Delirium Tremens, appunti di una wine killer: intervista a Cristiana Lauro

21 ottobre 2014

Il vino è certamente una cosa seria ma non per questo deve annoiare. Dopotutto accompagna i momenti piacevoli della vita di tutti, porta gioia, godimento, leggerezza. Affascina, seduce, conquista più di qualsiasi altra bevanda. abbiamo intervistato cristiana lauro in occasione dell'uscita del suo primo libro, delirium tremens Allora perché renderlo così complicato? Perché raccontarlo in termini aulici e utilizzare descrittori aromatici che solo chi possiede nasi e palati eruditi è in grado di riconoscere?  È quello che si chiede Cristiana Lauro, stimata consulente e incallita ma raffinata bevitrice di vino, nel suo primo libro Delirium Tremens, appunti di una Wine Killer. Leggero come una farfalla ma pungente come un’ape, il libro è una raccolta di racconti caricaturali e riflessioni taglienti sul mondo del vino e i suoi attori. Senza peli sulla lingua ma col sorriso sulle labbra, Cristiana mette nero su bianco alcune considerazioni che tante volte ci sono balenate in mente e che non abbiamo mai avuto il coraggio di dire, perlomeno in occasioni ufficiali. Sono le riflessioni di una bevitrice seriale, una wine killer, o per dirla con le parole di Roberto D’Agostino (autore della prefazione del libro) di una scrivente alcolizzata. L’abbiamo intervistata proprio in occasione della presentazione del libro, in programma per mercoledì 22 ottobre alle 20.30 presso il Bebop di Roma (via Giuseppe Giulietti, 14).

Cristiana-Lauro-ritratto-2

Cristiana ti riconosci nella descrizione di Roberto D’Agostino?
Una volta il gastroenterologo mi ha chiesto se bevevo a sufficienza. Gli ho risposto che cerco di fare del mio meglio, ma solo più tardi ho realizzato che si riferisse all’acqua. Scherzi a parte, sono una persona enormemente timida. Tutto ciò che sono oggi è la conseguenza del bisogno di vincere la mia innata timidezza patologica. Anche le mie passioni sono nate così. Il vino è una di queste e forse è quella che mi ha aiutato maggiormente“.

Cosa rappresenta per te il vino?
Io non mangio mai senza un buon bicchiere di vino. È il mio più grande interesse. È espressione di cultura, di come l’uomo riesca a educare e condurre la natura secondo le proprie necessità“.

Nel tuo libro scrivi “Credo che esista un focolaio di follia occulto nella testa degli appassionati di enogastronomia”. Di cosa si tratta?
La passione per i buoni vini e il buon cibo non è banale. Gli individui che la coltivano non sono mai persone ordinarie, hanno sempre qualcosa da dire e una spiccata sensibilità per i dettagli. Poi magari sono dei gran rompiscatole a tavola ma sono mossi da una grande curiosità. È indubbiamente una follia attraente, ma spesso sfocia nell’eccesso, diventa mania. È lì che ci si rende antipatici, perché si vuole a tutti i costi fare gli intellettuali con qualcosa di estremamente materiale. Non voglio invitare al pressappochismo, ma alla levità, all’esperienza, allo svago“.

bicchiere di vino

Enogastropazzi, scrocconi, palloni gonfiati: come si fa distinguerli dai professionisti al primo sguardo?
Non è difficile, parlano decisamente troppo, senza rispetto. Sputano sentenze sul lavoro delle persone senza nessuna sensibilità. Se ne incontrate qualcuno, scappate più lontano che potete“.

Nel libro accosti frequentemente e in modo ironico il vino al sesso: cosa hanno in comune?
Sono le mie più grandi passioni a patto che entrambi siano: divertenti, buoni e che mi lascino il desiderio di riprovarli“.

In Delirium Tremens descrivi il momento della scelta del vino al ristorante come un momento critico. Perché? Come farla diventare una gioia?
La scelta di un vino è sempre una responsabilità perché è difficile carpire e mettere d’accordo i gusti di tutti. È facile scivolare nella figuraccia. Non ho ancora trovato una soluzione, perché di solito toppo. Io stessa faccio fatica ad adeguarmi, per questo mi piace bere da sola al bancone“.

cracco carlo

Nel libro abbini un vino a ogni stereotipo maschile, dall’erotomane all’intellettuale critico e complessato. Ora facciamolo con le persone reali: che vino abbineresti a Carlo Cracco?
Un vino impostato, tendenzialmente antipatico, ma migliore di come appare. Un Vintage Tunina“.

E a Chef Rubio?
Non lo conosco. Non vedo la tv da 5 anni“.

A Massimo Bottura?
Colto, intelligente, buono e costoso. Un Brunello di Montalcino Riserva Poggio di Sotto. Oppure, più banalmente, un Monfortino di Conterno“.

Per Antonella Clerici?
Un vino genuino, burroso, popolare, frizzante e scoppiettante: un Franciacorta Guido Berlucchi Cellarius Millesimato“.

Carlin Petrini?
Un guru, intellettuale e contadino: lui è un Trebbiano di Valentini“.

Matteo Renzi?
Necessariamente sintetico, diretto, gradevole, efficace: un Tignanello“.

Il vino aiuta a scrivere di vino, offre questi e tanti altri spunti. Divertenti, leggeri, diversi. Benvenuta “porno-mania dell’alcol”(cit. Roberto D’Agostino).

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