15 cose che fanno arrabbiare un romagnolo a tavola

10 dicembre 2014

I romagnoli, in generale, hanno un carattere bonario e hanno fatto dell’accoglienza la loro bandiera, ma quando si parla di cucina rasentano il maniacale e possono diventare intolleranti. Aperti a ogni tipo di esperienza, se si tratta di cibo guardano con sospetto novità e contaminazioni: sono disposti ad assaggiare, ma poi sono propensi a tornare alla tradizione e ci sono cose sulle quali proprio non si transige. Molte sono quindi le cose che davvero fanno arrabbiare un romagnolo a tavola. Ve ne proponiamo 15, con un paio di inossidabili verità.

  1. Pranzo con amiciPer tutti i romagnoli, in pratica, il cibo e la buona cucina sono sinonimo di gioia e condivisione e questo ci porta dritto dritto alla prima delle cose che i romagnoli non sopportano a tavola: la fretta che ti fa chi sparecchia non appena finito un piatto. La tavola ha i suoi tempi, un pranzo non è solo ciò che si mangia, ma è anche chiacchiere, relax e un buon bicchiere di vino bevuto in tutta calma. La fretta è nemica della convivialità e poi, dopo una pausa, si può sempre ricominciare a mangiare.
  2. Mangiare di fretta ci fa arrabbiare così come mangiare in piedi davanti a un food track in strada o ad un fast food. A meno che non si tratti della signora che utilizza prodotti del territorio per preparare piadine. In questo caso il romagnolo fa pace con la sua anima slow e si dispone in file ordinate fuori dal chiosco.
  3. Le porzioni. Le nonne romagnole insegnano: se il cibo finisce vuol dire che non era sufficiente per tutti i commensali. Le porzioni non possono perciò essere scarse e nemmeno giuste, devono per forza essere abbondanti. Da questa certezza nasce la prima verità: l’alta cucina con porzioni giustamente piccole per permettere lunghe degustazioni non ha vita facile in Romagna.
  4. I cappelletti in brodo di capponeLa tradizione è il porto sicuro in cui approdare la domenica a pranzo. Due in particolare sono i piatti che non possono mancare e su cui ogni romagnolo ha un’opinione: le tagliatelle al ragù e il ripieno dei cappelletti. Potete star certi che, almeno una volta l’anno, saranno oggetto di intense discussioni.
  5. A proposito di cappelletti: chi confonde tortellini e cappelletti ha la capacità di mandare in bestia un romagnolo: in Romagna si fanno i cappelletti, rigorosamente in brodo, i tortellini li lasciamo all’Emilia!
  6. Ma con gli emiliani siamo pienamente d’accordo almeno su una cosa: gli spaghetti al ragù, i cosiddetti spaghetti alla bolognese, sono una trappola per turisti, un insulto per il ragù che scivola via senza trovare nulla che lo trattenga.
  7. Le tagliatelle al ragù bolognese sono pronteParliamo del ragù: la cottura deve essere lenta e non inferiore a tre ore e il suo colore deciso. Il sugo pallido va bene per l’ospedale, diceva un vecchio adagio romagnolo.
  8. Inoltre il condimento deve essere abbondante: una volta finite le tagliatelle il sugo deve essere sufficiente per fare la scarpetta. Senza avrete rovinato il pranzo a qualsiasi romagnolo, pure per quelli a dieta.
  9. Piadina romagnolaPane/simbolo dei romagnoli, la piada, è la regina delle tavole da Forlì a Rimini passando per Ravenna. Sostenere che la piadina si fa anche a Bologna è più grave di una bestemmia. Inconcepibile poi il pensiero che a qualcuno possa non piacere.
  10. I piatti della tradizione romagnola sono semplici, non troppo elaborati e hanno sapori ben definiti. Per essere soddisfatto, quando un romagnolo si alza da tavola, deve avere ben chiaro in testa cosa ha mangiato. Questo ci porta a un’altra verità: la cucina fusion non ha speranze. E in Romagna con piatto fusion si intende anche una semplice pasta mari e monti.
  11. Per fare andare di traverso il pasto alla maggior parte dei romagnoli basta lavorare per sottrazione: un pasto non è da considerarsi tale se a tavola non sono presenti la forma, cioè il parmigiano reggiano, e il pane.
  12. rustidaIl pane è protagonista anche della grigliata di pesce. Una rustida non è tale se il pesce non viene protetto da una panatura di pane grattato e aromi prima di essere arrostito sulla brace.
  13. Il brunch è un concetto incomprensibile per un romagnolo: come si fa a sostituire il pranzo, magari proprio quello della domenica, con un buffet di torte salate e panini dolci? Ma cos’è, siete impazziti?
  14. E poi dai, andiamo, il buffet? Mettersi in fila e riempirsi il piatto non fa per noi: le portate vanno servite in ordine, non tutte insieme e senza dover fare a botte per metterle nel proprio piatto.
  15. coppia veganaInfine la cucina vegana. Timidamente qualche ristorante vegano sta sorgendo anche in Romagna, ma non scherziamo: centro insostituibile della nostra cucina è lui, il maiale. Le verdure? Ottime come contorni e da sole solo se stai male con tanto di domanda: “Perché mangi verdure? Stai male?” Così per dire.

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