Istruzioni per l’uso: come sopravvivere al Salone del Gusto

16 ottobre 2014

Prestate la massima attenzione: quelle che seguono sono le istruzioni per affrontare il Salone del Gusto e tornare a casa vivi e senza troppi traumi. Sì, perché il Salone di Torino non è una cosa per principianti: dalle intercettazioni telefoniche dei soliti ben informati si è scoperto che la scelta di allestire l’evento in modalità biennale serve per far riprendere in tempo tutti i partecipanti, pronti per affrontare una nuova impresa due anni dopo. Agrodolce vuole bene ai suoi lettori e ha preparato un elenco dei pericoli più comuni in cui ci si può imbattere.

  1. follaPronti, partenza, via! La confusione all’apertura dei cancelli non supera di certo il marasma del Vinitaly (il quale è paragonabile al caos delle mucche che scendono dai carri bestiame) ma le dimensioni e il senso di dispersione vi faranno sentire come i genitori che accompagnano le figlie adolescenti al concerto di Violetta. Siamo alla decima edizione e ancora non abbiamo capito da quale diavolo di porta bisogna entrare.
  2. Non ti allargare. 80.000 mq di allestimenti. Sì, ottantamila, divisi tra 1218 espositori. Non a caso vi stiamo aiutando con una guida alla sopravvivenza, quindi scendete dai tacchi, abbandonate i mocassini e indossate le scarpe da running. Se tutto va bene, a fine giornata avrete dei glutei tonici. Prima però preoccupatevi di capire da che parte andare. Non girate come se foste balle di fieno trasportate dal vento, piuttosto studiate i percorsi e datevi delle priorità. Sappiate sin da subito che le cose che lascerete per ultime saranno quelle che non vedrete mai.
  3. Cantine da chefPrenotati. Anche le televendite di Giorgio Mastrota ce lo dicono sempre: prenotati subito o rimarrai senza. Anche al Salone vige la stessa regola, se vuoi partecipare a uno degli oltre 200 appuntamenti. Io ho prenotato oggi un fantastico laboratorio del gusto sulle verdure da minestrone, peccato sia previsto per il 2016 perché per quest’anno sono arrivato tardi. Bisogna scattare.
  4. L’imbarazzo della scelta. Sopraggiunge però un problema ancora più grande prima della prenotazione, cioè: cosa bisogna vedere? Ecco un breve elenco delle cose da fare: Laboratori del Gusto, lezioni di cucina, tour, appuntamenti a tavola, mixology, Eat-in, incontri di pizza e pane. Insomma, non stupitevi se lì in mezzo ci trovate anche la vostra vicina di casa che tiene qualche lezione. Chiarirsi le idee e scegliere un momento a cui prendere parte necessita che voi sfruttiate qualche giorno di ferie per leggere l’elenco dei tanti appuntamenti. Quasi sempre si impiegano 2 ore per scegliere cosa fare per poi scoprire che si tiene nel giorno e nell’ora in cui non potrete essere presenti: dramma.
  5. Salone-del-Gusto_02I mitici espositori. Ogni sorta di prodotto fa capolino sui banchetti degli espositori provenienti da tutta Italia, ma che dico, da tutto il mondo. La confusione creata dai visitatori potrebbe anche essere tollerabile se non fosse che, puntualmente, questi si piantano davanti a stand che offrono cibo. In questo caso dovete solo riuscire a evitare una cosa: gli scontri fisici. Siate superiori per una volta, seppur affamati.
  6. Diventa socio Slow Food (ma anche no). Il rischio di imbattersi in volontari disposti a raccontarvi di quanto sia bello mangiare slow è alto quasi quanto quello di trovare una coppia di testimoni di Geova dietro la porta alle 11 del mattino. Superate l’intralcio sorridendo senza fermare il passo. Prima o poi capiranno che non eravate interessati.
  7. bombettaLa piazza dedicata allo street food. Mano al portafoglio: si mangia! Questo è uno degli angoli fiera più gettonati. Un po’ meno piacevole è la coda che bisogna affrontare per recuperare 2 bombette pugliesi e un pezzo di focaccia di Recco. Questo posto potrebbe essere l’ideale per una piacevole pausa dove riprendere fiato e affrontare una nuova area del Salone. Attenzione però: sono tutti stanchi e affamati quanto voi, forse anche di più.
  8. Dissetarsi. Non manca da bere al Salone: un’enoteca con mille etichette e una sfilza di birrifici tutti schierati per soddisfare ogni vostra voglia di luppolo. A breve termine l’alcol genera effetti diversi in base al soggetto. Se dopo un bicchiere vi sentite più stanchi, allora cercate una fontanella e lasciate stare gli alcolici. Diversamente, voi più tolleranti, cercate di non molestare troppo cantine e birrai, altrimenti rischierete di essere accompagnati all’uscita.
  9. Fuori Salone. Una volta fuori dai padiglioni espositivi, i meno esperti pensano che sia finito tutto. Ma come si fa a non godere di una bella città quale Torino durante uno degli eventi enogastronomici più attesi? Ecco che parte la ricerca spasmodica di ristoranti e locali da provare o dove è possibile incontrare il foodie di turno in trasferta. Questa ricerca sarà più dura di quella fatta al Salone per trovare il latte di capra del contadino che ha insegnato ai suoi animali a mungersi da soli. E oltre che più difficile sarà anche meno divertente.
  10. terramadreSaluti. Finita l’esperienza del Salone del Gusto torneremo a casa doloranti, coi i piedi a pezzi e senza più un filo di voce, sprecata per osannare il piccolo produttore di turno e il grande chef dietro i fornelli. Tuttavia saremo felici perché abbiamo avuto l’occasione di vedere quanto di buono ci sia intorno a noi. Il fastidio arriva quando poi non lo troviamo da nessun’altra parte.

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