5 mercati rionali per scoprire l’anima popolare di Roma

3 novembre 2014

Sono passati più di cinquant’anni da quando Aldo Fabrizi, il pescivendolo,  battibeccava con fare colorito con la bella fruttarola Anna Magnani: “aranci freschi di Sicilia” urlava la donna con la sua procacità verace, mentre il suo vicino di banco si prodigava in astute moine per far colpo sulle clienti del mercato a suon di spigole e arzilla. il mercato rionale a roma è una delle anime più veraci della città Era il 1943 e Mario Bonnard portava sul grande schermo la romanità di Campo de’ Fiori, lo storico mercato popolare di cui oggi resta traccia (nella versione edulcorata per turisti) tra le bancarelle che ogni mattina si affollano intorno alla statua di Giordano Bruno. Prima ancora era stata la volta di piazza Navona, al tempo in cui, in una Roma pontificia e cosmopolita dedita al commercio, si ritrovavano i contadini delle aree limitrofe, pastori e allevatori di bestiame, artigiani e ambulanti, tutti insieme attori di un colorito mercato cittadino.

Anna Magnani

Anna Magnani

Oggi che nelle zone più centrali la romanità verace ha lasciato spazio al folklore, il vero spirito popolare si esprime al meglio nella dimensione dei mercati rionali, spesso periferici ma non per questo meno genuini e anzi improntati a una multietnicità che è parte integrante della Roma del XXI secolo. Ognuno ha raccolto a suo modo l’eredità del passato e racconta la storia di una città che ama la buona tavola, i prodotti contadini che arrivano ogni giorno dalle campagne laziali, il pescato fresco del litorale, la sapienza dei macellai che custodiscono un patrimonio di ricette tradizionali sempre attuali.

Mordi e vai, il panino di Testaccio

Mordi e vai, il panino di Testaccio

Nel frattempo una naturale evoluzione che passa dal crescente interesse per la gastronomia locale, i prodotti a km 0 e il cibo di strada, ha spinto molti commercianti a diversificare l’offerta, strizzando l’occhio a soluzioni gourmet e interpretando la moda dello street food con nuove formule da mercato, dove la convivialità è all’ordine del giorno. E allora avventuriamoci in un viaggio tra le diverse anime del mercato rionale, scoprendo insieme i nostri 5 mercati preferiti della Capitale.

Mercato Trionfale

Mercato Trionfale

Storico. Quello che si visita oggi, con i suoi 273 banchi, è ancora il più grande mercato rionale della città, anche se il fascino della storica sede, aperta su viale Giulio Cesare già alla fine dell’Ottocento, è stato rimpiazzato dalla moderna struttura in vetro e cemento inaugurata nel 2009. I frequentatori abituali – un bacino d’utenza ancora prevalentemente rionale, nonostante la fama – ne hanno però guadagnato in comodità (c’è persino un parcheggio sotterraneo), grazie a un progetto che privilegia la suddivisione merceologica, con i banchi disposti in corridoi fin troppo ordinati per generi alimentari. Ma l’ampia varietà di scelta e l’offerta di prelibati prodotti gastronomici è davvero impagabile: ci sono frutta e verdura a km 0 degli agricoltori della Coldiretti, distese di pescato del giorno, una macelleria di carni Chianine, la boutique del fungo, il box per gli appassionati di stoccafisso e baccalà e la rivendita di porchetta d’Ariccia fin dal 1940. Attività tradizionali, come la bottega del casaro e la pasta fresca all’uovo del box 229 (commovente la parata di quadrucci, maltagliati, fettuccine e ravioli pronti per essere tuffati nell’acqua), convivono con proposte più attente all’alimentazione moderna, tra farine prive di glutine e riso biologico. Il premio golosità spetta a mieli e prodotti di apicoltura della Mielara. Non abbiate paura di perdervi.

Mercato Esquilino

Mercato Esquilino

Multietnico. Più noto come mercato di Piazza Vittorio la sua collocazione geografica all’interno della città ne influenza sapori, profumi, colori. È qui che si arriva a colpo sicuro per trovare un frutto dal nome incomprensibile scovato su una ricetta esotica da portare ostinatamente in tavola per stupire i commensali, ma anche per godere del piacevole trambusto di un suq arabo o dei colori sgargianti del mercato galleggiante di Bangkok. un trionfo di colori, sapori e odori esotici, dove scovare ingredienti introvabili altrove Accolti da un pungente aroma di spezie e dal rumore sordo dei coltelli che battono la carne, si accede all’interno dell’Ex Caserma Sani, dove nel 2001 sono stati trasferiti i banchi che animavano i giardini della piazza adiacente. Cambia la clientela, prevalentemente africana, indiana, cinese e filippina, come i commercianti: un piccolo nucleo di pizzicagnoli e pescivendoli romani convive con i banchi di frutta, ortaggi, frutta secca e carne halal dei venditori stranieri (ma romani d’adozione), e non è raro leggere di malanzane, cikoria o faggioline (sic) in offerta, nelle curiose storpiature di una lingua ibrida. Stupisce la varietà e la sovrabbondanza di verdure dalla forma inconsueta accatastate in piramidi opulente fin quasi a coprire chi sta dietro al banco: ampalaya, okra, syta, kalabase e mille varietà di peperoncini freschi. Ma anche sacchi di iuta ricolmi di riso e legumi, e spezie macinate: a tutti l’anziano speziale risponde con un cantilenante “Inshallah”.

Mercato Latino

Mercato latino

Popolare. Ospitato nelle struttura coperta ristrutturata da qualche anno al centro della vivace piazza Epiro, rifornisce il popoloso quartiere Appio. Con una storia che affonda le radici all’inizio del Novecento, oggi tra i 56 banchi allineati su due file, lungo il tragitto che conduce da una parte all’altra della piazza, si respira ancora l’atmosfera genuina e rilassata di un rione popolare, con le massaie che indugiano a fare quattro chiacchiere con il macellaio e il profumo di pane casareccio nell’aria. Alcuni anziani coltivatori laziali, un laboratorio di pasta all’uovo, diversi fornai e la macelleria dei Fratelli Giovannini, che propone un’ampia offerta di carni pronte per essere cucinate, restituiscono il piacere di una spesa fondata sulla semplicità. Poi, al box 25 e 26, c’è la formaggeria di Francesco Loreti, un paradiso dell’eccellenza gastronomica casearia, che può vantare una selezione di formaggi (molti a marchio Dop) rintracciata sul territorio nazionale con significative incursioni in Francia e Inghilterra. Molti anche i salumi di piccoli produttori e le ricercatezze gourmet in vendita, consegna a domicilio o degustazione per i fortunati partecipanti agli aperitivi spesso organizzati dalla Formaggeria.

Mercato di Testaccio

Mercato di Testaccio

Universitario. Dopo il clamore e le polemiche suscitate dal trasferimento che qualche anno fa costrinse lo storico mercato di piazza Testaccio a traslocare in una moderna struttura coperta proprio di fronte agli spazi dell’ex mattatoio, oggi il nuovo spazio di via Galvani brilla di luce propria, distinguendosi sulla scena cittadina per il suo dinamismo, la frequentazione giovane e la qualità dell’offerta gastronomica. il mercato di via galvani brilla per qualità dell'offerta gastronomica e per la varietà Per fortuna ancora legato all’anima popolare del quartiere che lo ospita, sono diversi i motivi validi per visitarlo: gli storici banchi di frutta e verdura, la luminosa struttura che accoglie al centro un’area pranzo a libero accesso per gustare le prelibatezze appena acquistate, il curato Spaccio di Emanuela che propone utensileria per la cucina dal gusto retrò, gli oggetti di design di 20MQ, un’offerta per il pranzo dall’incomparabile rapporto qualità/prezzo. A cominciare dalla gastronomia romanesca di Sergio, che rapidamente si è conquistata un posto nel cuore dei buongustai capitolini: Mordi&Vai è sinonimo di panino con l’allesso di scottona, ben intriso degli umori del brodo e condito con una spettacolare salsa verde. Per le varianti basta chiedere: picchiapò, carciofo alla romana e pecorino, polpette al sugo, trippa e proposte del giorno. Per chi non sa rinunciare alla pasta c’è la lavagna del giorno del laboratorio artigianale Le Mani in pasta, mentre al dolce ci pensa Dess’art, la pasticceria siciliana di Costanza, tra cannoli, cassate e torte dal gusto casalingo.

Mercato Parioli

mercato parioli

Retrò e chic. Perché parlare di un mercato che non conta più di 20 banchi? Perché l’insieme di chioschi dal fascino retrò di viale Parioli costituisce un unicum in città e nonostante le ridotte dimensioni custodisce alcune tra le proposte di cibo di strada più interessanti degli ultimi anni. Penalizzato da una posizione non proprio ottimale, non lontano dall’Auditorium e dalla Moschea di Roma, un’atmosfera non propriamente popolare rispecchia l’inclinazione del quartiere bene dei Parioli. Il mercato vive due vite: alcuni banchi protraggono infatti l’apertura fino alla mezzanotte, trasformandosi all’ora dell’aperitivo. Così accanto al banco di frutta e verdura dove una signora operosa pulisce fagiolini e imbusta in pratici sacchetti un minestrone dell’orto, fa bella mostra di sé la macelleria dell’azienda agricola biologica San Bartolomeo, famosa per l’allevamento a terra di polli, tacchini e conigli in libertà. Da poco più di un anno Silvio Marsan, fondatore dell’azienda, ha intrapreso con lo chef Christian Aloisi un’attività di street food di qualità, proprio accanto al banco macelleria: alette di pollo fritte e piccanti servite in cartoccio, polpette di patate con prosciutto di pollo, mezzelune ripiene e tanti altri sfizi tutti biologici da mangiare con le mani. Ma c’è anche la birreria artigianale che apre nel pomeriggio per vendita e consumo al tavolo e il gelato di Steccolecco: sorbetti alla frutta e creme a base di latte in forma di ghiacciolo artigianale e pancali di riciclo per sedersi.

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