Salone del Gusto: pro e contro dell’evento gastronomico più grande che c’è

26 ottobre 2014

Domenica del Salone del gusto, quindi una domenica che cade qui a Torino ogni due anni. Il Lingotto è gonfio di visitatori manca un giorno alla chiusura dei lavori del Salone del gusto. Facciamo qualche riflessioneche già da venerdì erano stati stimati oltre gli 80.000. Un successo annunciato, per la manifestazione che senza dubbio supera tutte le altre a tema gastronomico per: grandezza, imponenza, quantità dei prodotti e produttori, giornalisti italiani e internazionali, cuochi, sponsor e così via. Prima di arrivare alle giuste conclusioni è meglio aspettare martedì mattina e l’arrivo dei comunicati ufficiali di chiusura lavori. Ma intanto, visto che siamo qui, vogliamo esibirci nel gioco del pro e contro, esercizio utile per la lettura di ogni aspetto della vita. Salone incluso.

Salone del gusto

Pro

Il Salone del gusto è fatto per imparare. Che tu sia qui per rimorchiare le delegate danesi, mangiare la pizza da Spizzico o conoscere nuovi amici, non puoi davvero non imparare almeno una cosa piccolina sul mondo del cibo. Gli occhi si riempiono di immagini e colori, il naso è esposto a ogni genere di profumi e la bocca non fa altro che assaggiare, masticare, elaborare. Poi per caso capiti davanti a una lezione sugli orti, sul miele, sul consumo consapevole e volente o nolente qualcosa ti rimane. Così come ti rimangono le spiegazioni del cuoco alla scuola di cucina nel padiglione 5, o quelle appassionate del giovane agricoltore toscano al 2, e così in avanti.

Bambini e orti

Al Salone del gusto ci sono i bambini. Tanti bambini. E si divertono, ascoltano attenti, assaggiano e dicono la loro opinione, stimolati da chi li guida nel percorso. Il Lingotto Fiere per loro è il paese dei balocchi: gelati, cioccolata, biscotti, ma non solo. Gli orti per esempio, le lezioni a loro dedicate per imparare a conoscere la frutta, la verdura, gli animali, perché qualcuno non ha mai visto un pollo e crede veramente che nasca al supermercato, nelle scatole di polistirolo espanso.

le signore del mercado da ter..

Il padiglione di Terra Madre. Centinaia di produttori provenienti da tutti i paesi del mondo vengono in Italia per raccontare una storia che non conosciamo, la loro o del loro prodotto. Sono belli nei loro costumi tradizionali, sorridenti e grati a Slow Food più di quanto non lo siamo noi che ce l’abbiamo in casa. Dal Patanegra spagnolo alla salsiccia ungherese di mangalica, dal caffè ugandese al fagiolino svizzero, e poi il Gelso del Pamir (Tajikistan), il Melsa tea (Sri Lanka), i Vini turchi, e molto altro.

L’organizzazione. Vi rendete conto di cosa può voler dire organizzare in due anni il Salone del gusto di Torino e Terra Madre? Stiamo parlando di un’impresa simile allo sbarco sulla luna, per questo davvero bravi tutti. Bravi gli operatori della sala stampa, sempre disponibili e sorridenti, bravi tutti i ragazzi degli istituti alberghieri che lavorano ininterrottamente alle scuole di cucina, alle degustazioni, agli stand dei produttori. Bravi gli eroici giornalisti della comunicazione Slow Food che non ti fanno mai mancare un’informazione. E soprattutto bravi a quelli che operativamente seguono l’avvicendarsi delle centinaia di eventi quotidiani all’interno del Lingotto.

Contro

File

Le biglietterie sono davvero poche. Pochissime. Nelle giornate di grande affluenza si soffre a lungo prima di poter entrare. Ad onor del vero, la digitalizzazione del biglietto già attuata da Slow Food avrebbe dovuto snellire il disagio al botteghino, ma l’Italia non è ancora pronta a digitalizzarsi la vita, quindi forse c’è ancora bisogno di qualche sportello in più. Così come sarebbe forse il caso di studiare un sistema d’acquisto diverso agli stand, dove il visitatore in effetti compra più di quanto si immagini. Un esempio su tutti: non si può pagare con il bancomat quindi i due sportelli interni al Lingotto son presi d’assalto e le file sono, anche qui, infinite.

Cibi di strada

I Cibi di strada scarseggiano. Farinata, farinata, farinata, qualche focaccia di Recco e quella classica genovese. Poi le olive ascolane, tigelle e piadine, cacciucco, fritti misti di pesce, e poco più. La piazza del cibo di strada non è rappresentativa della infinita varietà italiana in quanto a street food ma soprattutto molti di questi cucinieri – bravissimi per carità – li si è trovati praticamente a tutte le edizioni, per non dire a tutte le manifestazioni di Slow Food. Pochissime le novità. Partendo dal presupposto che lo spazio non permetta di invitare tutti i rappresentanti del nostro cibo di strada, alcuni di noi assidui frequentatori avremmo piacere di veder girare negli anni qualche altra realtà nazionale, e ce n’è tante. Molti commenti sono stati spesi poi sui prezzi, a dire il vero un po’ alti: da 5.50 € per 5 piccole crocchette di patate e baccalà ai tranci di pizza proposti dentro Terra Madre al prezzo di 5 €.

sala salone del gusto

Le scuole di cucina sono troppo esclusive: sugli 80.000 visitatori stimati ad oggi, solo 25/30 sono i posti per gli auditori delle scuole di cucina dove si alternano gli chef più bravi di Italia e del mondo. Creare una classe così ristretta permette di seguire la lezione con molta tranquillità. Si assaggiano i piatti, si parla con lo chef, davvero un’esperienza esaltante. Peccato però che fuori dalla sala, sono in 79.975 ad appannare il vetro e schiacciare il naso contro la parete per vedere qualcosa. Sono quelli che non si sono ricordati circa 3 mesi prima di scorrere il programma e prenotare perché, già a quel tempo, i corsi più interessanti erano esauriti. Ecco, magari vista l’affluenza, si può creare un pubblico di un centinaio di persone che anche se non assaggeranno tutto, almeno ascolteranno, impareranno e avranno l’occasione di riflettere.

Al netto dei Pro e Contro, direi che i Pro sono infinitamente più pesanti, in termini di irrinunciabilità e valore sociale, quindi qualche disagio siamo ben disposti a viverlo per questo grande evento. Naturalmente se siete o siete stati a Torino per il SdG e avete ulteriori osservazioni, siamo qui per ascoltarvi.

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