il primo approccio, decidiamo di sfidare la ‘nduja, racchiusa in un guscio di puccia pugliese con kebab di pollo, pomodoro e patè di olive: a farla da padrone è ovviamente il piccante, che però è efficacemente bilanciato dalla freschezza delle olive e dei pomodori affettati. Purtroppo la puccia (come in seguito la piadina con carote, vitello e stracchino che abbiamo assaggiato) non si rivela croccante come avremmo gradito. Esclusi però questi dettagli, da Mariù si può essere certi di scoprire buone carni e abbinamenti piacevolmente inediti. I clienti sono anche invitati a scegliere la composizione preferita: verrà esposta in una piccola cornice, per fornire una facile ispirazione ai successivi avventori. Una soluzione semplice per la creazione di un menu condiviso.

Anche il servizio, come nelle kebabberie tradizionali, è affidato in gran parte ai clienti, invitati a ritirare da soli il panino dal pass della cucina e a sparecchiare il proprio tavolo una volta finito il pasto – ovviamente rispettando la raccolta differenziata, visto che tutti gli utensili sono riciclabili o biodegradabili. I costi si mantengono così bassi, alla portata di studenti e lavoratori, senza intaccare la qualità del prodotto. Il fast-food, superata l’era industriale dei vassoi di plastica e dei panini uguali in tutto il mondo, si riscopre nella partecipazione e nelle nuove tradizioni locali.

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