Marta in cucina: potere ai giovani

2 ottobre 2014

Essere giovani non è facile in Italia. Ancora più difficile essere cuochi giovani in Italia. Bisogna avere una grande forza di volontà, voglia e passione, umiltà, disponibilità a muoversi per imparare. E poi quando arriva il momento, se arriva, di prendere le redini della cucina, si pongono i dilemmi: che fare? Aprire un proprio ristorante oppure mettersi ai fornelli di un locale altrui? E ancora: quale cucina fare? Che percorso seguire? Mille sono gli stimoli, tante le trappole, facile la via, almeno all’inizio, di stupire a ogni costo senza originalità, con il serio rischio di stufare velocemente. Oppure restare ancorati alle proprie radici, al territorio, stando attenti anche qui a non limitarsi a un copione standardizzato. E fa piacere, girando per l’Italia, riscontrare vivacità, coraggio, piacere di sfidare e sfidarsi.

Marta in cucina

Per esempio a Reggio Emilia, da qualche mese, in centro, al posto di una nota trattoria lentamente decaduta, ci sono tre ragazzi trentenni: Marta Scalabrini, Ivan Giglio, Giorgio Falzarano. Tutti sono arrivati ai fornelli da percorsi altri, differenti: la moda, il teatro, la sociologia. Il fuoco della cucina li ha presi dopo, fra ricordi familiari e il piacere della buona tavola: il nome del ristorante è un omaggio a chi, forse, ci ha messo più voglia, Marta in cucina (vicolo del Folletto 1/C, Reggio Emilia).

marta in cucina

È veramente un locale appena aperto, work in progress: l’idea, che se ci torni tra qualche mese, anche la disposizione della sala potrebbe essere diversa. Marta in cucina è il luogo dove assaggiare alcune specialità realizzate con grande talento e stretto legame con la tradizione La cucina vive di qualche ingenuità (le lumache, pur buone, sono circondate da un orto, imperante concessione alle mode, che non aggiunge nulla) e di qualche imprecisione (la fracassata di coniglio manca di succulenza). Ma quando si centra il legame con la tradizione, i risultati convincono e non poco. Sia nella filologica rappresentazione della lasagna al ragù reggioemiliano (nonna docet!), che nel divertente omaggio allo street food regionale, dalla piada allo gnocco fritto, passando per l’erbazzone, servito su una lavagna d’ardesia con tanto d’indicazione geografica segnata con il gesso. E ancora il dolce pan, salam, fichi e lambrosc, da golosa merenda regionale. Il lambrusco, scelta da un piccola carta, ovviamente in divenire, a prezzi da osteria d’antan, vi farà compagnia perfetta lungo il pasto. E fa grande piacere, avvertire l’entusiasmo, la voglia, l’attenzione, che ci mettono. Da ritornarci, sperando nel saranno famosi.

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