Report e il commercio alimentare tra Usa e UE

20 ottobre 2014

Archiviato il capitolo sui lati oscuri della pizza, Report torna alla carica con un argomento decisamente più complesso, che passa per i massimi sistemi della politica Internazionale ma che in qualche modo, finisce nel nostro piatto. L’inchiesta è sul Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership), un trattato sul commercio tra Europa e Stati Uniti che vorrebbe aprire e facilitare lo scambio di merci tra i due continenti annullando molti costi ma che sta ponendo non pochi dubbi circa i risvolti negativi che potrebbe apportare sulla qualità dei prodotti agroalimentari, la carne tra tutti.

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Renzi la definisce una scelta strategica e culturale ma buona parte dei parlamentari non sa di cosa si tratta. Questo non ci stupisce, visto che molto spesso, la materia agroalimentare in politica è stata affrontata con grande incompetenza. Nonostante tutto, siamo il Paese dell’eccellenza a tavola e il Ttip potrebbe seriamente comprometterlo. Ma in che modo? La parola chiave è tracciabilità. Il mercato americano ha tirato su i suoi consumatori senza educarli alla conoscenza di cosa mangino davvero. Un americano, ad esempio, non sa se mangia cibi contenenti OGM (Organismi Geneticamente Modificati) o carne di animali allevati con ormoni e antibiotici. La legge non prevede una severa etichettatura, ne obbliga l’industria a produrre con certi standard qualitativi.

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Per l’Europa è differente. Anche se non abbiamo etichette estremamente chiare, la politica ha sempre fortemente contrastato e ora vietato la penetrazione di prodotti OGM o la vendita di carni allevate con uso massiccio di ormoni e si è sempre posta con un atteggiamento di difesa nei confronti del consumatore, cercando di tutelare la salute di quest’ultimo. Se c’è una cosa su cui l’Italia vuole, può e deve essere chiara, è la trasparenza del comparto alimentare; purtroppo a livello mondiale giochiamo la partita quasi da soli perché siamo forti e gli unici a saper produrre con certi standard.

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Due approcci molto diversi per due Continenti che ora si stanno chiedendo se adottare strategie comuni. A spingere per un modello americano, intervengono anche le grandi industrie dell’Agrosystem che trarrebbero non pochi benefici dalla possibilità di produrre un cibo più di massa e meno controllabile. Diverse volte è emerso dalla trasmissione di Rai3 che i vertici europei escludono la possibilità che i prodotti americani non conformi alle discipline agoralimentari europee possano varcare il confine. Non possiamo esserne certi ma è quello che ci auguriamo.

Il supermercato

A poter fare la differenza in questo complesso dibattito, possiamo essere noi consumatori, con le nostre scelte nella corsia del supermercato. A volte ci dimentichiamo che quello che mangiamo è frutto di scelte personali, collettive e anche politiche. Bisognerebbe tenerlo sempre a mente prima di scegliere senza guardare l’etichetta e farsi delle domande. A poter schiarire le idee in merito alla gestione americana dei prodotti agroalimentari, sarebbe da leggere il libro Il dilemma dell’onnivoro di Michael Pollan – editore Gli Adelphi (14€). Non è solo una lettura ma una presa di consapevolezza di quello che potrebbe diventare il nostro cibo.

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